Pinocchio, storia di un burattino- Teatro del Giglio- Lucca 17/10/2021 di Marcello Lippi

Ottobre 22, 2021
Redazione Cultura
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IL TEATRO E’ VIVO, VIVA IL TEATRO.

Pinocchio, storia di un burattino- Teatro del Giglio- Lucca 17/10/2021

Non sono un nostalgico del passato: lo amo come amo il mio presente, ma l’esperienza che ci ha regalato il teatro del Giglio di Lucca in questo weekend autunnale fonde magicamente tutti gli elementi che fanno del teatro un mondo meraviglioso, che da secoli accompagna e a volte ispira la vita sociale. E’ stata una vera boccata d’aria fresca ritrovarsi alla prima di un’opera d’un compositore vivente, direttore del teatro e stimatissimo in città, capace cioè di catalizzare la giusta attenzione e la curiosità che un tempo, quando a teatro si rappresentavano le “novità” e non si era ridotta la stagione lirica ad una galleria museale di capolavori del passato, era la prassi, la “normalità”.

Nei giorni che hanno preceduto questo debutto ho immaginato la gioia che deve provare un artista nel vedere rappresentato un proprio lavoro a teatro (e non si pensi che la cosa sia così comune; la maggior parte dei compositori scrive oggi per riporre poi il proprio lavoro in una cassapanca o, come Rodolfo in “La bohème”, farne fuoco nel camino) e ho pensato che, se fosse capitato a me, non avrei potuto dormire per giorni dalla felicità e dall’emozione.

C’era dunque un fascino antico e nello stesso tempo nuovo nell’attesa di ascoltare qualcosa d’inedito al teatro del Giglio, opera per giunta di un compositore della città (una città ricca di grandi compositori nel passato). Devo dire che l’opera “Pinocchio, storia di un burattino” di Aldo Tarabella ha saputo soddisfare le attese e vincere le piccole riserve che io nutrivo riguardo alla scelta, molto frequentata, del soggetto.

Anche per questo motivo infatti si è sparso a piene mani un profumo meraviglioso di ritorno alla vita vera del teatro. Siamo stati proiettati al tempo in cui uno stesso soggetto era musicato da molti compositori diversi, in un cimentarsi per superarsi, in una sfida, in un gioco estremo d’abilità creatrice che intendeva da un lato superare il “già fatto” da altri, sorreggendosi dall’altro sulla roccia sicura di un soggetto ben conosciuto al pubblico.

Ai tempi di Pietro Metastasio un solo libretto veniva musicato da moltissimi compositori diversi (possiamo ricordare Clemenza di Tito, Alessandro nelle Indie, L’eroe cinese, Il re pastore, e molti altri); pensiamo a quanti compositori musicarono il don Giovanni  (o Convitato di pietra); ma anche nell’ottocento ci furono sfide memorabili, come Gioacchino Rossini che osò rimusicare “Il barbiere di Siviglia” che, su musica di Paisiello, trionfava allora nei teatri o a fine secolo quando Giacomo Puccini scrisse “Manon Lescaut”, già musicata pochi anni prima da Massenet, o Ruggero Leoncavallo scrisse “La bohème”, già musicata da Puccini pochi mesi prima.

La curiosità maggiore dunque, al Giglio, non era il soggetto, che non solo fa parte della storia in particolare della Toscana, ma ormai di quella del mondo intero, quanto come lo avrebbe affrontato il maestro Tarabella e come questo suo approccio si sarebbe differenziato da quello di coloro che lo avevano preceduto nel mettere in scena la storia di “Pinocchio”. Solo negli ultimi anni abbiamo assistito infatti ad alcune riuscitissime edizioni come quella di Marco Tutino (Maggio Fiorentino e Carlo Felice di Genova, di Natalia Valli (Festival Pucciniano di Torre del Lago e Teatro Verdi di Pisa), di Pierangelo Valtinoni  (Fenice di Venezia e Regio di Torino) di Jonathan Dove (Leeds), Antonio Cericola (Palermo e Taormina), Philippe Boesmans (La Monnaie Bruxelles e Fesival Aix-en-Provence), Lucia Ronchetti (Opera di Roma) per citare solo quelli di cui ho conoscenza diretta.

Il maestro Tarabella ha inserito in questo fiume in piena il “suo” Pinocchio, diverso da tutti, perché il compositore vi ha messo tutto il suo amore, la sua personalità fortissima, la sua energia creatrice ottimistica e solare, la sua esperienza di musicista e, direi soprattutto, la sua grande ironia e voglia di divertirsi. Non teme la contaminazione ritmica il maestro, né il crossover, non cerca un purismo “accademico” (ammesso che esista oggi un qualcosa di simile) e non forza né il versante armonico, né la dizione, desiderando in primo luogo la comprensione del testo, a costo di farlo spesso più recitare che cantare, purché la parola giunga chiara allo spettatore.

