Perché amore e insegnamento sono inseparabili

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28/02/2019 Attilio De Alberi

Al di là della visione puramente romantica dell’amore, basata soprattutto su emozioni e sentimento, ci sono alcuni aspetti da tenere in considerazione nei rapporti amorosi, e, se vogliamo, anche in quelli di semplice amicizia. Uno di questi è quello dell’insegnamento.

Secondo il centro inglese The School of Life, amore ed insegnamento viaggiano assieme.

Questa visione parte da una considerazione preliminare: uno degli aspetti più deliziosi ed eccitanti all’inizio di una storia amorosa è che a chi ci ama, o dice di amarci, piacciamo non solo per le nostre più ovvie qualità – forse il nostro aspetto, piuttosto che le nostre abilità professionali – ma anche, e questo può essere molto più commovente, per le nostre caratteristiche meno impressionanti.

E qui ci si riferisce ai nostri lati vulnerabili, alle nostre esitazioni, alle nostre pecche in generale. Potremmo essere amati per un qualche “difetto” particolare del nostro volto, per il modo in cui vestiamo, anche se non è ortodosso, o per la nostra timidità quando andiamo ad una festa. Questo crea un’incantevole prospettiva di come l’amore può nascere e svilupparsi, ma, al tempo stesso può dar vita ad un’aspettativa catastrofica, perché parziale ed ingiusta: la credenza che amare veramente qualcuno significhi avvallarne qualsiasi aspetto, debolezze incluse.

La piacevole visione sopra descritta può durare qualche mese a partire dall’inizio di una relazione, ma alla fine è probabile che crei invece una qualche forma di turbamento. L’idea è che, dopo l’iniziale fase inebriante dell’amore, è inevitabile che si cominci a notare delle pecche difficilmente accettabili nel nostro partner. Inevitabile proprio perché nessuno di noi è perfetto, e quindi ci saranno sempre delle aree della nostra personalità che potranno destare delle critiche, magari anche giustificate, da parte del nostro partner. Ed è proprio quando tali critiche vengono espresse apertamente che non ci sentiamo più amati. Ma attenzione: le critiche possono essere accompagnate proprio da una forma d’insegnamento.

A questo punto bisogna fare un passo indietro, e prendere in considerazione il modo di pensare degli antichi greci che avevano una visione piuttosto differente del feedback nell’ambito dell’amore. Per loro l’amore non è una semplice emozione concentrata su qualsiasi aspetto del partner, ma invece un sentimento specifico che si concentra piuttosto su quello che deve essere raggiunto, perfezionato, in altre parole su ciò che può divenire virtuoso ed intelligente. Al tempo stesso gli aspetti meno impressionanti o gradevoli devono essere affrontati con tolleranza e comprensione, ma non devono necessariamente essere oggetto di amore. La parola amore si riferisce di più ad una forma di ammirazione per la perfezione. L’idea è, in pratica, quella di organizzare una specie di forum nel quale due persone possono aiutarsi a vicenda nell’aumentare le ammirevoli caratteristiche che ciascuno possiede: un modo per diventare la migliore versione di sé stessi.

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Nell’ambito di quest’attitudine decisamente pedagogica, i due partner possono giocare il ruolo di insegnanti e, al tempo stesso, di studenti, aiutandosi reciprocamente a migliorare se stessi nell’ambito di una specie di “aula scolastica dell’amore”.

Questa visione può sembrare strana a noi moderni e, al limite, in qualche modo anche un po’ dittatoriale, e quindi una specie di tradimento dell’amore. Ma in realtà c’è una forma di saggezza in tale attitudine, perché può aiutarci a vedere tutte le lotte tipiche di una relazione come momenti falliti nel campo dell’insegnamento. Questo perché i tentativi di migliorare il partner vengono di solito accolti con rabbia e rifiuto, visto che ci fanno male. Ciò avviene perché, tendenzialmente, siamo dei pessimi insegnanti e studenti.

Quando il partner assume il ruolo d’insegnante desta in noi sentimenti di panico e ci rende difensivi. Quello che può, in realtà, aiutarci ad essere dei buoni insegnanti è un atteggiamento rilassato, per cui non ha grande importanza se la lezione impartita viene appresa o no. Se per esempio, un professore di matematica non vede dei risultati soddisfacenti nell’apprendimento della trigonometria, non deve per questo arrabbiarsi.

Invece nel rapporto amoroso, se vediamo che i nostri insegnamenti non danno risultati, tendiamo a considerare il nostro partner-studente come un idiota senza speranza, e questo viene accompagnato da reazioni piene d’ira e da ingiurie di vario tipo. Il punto è che nessuno riesce ad apprendere nulla quando viene umiliato e offeso. Una volta che facciamo sentire il partner come uno scemo, la lezione è bella e finita.

Quindi questo processo d’insegnamento e di apprendimento nell’ambito di una relazione amorosa dovrebbe essere accompagnato dalla maggior grazia possibile. Solo così possiamo capire, con calma, che ci sono molti aspetti della nostra personalità che possono essere migliorati. Quindi alla fin fine, la lezione degli antichi greci ci fa capire che se uniamo amore ed insegnamento, e se questo insegnamento viene portato avanti con tatto e comprensione nei confronti del nostro partner, abbiamo una seria chance di diventare migliori amanti, ed al tempo stesso migliori esseri umani.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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