In caso di apocalisse- poesie di Giulia Bertotto, recensione di Biagio Propato

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19/10/2019 Redazione Cultura

In caso di apocalisse Di Giulia Bertotto

EscaMontage -Poesie e aforismi

 

Recensione di Biagio Propato

 

Leggendo i versi della silloge di Giulia Bertotto si nota subito la presenza di sintagmi dilatati in combinazioni lessicali insolite legate da un ritmo stringato e da una valenza semantica  non propriamente in sintonia con le scelte della poesia tradizionale, e naturalmente si viene traghettati in campi differenti, che vanno da quello filosofico a quello scientifico e di pari passo a quello dello Spirito, della  “creazione”, come lo stesso titolo un po’ ironicamente  sintetizza.

 

Linguaggio interessante, dunque, che costringe ad allargare la visione del lettore attento e preparato a leggere la pagina poetica  abituale senza dover necessariamente ricorrere a impennate di arguzia per realizzare un piano di comprensione fuori dalle categorie, eslege, come nel nostro caso.

 

Associazione biologica

di un fungo e un batterio

patto simbiotico eterotrofo

mutuo scambio evolutivo

sopravvive solo stando insieme per sempre

Voglio fare lichene con te.”

 

Le tensioni filosofiche, teologiche, teosofiche, le pulsazioni, le vibrazioni, navigano tranquillamente nei versi di questa scrittura , che galleggia, che va nel profondo, senza mai temere i mulinelli, gli scogli o i richiami ammalianti di Sirene, Naiadi, Driadi e di muse ispiratrici, per affrontare con chiarezza e razionalità, questioni e dogmi religiosi rimasti  irrisolti nei millenni, e possibilità di cosmogonie che tengano conto delle immense possibilità dello Pneuma, nel suo” Bereshit”,  nel suo “Arche’, senza dicotomie pascenti nel deserto delle idee terrestri, verso un oceano ossimorico, che sovrasti le umani parcellizzazioni, anatomizzazioni.

 

Ogni cosa ha il suo cominciamento e la sua presenza  nel mondo dell’impermanenza, la sua fine e un nuovo cominciamento, nella inevitabile “Entropia” ,  nell’, “Apocalisse ”

l’universo come il gatto di Schrodinger

è vivo e morto senza contraddizione

Il cosmo è onda e corpuscolo insieme

assoluto e incarnato senza incoerenza

creaturale e divino

Figlio e Padre in Uno.”

Definire è sempre un “limitare” la natura intrinseca delle cose, il suo evolversi, il suo divenire, come la celebre Paronimia “tradurre, tradire” . La cosa sorprendente di questi versi, di questa precipua raccolta  è la meraviglia che cresce pagina dopo pagina, esternata davanti a un micro scenario di elementi naturali che si incrociano nelle scozie più impensabili, sempre  inseguenti segrete armonie, segrete sinapsi, nel calderone cosmico delle  nude azioni e reazioni, delle ineffabili Mutazioni.

 

Definire, quindi, questa poesia , solo una mera sommatoria di teorie e considerazioni fisiche, chimiche, naturali, ossia scientifiche, da connettere all’universo delle percezioni, delle sensazioni, delle vibrazioni, delle vie  insondabili dello Spirito, sarebbe un’analisi melliflua, superficiale, alla quale non sono abituati i lettori seri, i critici creativi.

 

Una lingua paratattica, si presenta ai nostri occhi, in cui i segni di interpunzione, le appendici di attributi e aggettivi, la quasi assenza di preposizioni, articoli, e i valori di conoscenza fuori rotta, sono vascelli di una navigazione controcorrente nella “ciurma dei versi” che costellano il racconto umano. ” Nihil sub sole novum? …verrebbe da dire…si… ma noi, intimamente sappiamo che lo” Stupore” è sempre una rivelazione, una presenza gnoseologica, un riconoscere ciò che si conosceva senza riconoscerlo.

 

Yin, yang, basso, alto, bello, brutto, divino, umano, bene, male,  vengono azzerati in” Entropia”, nell'”Apocalisse”, superando ogni antilogia, dogma, con la rivelazione dell'” ossimoro” Pantocratore. In modo eliottiano passato e futuro sono la stessa cosa, coincidono.