La maestria di Tarabella in questo lavoro sta per lo più nell’intreccio orchestrale, vario e mai rotto, mai spento, un vortice di ironico e furbo divertimento che riesce ad affascinare lo spettatore adulto, poco attratto, ammettiamolo, da un soggetto già stranoto. L’opera è furba anche nella gestione del tempo musicale e spaziale (Tarabella ha curato anche la regia): gli episodi sono accennati, come reso necessario dalla lunghezza del testo di Collodi, con una misura esemplare.

Riesce ad esserci tutto il necessario con un lieve indugio soltanto nella deliziosa entrata in scena del gatto e la volpe con un’atmosfera musicale da night club egregiamente restituita da una formazione orchestrale preparatissima. Se sono uscito dal teatro con un desiderio inappagato è stato solo quello di ascoltare il maestro Tarabella in qualcosa di più impegnato come soggetto, perché ha le qualità compositive per abbordare la grande opera seria e credo che lo sappia bene; spero che abbia l’occasione e la voglia di cimentarvisi presto.

L’amore per la Commedia dell’Arte, per la Clownerie, per il divertissement strumentale emergono ad ogni pagina di questo mirabile intreccio orchestrale che ricorda a tratti Stravinskji, a tratti Rota e a tratti spicca invece per originalità assoluta.

Un plauso speciale va ai tre giovanissimi solisti del coro di voci bianche “I cantori di Burlamacco”, per la professionalità e la precisione vocale e scenica; un vero alter ego del compositore, una sua divertita presenza sulla scena, ma tutti i bambini sono stati meravigliosamente preparati da Susanna Altemura. Il valoreaggiunto di questa produzione sta infatti nella valorizzazione delle eccellenze del territorio, soprattutto l’orchestra dell’ISSM Boccherini di Lucca, egregiamente diretta, nella recita cui ho assistito, dal giovanissimo Lorenzo Biagi (1994), e la cooperativa Sociale Nanina della Diocesi di Lucca che ha realizzato i costumi nel suo Laboratorio di Sartoria sotto la guida di Marcella Niccolini.

Per quanto riguarda il cast, composto quasi esclusivamente da giovanissimi interpreti, buona la prova della protagonista Leonora Tess, precisa ritmicamente e scenicamente nel suo difficile ruolo, come pure quella di Clemente Antonio Daliotti nel doppio ruolo di Geppetto e Melampo.

Assai meno sicuro sia ritmicamente che scenicamente Gianpaolo Franconi (troppo spesso impegnato a scandire il ritmo con il corpo tenendo gli occhi inchiodati sul direttore) che nel ruolo del Grillo Parlante ha dovuto prodursi in un rap non semplice e in quello di Lucignolo avrebbe avuto bisogno di maggiore presenza vocale. Divertenti e molto simpatiche le due interpreti del Gatto e la Volpe Sara Rocchi e Consuelo Gilardoni. Silvia Lee ha ben affrontato il ruolo della Fata, il più melodico dell’opera, con buone risoluzioni in zona acuta e quella centrale da rafforzare un poco. Esperto e sicuro Piero Terranova che ha affidato a variazioni timbriche la sua risposta all’esigenza di variare i tre personaggi nei quali era impegnato: Mastro Ciliegia, Mangiafuoco e Domatore.

Scenografia essenziale, se non minimalista, ma è comprensibile viste le attuali contingenze, pur tuttavia efficace ed espressiva, al di là di luci tendenti un po’ troppo allo scuro.

Il teatro d’opera deve oggi certamente svolgere una funzione di presentazione dei grandi classici che altrimenti non raggiungerebbero il grande pubblico e molte persone ne perderebbero la bellezza, ma come sarebbe bello se, passata la stagione che in un recente intervista fu definita da Pierangelo Valtinoni, la “stagione del disagio” nella quale i compositori si limitavano a distruggere la musica del passato senza proporre nulla, si facessero tornare i compositori moderni a teatro, dando l’opportunità al mondo culturale melodrammatico di rifiorire, ai giovani compositori di dare un senso ai loro studi, al pubblico di appassionarsi anche alle “novità”. Servono direttori artistici intelligenti per questo, che sappiano dosare bene i cartelloni. Lucca ne ha uno in questo momento.

Congratulazioni.

Photo by  Andrea Simi.


MARCELLO LIPPI 

Nel 2010 è stato direttore dell’Italian Opera Festival di Londra.

