Rocco Salerno – “Dolce, misteriosa essenza dell’universo” recensione di Biagio Propato

Ottobre 5, 2021
Redazione Cultura
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Il gatto Bambolo… un Messaggero alacremente atteso-

Attraversando I terreni, a volte irti di spine, altre, lastricati di pietre o comunque impervi, paludosi, della lingua e dei suoi linguaggi, Rocco Salerno è riuscito a purificare le parole, dandole il significato sacrale di cui necessitano, di cui sono degne, divenendo in grado di toccare  delle sintesi notevoli di suono e di senso, in questa particolare silloge, dal titolo, “Dolce, misteriosa essenza dell’universo”, dedicata a un gatto randagio, che nel tempo diventerà stanziale e suo amico, recando un  momento di festa, nel quotidiano vivere familiare.

Lettura piacevole, dunque, per niente faticosa, nello scorrere le pagine del libro, spesso “piene di vuoto”, con molto spazio bianco, dove il pensiero può meditare e affinare fantasie per altri viaggi.

Una sorta di endecasillabo franto, di provenienza ermetica, oscillante tra eleganza formale, sonorità armoniche e strutture combinatorie ben elaborate e centrate, verso partorito dalla relazione intima e indissolubile tra il significante e il significato, del Segno Linguistico, in una angolazione metonimica per comodità, che include gnoseologicamente ed epistemologicamente, Dio, il Tutto:una nuova ontologia, forse, la chiamerebbero, Giorgio Linguaglossa e Gino Rago.

Concretezza e atmosfere visionarie’, sintesi, la cui sommatoria è un indubbio grande risultato perseguito e già raggiunto nelle sue prime e poi più mature  opere, dal suo illustre conterraneo poeta e amico dell’alto ionio, Dante Maffia, che Salerno, al suo inizio, ha vissuto e introiettato come un punto di riferimento, un mentore diretto e vivo, carnale, creativo, da cui attingere linfa.

Rocco Salerno fotografato da Nicola Catalano nel 1980

In seguito ai numerosi assorbimenti di altrui stilemi, egli procede ormai, sua sponte, verso una utopica quintessenza dell’arte e quindi in lotta permanente, contro le volgarità pleonastiche che inondano i righi delle pagine poetiche di questo tempo gravido di inutili espressioni, spesso scritte in versi.

La scelta del gatto, non è un atteggiamento puramente  letterario, bensì un’esperienza  di amore, amore non previsto, imponderabile, che ha luogo nei giorni della pandemia, in un cortile condominiale della città di Fondi.

 Il bel dipinto del gatto, in copertina, della pittrice Anna Venanzi, l’ottima prefazione di Claudia Manuela Turco, la esauriente e curata postfazione di Antonio Spagnuolo, le citazioni e persino la dedica, a Rita Agresti, sono tutti elementi, apparentemente esornativi, che però, in modo significativo, corroborano e completano l’originalissimo tributo al felino,  rendendolo più verosimile e al contempo, metafisico.

Credo che l’ostentazione, sia del bene che del male, sia la peggiore delle imperfezioni umane, ma tale anomalia non appartiene certamente al gatto, che non ama esporsi più del necessario, per attirare l’attenzione su di sé.

“Poi, senza farsi notare, / scompare, / con passo felpato/ e svagato/ come il suo indifeso sguardo.”   (Pag. 13)

Salerno è affascinato, ammaliato, dal movimento elegante del felino e comincia ad assimilarne la natura misterica, leggendo nei suoi occhi la luce della grandezza del creatore, sino a renderlo una icona degna di culto: gattolatria.

la sibillina scomparsa, il ritorno improvviso e poi finalmente la puntualità, sono le tre fasi di un approccio destinato a diventare, in breve tempo, profondo, privilegiato.

La clessidra continua a  “cernere”e a secernere le sue sabbie e a segnare il tempo in cui arrivi e partenze sono sempre vissuti con gioia e tristezza, poiché  il randagio non ha ancora  reso permanente la sua dimora, il flusso delle sue visite, per soddisfare non solo i suoi bisogni materiali nel cibo, ma anche quelli affettivi, con attenzioni particolari e calorose coccole.

” Sei riapparso/ come l’ultima scia di sole rosso/ al tramonto/ fugando le tenebre/

della nostra incertezza/ per la tua assenza./   (Pag. 18)

Quante  cose accadono, soprattutto ai poeti, quando sono in apparente letargo, immersi nell’ozio creativo delle loro contemplazioni, alla ricerca del verso aulico, che elevi la loro condizione transeunte, il salto verso climi rarefatti: il respiro miracoloso dell’ispirazione!