 

Maria è Figlia e Madre.

Guarda la particella

è Energia e Materia simultaneamente! 

Il fisico dichiara” è onda e corpuscolo”

Il mistico esulta “è uomo e

divino, Uno è Trino!

 

Uno sguardo attento va rivolto anche alla breve sezione degli aforismi:

Ironici, autoironici, sapienziali, che a volte sfiorano il paradosso, l’iperbole.

Per la loro illuminazione interna, per la loro forza centripeta, per la loro brevità, sembrano dei grappoli sostenuti da un gambo che ha radici nella folgorazione istantanea, come lo Haiku orientale.

 

Il quarzo dell’ orologio del

tuo  smartphone proviene

dalla sabbia.

È ancora una clessidra.”

 

Contratto o no la Via lattea

si espanderà lo stesso.”

 

“Per le stelle in declino.

Anche se qui governa

Entropia, tutti i buchi neri

sono risorti rovesciati

Che scintillano altrove.”

 

Come si può facilmente notare, queste espressioni, apparentemente aritmiche, si avvicendano senza cercare grandi spazi compositivi, ma il fulcro, l’essenza della significazione, il ristoro dell’Oasi, e hanno in sé il seme della visione.

Giulia Bertotto non fugge la realtà, ma la affronta in tutte le sue diramazioni e sfaccettature, anche quando il sentiero diventa sempre più duro, più irto e impraticabile, evitando i quotidiani topoi, il pensiero inscatolato,i comportamenti omologati, mirando dritto verso la condizione di Entelechia, verso un Dove che includa Creatore e creazione in perfetta sintonia, in continuo dialogo, Inserendosi nel Tutto  senza scalfire Niente, come semplice particella, come un umile lichene, come un estremofilo che succhia la sua linfa per una esistenza stoica, anche da una una sterile mammella.

Basta spostare il proprio punto di vista, saper essere piede dentro e fuori della danza, come scriveva Yeats, saper guardare le cose che ci circondano, guardare noi stessi, da angolazioni diverse, per rendersi conto che la realtà non è la Verità.

 

” Notizie dallo spazio

si cercano sottoterra.

Un tratto dello stomaco

si chiama digiuno

gatti siamesi nati al freddo

hanno zampe più scure

ma quando mi sogno

Io delle due

quale sono?

I componimenti dedicati a luoghi, o a persone o la poesia  Mater (ia), che può essere, Madre, Materia, Matera, non cadono mai nella retorica,  propria del genere, ma anche con il mezzo ironico cercano di schiaffeggiare lo stato apparentemente inerte di cose e ricordi appesi all’uncinetto della memoria.

La continua immersione nella natura e il continuo innalzarsi verso lo spirito, creano atmosfere tangibili- intangibili, che saziano la curiosità  del lettore che cerca la Bellezza, la Verità, la Conoscenza.

 

Beauty is truth, truth beauty“, recita il famoso assioma keatsiano che chiude l’irripetibile ” Ode on a Grecian urn”.

 

L’autrice di “In caso di apocalisse, si interroga, si sorprende, si stupisce, nell’osservare le piccole storie quotidiane, le catastrofi nucleari provocate dall’uomo, che generano ibridi,distruzioni, mostri, tutte le dinamiche incomprensibili, imponderabili, che regolano la vita dell’universo, e trasmette continuamente agli altri quest’ Umo Altro, con delle chiose veramente incredibili, altamente ironiche, degne della poetessa polacca Szymborska, come nella breve poesia “Chernobyl” :

 

” Un agnello a sei zampe

Un asino a due facce

Una rondine senza coda…

E fa ancora primavera “.

 

Citazioni a parte, di alcuni grandi poeti, non è facile trovare ascendenze a temperie letterarie, influenze evidenti, che caratterizzano il Fare Poetico  di Giulia Bertotto, che in questo suo primo libro già dispone di ottimi mezzi per fare poesia, procedendo sempre” Motu Proprio” nelle opache viscere, attraverso  orli di luce, sino a sistemi complessi che necessitano di una sintesi semplice, per essere compresi.