Nato a Genova, ha tre lauree. Parla cinque lingue.

Dal 2004 al 2009 ha ricoperto l’incarico di Direttore Artistico e Sovrintendente del Teatro Sociale di Rovigo.

Dal 2011 al 2016 è stato direttore artistico della Fondazione Teatro Verdi di Pisa.

Dal 2017 al 2019 è stato casting manager per la società di produzione Golden Globe Production nella sede di Praga

Ha insegnato Management del Teatro all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, attualmente insegna la materia nell’ambito del progetto regionale toscano Music Pro, presso il Festival Pucciniano di Torre del Lago Puccini e per la Regione Toscana progetto Dipas.

Baritono. La sua carriera comincia nel 1988 con La notte di un nevrastenico e I due timidi di Nino Rota e subito debutta a Pesaro al Festival Rossini in La gazza ladra e La scala di seta. In seguito canta in Italia nei teatri dell’Opera di Roma (Simon Boccanegra, La vedova allegra, Amica), San Carlo di Napoli (Carmina Burana), Carlo Felice di Genova (Le siège de Corinthe, Lucia di Lammermoor, Bohème, Carmen, Elisir d’amore, Simon Boccanegra, La vida breve, The prodigal son, Die Fledermaus, La fanciulla del west), Fenice di Venezia (I Capuleti e i Montecchi), Massimo di Palermo (Tosca, La vedova allegra, Orphée aux enfers, Cin-ci-là, Barbiere di Siviglia), Massimo Bellini di Catania (Wienerblut, Der Schulmeister, das Land des Lächelns), Maggio Musicale di Firenze (Il finanziere e il ciabattino, Pollicino), Regio di Torino (The consul, Hamlet, Elisir d’amore), Arena di  Verona (La vedova allegra), Verdi di Trieste (I Pagliacci, Der Zigeuner Baron, Die Fledermaus, Al cavallino bianco, La vedova allegra), Lirico di Cagliari (Die Fledermaus- La vida breve), Piacenza (Don Giovanni), Modena (Elisir d’amore), Ravenna (Elisir d’amore), Milano ( Adelaide di Borgogna), Savona (Medea, Il combattimento di Tancredi e Clorinda, Torvaldo e Dorliska), Fano (Madama Butterfly), Bari (Traviata, La Cecchina), Lecce (Werther, Tosca), Rovigo (Werther, Mozart e Salieri, The tell-tale heart, Amica), Pisa (Il barbiere di Siviglia- La vedova allegra), Lucca (Il barbiere di Siviglia) eccetera. All’estero si è esibito alla Monnaye di Bruxelles (La Calisto), Berlin Staatsoper (Madama Butterfly, La Calisto), Staatsoper Wien (La Calisto), Staatsoper Muenchen (Giulio Cesare in Egitto), Liceu di Barcelona (La gazza ladra, La Calisto, Linda di Chamounix), Atene (Il barbiere di Siviglia- Madama Butterfly), Dublin (Nozze di Figaro, Capuleti e Montecchi), Lyon (Nozze di Figaro, Calisto), Paris (Traviata, Nozze di Figaro), Dresden (Il re Teodoro in Venezia, Serse), Nice (Nozze di Figaro, The Tell-tale heart), Ludwigshafen (Il re Teodoro, Serse), Jerez de la Frontera (Nozze di Figaro), Granada (Nozze, Tosca), Montpellier (Calisto, Serse), Alicante (Traviata, Don Giovanni, Rigoletto, Bohème), Tel Aviv (Don Pasquale, Elisir d’amore, Traviata), Genève (Xerses, La purpura de la rosa), Festival Salzburg (La Calisto), Madrid Zarzuela (La purpura de la rosa, don Giovanni), Basel (Maria Stuarda), Toronto (Aida), Tokio (Traviata, Adriana Lecouvreur), Hong Kong (Traviata), Frankfurt (Madama Butterfly), Dubrovnik (Tosca), Cannes (Tosca), Ciudad de Mexico (La purpura de la rosa), Palma de Mallorca (Turandot e Fanciulla del west), Limoges (Tosca), Toulon (Linda di Chamounix), Macao (Turandot) ed altre decine di teatri in differenti nazioni del mondo.