” Puntuale vieni / come se ci fossimo dati/

appuntamento: / sgrani i tuoi luminosi raggi/ e guardi come un essere umano/

un’anima francescana che parla/ e di tutto punto ti lecchi i baffi/ e fai risuonare le vibrisse/ come una felice sinfonia.” /

( Pag. 18)

Le idee, prima si  “nachitiano” con grande grazia, poi cominciano la danza vera e propria, su soffici prati, invitando ballerine di altri luoghi, come fosse il gran giorno di festa, anche per la rumorosa “paunigghia”, che pone i suoi mille piedi nel cerchio per il sigillo perenne, fissando il motivo nella melodia degli assenti.

Piano piano, i bambini invecchiano e le stanze dei ricordi diventano grotte “gnindre” piene di pipistrelli che narrano tra orde di “chiubbiche” le loro storie, appesi con la testa in giù e il sangue che percorre vie controcorrente per ristabilire il suo cammino vitale, mentre il poeta dissipa le ore a cercare il verbo giusto per partire e dare inizio alla sua opera.

Rocco Salerno è “curmo” di zone feconde e “preno” di esperienze da portare sul foglio eburneo, sfiorandolo con tenerezza per non fargli del male.

Come il poeta e critico d’arte Giuseppe Selvaggi, autore giovanile del bellissimo poemetto “Fior di notte”, egli ha molto pudore, e prima di affacciarsi alla finestra e declamare dei suoi versi, rendendoli cosi già pubblici, agisce con cautela e stempera l’ardore, per dare  spazio non ai sentimentalismi, ma all’oggettivazione.

Più il soggetto, il poeta, si allontanano dall’opera, più l’opera si avvicina alla  perfezione!

La sua marcata insostituibile intraducibile espressione onomatopeica dialettale, del “frust la’, per  “sicutare” i gatti, si perde e si trasforma, divenendo nel tempo, genuina accoglienza, gestualità profonda.

“Amato gatto, non allontanarti/non perderti nelle quotidiane/ meschinità / non sciupare questa fiaba/ di dolcezze/ che ci regaliamo/solo con lo sguardo.” ( Pag. 24)

La poesia non dovrebbe essere mai analizzata tramite la prosa. Non dovrebbe essere insegnata. Non dovrebbe essere scritta, né letta. Dovrebbe restare nelle nobili cose del non Detto. Assoluta, come i grandi temi che tratta.

Purtroppo, così non è! Si scrivono libri, trattati, lunghe esegesi e speculative indagini ermeneutiche, da critici ipercritici e critici spontanei e creativi, come me, per cercare di spiegare… tempo perso!

la poesia non si spiega, si piega, ma non si spiega! È come una “vranga” di salice  sferzata e menata da furiosi venti dove le correnti vogliono, ma senza spezzarsi.

In modo indolore, l’artista dovrebbe arrivare alla sola contemplazione, all’Adamico stupore, per il magnifico dipinto della natura e non aggiungere simulazioni da creatore, altra inutile zavorra.

Salerno cerca di accogliere nel suo nido, nel suo giardino di Intimità, nella sua Arca, il randagio, a cui dà un nome, Bambolo, riconoscendolo come una “fragile fibra dell’universo” , ma anche come Messaggero potente, in grado di connetterlo,  con le cose superiori, eccelse.

Purificazioni nell’intimo lavacro e catarsi visibili, hanno luogo ad ogni incontro, in una ritualità scandita dalle visite del novello amico e fratello, che nella sua indole racchiude il senso della riservatezza nel suono silenzioso, mai eclatante, nascosto sotto il suo pelo liscio, ammaliante e pudico.

La relazione tra il poeta e l’animale potrebbe sembrare legata al principio del “Do ut des”, ma c’è qualcosa di più, di più nobile di questo mero utilitaristico scambio: esiste una sorta di simbiosi mistica, scevra da ogni calcolo e bisogno.

“Io ti porgo il cibo/ tu mi dai la vita. /Viviamo cosi/ in un unico respiro, / crocifisso/ al nostro dolce delirio/ della vista. / Amato sosia, non dileguare/ non offuscare questi giorni/ on spezzare questo sogno. /”   (Pag. 27)

I Panurghi della letteratura scorrazzano nelle librerie, sulle bancarelle, nelle classifiche nazionali e internazionali, dopo migliaia e migliaia di premi truccati, omologati, mendaci, gestiti in modo occulto dalle grandi case editrici, per imporre i loro testi a un pubblico sempre più striminzito, che preferisce scrivere e pubblicare i propri libri, piuttosto che leggere quelli degli altri.

