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L’idiozia dell’Imam di Colonia e l’islam della danza del ventre
Postato il Gennaio 23, 2016 Attilio De Alberi 0

“Uno dei motivi per cui gli uomini musulmani violentano o infastidiscono le donne è per come vanno vestite. Quando se ne vanno in giro mezze nude e profumate, accadono certe cose. E’ come buttare olio sul fuoco“. Così ha dichiarato, papale papale all’emittente russa Ren TV Sami Abu-Yusuf, iman di Colonia commentando l’attacco in massa contro diverse donne da parte di un piccolo esercito di uomini della sua stessa fede nella notte di Capodanno.

Tanto per cominciare, quello che in realtà butta olio sul fuoco è proprio lui. Ci riferiamo al fuoco dilagante dell’islamofobia. La sua dichiarazione è un bel regalo a tutti coloro, Salvini & Le Pen style, che non aspettano altro che dichiarazioni del genere per attaccare il “diverso” e in questo caso l’Islam. Senza alcun distinguo.

Cominciamo però proprio con un distinguo molto importante. Chi è questo Sami Abu-Yusuf? Non è un iman qualsiasi. E’ considerato un elemento ultra-conservatore vicino al movimento salafita (quello responsabile, tra le altre cose, dell’assassinio di Vittorio Arrigoni). Peraltro da anni sarebbe sotto osservazione dell’Ufficio Federale per la salvaguardia della Costituzione del Nord Reno-Vestfalia. Non tutti gli iman la pensano così. E non tutti i mussulmani attaccano indiscriminatamente le donne bianche profumate e con pochi vestiti addosso. Quindi, per quanto sembrerà banale: non facciamo di tutta l’erba un fascio.

L’Islam, come il Cristianesimo e la religione ebraica, contiene tante cose, tanti atteggiamenti diversi. Abbiamo scoperto, per esempio, che in certe culture mussulmane va benissimo rivolgersi a una donna con l’espressione Mashallah! (‘Che Allah protegga la tua bellezza’), in altre è assolutamente off-limits. La cultura mussulmana ci ha dato il burka, ma anche la danza del ventre, visto che si parla di donne “mezze nude”. Ci ha dato DAESH, ma anche le Primavere Arabe e i blogger in Arabia Saudita (presi a frustate). La cultura cristiana ci ha dato il Ku Klux Klan, ma anche Papa Francesco. Quella ebraica ci ha dato gli ultra-ortodossi sionisti, ma anche una Naomi Klein.

Comunque ha fatto molto bene, sul fronte politico, il deputato dei verdi Volker Beck, esperto di difesa dei diritti dell’uomo, ad esporre denuncia contro l’imam per istigazione pubblica a commettere reato.

Perché, ovviamente, questo troglodita, ha gettato olio su un altro fuoco: quello della mentalità retrograda di un certo tipo di maschio, purtroppo non solo musulmano. In pratica, il ‘santo’ uomo ha giustificato gli attacchi da parte degli uomini contro le donne dando la colpa alle vittime stesse. Però ricordiamo come, anche recentemente, questo tipo di ragionamento è stato utilizzato per scagionare certi stupratori anche in Italia, come se le vittime se la fossero cercata. E’ un classico.

Ovviamente, il nostro iman di Colonia, se crede veramente nelle sue parole, non si è affatto integrato nella nostra cultura (o almeno nella sua parte migliore). E non è il solo.

Ci viene in mente la nostra recente visita a Molenbeek, il quartiere arabo di Bruxelles, subito dopo i fatti di Parigi – l’architetto dell’attacco terroristico e i famosi due fratelli co-autori del blitz venivano proprio da qui. Fu necessario un interprete per intervistare l’iman – anche capo di tutti gli iman del Belgio. Codesto, peraltro persona molto aperta e intelligente, non è certo paragonabile al collega di Colonia, ma vive in una cultura francofona dal 1982, suvvia! La mancanza d’integrazione avviene a vari livelli.

E questo ci porta a una domanda molto importante: fino a che punto è possibile l’integrazione? Dobbiamo insistere su questo punto o altrimenti capire, e accettare, che in molti casi è più realistica una convivenza di modi di vivere e pensare diversi?

Ne abbiamo discusso a lungo con Don Luca Favarin, il prete rosso che si dedica all’accoglienza dei profughi nel Veneto leghista, e siamo giunti alla conclusione che insistere sull’integrazione a tutti i costi non funziona. Dobbiamo accettare, per esempio,  che un tot di ragazze mussulmane se ne vadano in giro col velo e che si rifiutino di bere alcool o andare in discoteca. Ovviamente non possiamo accettare predicozzi da parte di mussulmani contro donne profumate e in mini-gonna.

P.S. E’ interessante osservare che all’università di Bagdad ai tempi di Saddam Hussein, sanguinario dittatore sì, ma anche fautore di un Islam laico, la maggior parte delle studentesse andavano a lezione senza velo e minigonna. Le cose sono radicalmente cambiate con il nuovo regime a prevalenza sciita (introdotto da Bush & Co.) e molte ragazze si sentono quasi in dovere di presentarsi in velo. Le minigonne sono ahimè scomparse. Non abbiamo dati sull’uso dei profumi.

 

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