Incisioni discografiche in commercio: 1989- LIVE from R.O.F. Pesaro ROSSINI La gazza ladra, 1991- LIVE from Teatro La Fenice Venezia BELLINI I Capuleti e i Montecchi, 1992 – LIVE from Teatro Carlo Felice Genova ROSSINI Le siège de Corinthe- orch. T. Carlo Felice, 1994- Studio MARTIN Y SOLER Il tutore burlato, 1994- LIVE from T.dell’Opera Giocosa Savona PACINI Medea, 1995- Studio CAVALLI La Calisto, 1995- Studio MONTEVERDI   Madrigali guerrieri e amorosi, 1996- Studio VIVALDI Il Teuzzone, 1998 VOYAGE EN ITALIE studio, 1998  2000 YEARS OF MUSIC, 1999- Studio TORREJON Y VELASCO  La purpura de la rosa, 1999 HISTORY OF BAROQUE MUSIC, 2002- LIVE from Teatro Lirico Cagliari DE FALLA-  La vida breve, 2002  LES LUMIERES DU BAROQUE-studio. DVD: 1997 Opera de Lyon MOZART- LE NOZZE DI FIGARO, 2000 HAENDEL XERSES Semperoper Dresden- 2004 COLI THE TELL-TALE HEART teatro Sociale di Rovigo- 2006 CAVALLI  LA CALISTO La Monnaie  Bruxelles- 2009 STRAUSS- DER ZIGEUNER BARON-teatro Verdi Trieste

Dal 2015 firma come regista importanti spettacoli operistici in tutto il mondo: il Trittico di Puccini ad Osaka (Giappone), Don Giovanni a Pafos (Cipro), Jolanta e Aleko a Banska Bistrika, Don Pasquale a Massa Marittima, Cavalleria rusticana, Traviata, Tosca, Rigoletto, Suor Angelica e altre importanti produzioni estere e italiane. Ha firmato la regia anche di opere moderne come Salvo d’Acquisto al Verdi di Pisa e barocche come Il Flaminio con il Maggio Formazione di Firenze e Incoronazione di Poppea di Monteverdi produzione toscana di Opera Network.

Docente di canto lirico in conservatorio a La Spezia, Alessandria, Udine, Ferrara, Rovigo e ora nuovamente a La Spezia.

Ha fatto Master Class in varie parti del mondo, Kiev (accademia Ciaikovski), Shangai, Chengdu, Osaka, San Pietroburgo, San Josè de Costarica, Hohhot ed in moltissime città italiane Modena, Genova, Catania, Torino, Roma, Belluno ecc.

Musicologo, ha pubblicato molti saggi: Alla presenza di quel Santo 2005 quattro edizioni e 2013; Era detto che io dovessi rimanere…  2006; Da Santa a Pina, le grandi donne di Verga   2006 due edizioni; Puccini ha un bel libretto   2005 e 2013, A favore dello scherzo, fate grazia alla ragione 2006 e 2013; La favola della “Cavalleria rusticana” 2005; Un verista poco convinto 2005; Dalla parte di don Pasquale 2005; Ti baciai prima di ucciderti    2006 e 2013;  Del mondo anima e vita è l’amor   2007 e 2014; Vita gaia e terribile   2007; Genio e delitto sono proprio incompatibili?   2006 e 2012; Le ossessioni della Principessa 2008 e 2012; Dal Burlador de Sevilla al dissoluto punito: l’avventura di un immortale 2014; L’uomo di sabbia e il re delle operette    2014; Un grande tema con variazioni: il convitato di pietra 2015; E vo’ gridando pace e vo’ gridando amor 2015; Da Triboulet a Rigoletto 2011 e 2016; Un trittico molto particolare 2016, editi da Teatro Sociale di Rovigo, Teatro Verdi di Padova, Teatro Comunale di Modena, Festival di Bassano del Grappa, Teatro Verdi di Pisa, Teatro Alighieri di Ravenna.

Ha contribuito al volume “Una gigantesca follia” – Sguardi sul don Giovanni per la casa editrice ETS.

Come attore è stato spalla di Oreste Lionello, Vincenzo Salemme, Leo Gullotta, Gianfranco Jannuzzo, Massimo Dapporto, Gennaro Cannavacciuolo, Elio Pandolfi, Chiara Noschese in produzioni d’operetta.

Come scrittore nel 2012 Ha edito un libro di poesie “Poesie 1996-2011” presso la casa editrice ABEdizioni. E’ nell’antologia di poeti contemporanei “Tempi moderni” edito da Libroitaliano World. Critico musicale della rivista You-ng, per la stessa rivista ha pubblicando a puntate il romanzo “L’inconsapevole trinità”.

E’autore delle versioni italiane del libretto delle opere: Rimskji-Korsakov  Mozart e Salieri; Telemann  Il maestro di scuola (entrambe rappresentate al Teatro Sociale di Rovigo ed al teatro Verdi di Pisa); Dargomiskji  Il convitato di pietra  rappresentata al teatro Verdi di Pisa

L'AUTORE
la Cultura di Young, diretta da David Colantoni.
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