Le pubblicazioni a puntate  sui giornali, come quelle di Robinson Crusoe, le intense letture davanti al caminetto, ancora vive e intense, sino alla prima metà del novecento, sono state sostituite dalla velocissima e multiforme, onnipresente invenzione del computer, di internet… e dunque? Siamo nell’era della planetaria comunicazione, che tiene uniti i fili delle moltitudini di individui in etnie governate e controllate dall’unico Occhio Centrale di un grande fratello invisibile che abita gli estremi e il centro del villaggio globale.

La ricerca poetica di Salerno, poggia le sue fondamenta, le radici, già nella giovane  età, sviluppandosi, poi, con le prime opere monografiche  di critica letteraria, sulla poesia e poetica di Dante Maffia, Giuseppe Selvaggi, Dario Bellezza e Pasquale Maffeo. Anche nel lavoro di esegeta, è poeta ! Rilegge le altrui opere con cura e trasporto, immergendosi sino all’osso, per poi venire a galla e dire ciò che i versi dicono. Il suo è un approccio molto personale, che propone  un metodo euristico, l’ istantanea intuizione applicata all’opera, come tale, ai segni della scrittura.

Nella sua considerevole produzione letteraria, egli ha sempre cercato di allontanarsi dalle mode, dalle correnti, a volte vorticose, preferendo indossare il suo cappotto vecchio, invece di abiti nuovi, senza toppe, ma privi di qualità intrinseche, per restare coerente, simile a se stesso.

 In tutte le odierne ragnatele, in tutti i cunicoli di questi labirinti, che offrono ogni cosa, come merce, alle masse informi, la poesia, spesso tace, per non farsi distruggere e confondere, con gli improvvisati linguaggi vulcanici, tra erbacce e praterie sconfinate di gramigna, estese a macchia d’olio sull’ oceano miserrimo di questa pattumiera mondiale di solitudini in attesa di Solitudine.

Luigi Gulino ( Il Maledetto), Dario Bellezza ( IL Vate) , Gino Scartaghiande ( Di Cave Dei Tirreni), con i suoi “Sonetti d’amore per King Kong” , il Nick Drake italiano lucano del malinconico verso, Beppe Salvia, l’artista poliedrico del Poemetto giovanile onirico, “Guerriero nudo”, David Colantoni, i raffinati autentici scrittori di frontiera, Aldo Rosselli e Enrico Panunzio, Calami profondi e sodali di Salerno, pur nella loro diversità apparente di scrittura e di poetica, hanno cercato di purificare il Segno creativo, inoltrandosi verso spazi più alti, percepibili  dall’ intelletto, dall’ intuizione, dalla percezione, e lo spirito di alcuni di loro, non più fra di noi, ora vola in cieli oltreumani, dopo aver lasciato labili ma profonde tracce nei solchi permanenti di Bellezza, di Conoscenza.

Non è facile entrare  in Intimità con i gatti. Bisogna superare molte diffidenze iniziali. Calibrare la gestualità  e poi insieme procedere nel sodalizio che piano piano si  salda, come edera e pizo fresco alla pianta.

Crai, piscrai, piscriddi e piscrocchi si inzuppano e si mescolano nel Presente, con ieri, “iterzi”, “isterzi” e “iditerzi”, per creare lo spazio in cui il  tempo è sospeso e il poeta può raggiungere il clima desiderato, dentro cui tuffarsi  abbracciato alla nuda natura, alle sue sacre creature, continuando a sognare e a meravigliarsi, sempre, come fosse miracolosamente appena nato.

” Sento vibrare in me quand’io ti carezzo

la dolce essenza dell’universo

nelle vene scorrere

parole di freschezza

dal tuo melodioso silenzio

aperto ai concerti angelici

come alba sulla mia anima beata.”

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GLOSSARIO

 Dialetto molto endemico lucano

Cernere -Separare il grano dalla pula con un particolare strumento chiamato

Cirnicchio, (Setaccio)

Nachitiano– Da “Nachitiarsi“, movimento sinuoso delle anche

Paunigghia –  confusione

gnindre  – profonde

Chiubbiche – Folle, Assembramenti

Curmo –  Pieno

Preno -Gravido

Frust là, Gatt fo’  – Espressioni onomatopeiche per scacciare i gatti

Sicutare – allontanare   animali, uomini, qualsiasi cosa

Pizo – Muschio

Crai( Domani), Piscrai( Dopodomani), Piscriddi( Fra tre giorni), Piscrocchi (Fra quattro giorni)

Ieri (Ieri), Iterzi ( Avantieri), Isterzi ( Fra tre giorni), Iditerzi (fra quattro giorni)

Roma, San Lorenzo

Biagio Propato

L'AUTORE
la Cultura di Young, diretta da David Colantoni.
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