Profondità di pensiero, di meditazione, presenza di branche  varie dello scibile umano, icasticita’ compositiva, associazioni di realtà terrene e metafisiche, venature carsiche di ironia e autoironia, scorrono negli ipogei e nelle superfici della silloge, dandole il valore originale che merita. In modo analogo espresso nella” Canzone sulla fine del mondo”, di Czeslaw Milosz,  Giulia Bertotto, conclude la sua fresca navigazione nella  ciurma dei versi”, così scrivendo nel distico finale che dà il titolo all’opera:

 

assisterei cantando alla fine del mondo/

Che la vita è eterna lo stesso“.

 

Roma ottobre 2019 Biagio propato


Giulia Bertotto

Giulia Bertotto è nata a Roma nel 1988, è laureata in filosofia a La Sapienza di Roma e ha un master in Consulenza Filosofica e Antropologia Esistenziale.
Scrive su “La Rivista Culturale”, sito di antropologia e filosofia, che si occupa anche di recensire libri e film. Collabora con la rivista di psicologia della “Società italiana di Analisi Reichiana”.
È autrice del testo critico per la mostra Origin all’interno di “Formula Cinema”, progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.
“In caso di Apocalisse” è il suo primo libro.
A dicembre verrà presentato il suo saggio “Westworld la coscienza in serie”.

Biagio Propato Blasius fotografato da Krystyna Maria Wolczynska

Biagio Propato Blasius Nasce in Basilicata ma si trasferisce giovanissimo a Roma, dove tuttora risiede. Laureatosi in Lingue e Letterature straniere, sarà per trent’anni insegnante di inglese.
A partire dagli anni ottanta lavorerà anche come critico letterario, collaborando a note riviste del settore, come Inchiostri e Il battello ebbro. Intanto intreccia profonde amicizie con poeti del calibro di Dario BellezzaDante Maffia e Vito Riviello.
Il 1986 è l’anno della sua prima pubblicazione: il poema Gobi – Viaggio nel negativo (Edizioni Moloch), con prefazione di Maffia. Il libro racconta di una traversata al di là del tempo e dello spazio, una ricerca attraverso i sentieri nascosti che compongono la trama letale del deserto interiore, nel quale il Poeta si sente un disperso e al contempo un invincibile padrone. Particolare attenzione va rivolta al linguaggio di questo poema, che propone una struttura metrica assolutamente originale, e che presenta un continuo ricorso alla metafora e al simbolo, come strumenti mistici e visionari attraverso i quali svelare il senso del Vero e dell’Assoluto. Il libro risente dell’influsso dei modelli letterari che accompagnano Biagio Propato sin dalla giovinezza, ovvero gli autori della Beat Generation (l’autore definisce Allen Ginsberg come il suo “maestro”), i romantici inglesi (John Keats) e i grandi poeti dell’Ottocento francese (Baudelaire e Rimbaud).
Negli anni seguenti sarà molto attivo soprattutto come promotore di cultura, organizzando nel noto quartiere romano di San Lorenzo, una lunga serie di serate letterarie, a cui partecipano i più grandi nomi della letteratura contemporanea.
Nel 2009 Propato realizza, insieme al giovane regista Toni D’Angelo, un documentario dal titolo Poeti, presentato con successo alla Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia[1]. Il film si interroga sulla possibilità di ripetere in epoca odierna un evento simile al grande Festival poetico che ebbe luogo nella località di Castel PorzianoMostra nel 1979 (a cui Propato stesso prese parte). In seguito il dubbio diventa ancora più forte e importante, riferendosi al senso stesso della Poesia. Roma è la vera protagonista del documentario, in cui appare una vasta e suggestiva gamma di interpreti letterari, dai cosiddetti poeti “underground” a quelli “ufficiali” (come l’amico Dante MaffiaMaria Luisa Spaziani ed Elio Pecora).
Le più recenti pubblicazioni di Biagio Propato sono Solo un poema rotolante (2009) e Ora e plutonio (2010), edite dalla casa editrice Nuova Cultura.

 

L'AUTORE
la Cultura di Young, diretta da David Colantoni.

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