Sky e Dazn: la soluzione ignorata anche dal Codacons

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23/08/2018 Germano Milite 11661

La prima domanda che bisogna porsi pensando a Dazn è: come si può definire “diretta” una trasmissione che porta fino ad oltre un minuto di ritardo? Soprattutto se parliamo di una partita di calcio, con conseguenti e rumorose esultanze in caso di goal?

In pratica senti il vicino esultare e capisci, un minuto prima di vedere l’azione vincente, che il punteggio è cambiato. E questo quando va bene, ovvero quando lo streaming è semplicemente in differita e non del tutto bloccato o in buffering.

Basterebbero già solo questi elementi per qualche serio provvedimento a tutela dei consumatori, che pagano per un servizio scadente e dato (inspiegabilmente) in esclusiva ad una piattaforma neppure in grado di essere presente con un’app su tutti le Smart Tv (come fa ad esempio Netflix) e visibile solo da chi ha una connessione internet molto performante.

Piattaforma tra l’altro carissima, con ben 10 euro al mese richiesti per vedere solo il 30% delle partite di Serie A, con una qualità video discutibile ed una stabilità che ha già rovinato la prima di campionato a tantissimi tifosi laziali e napoletani (con l’Inter tutto ok, ma il goal di Berardi è arrivato su Dazn un minuto dopo). In più, senza poter sapere in anticipo quali saranno i match trasmessi.

LA SOLUZIONE IGNORATA: VIETARE LE ESCLUSIVE

Ma l’aspetto più assurdo e vergognoso di questa autentica porcata (perché solo così la si può definire) è l’averla presentata come rivolta ad una maggiore pluralità dell’offerta in contrasto con lo strapotere di Sky in primis e Mediaset Premium.

In realtà, però, come ha riscontrato di recente anche il Codacons, queste scelte scellerate hanno gravemente danneggiato i consumatori, incrementando i costi e riducendo la qualità di servizio e di scelta.

Eppure non sembra così difficile da applicare la misura per contrastare con efficacia i regimi monopolistici ed oligopolistici, difendendo così la pluralità dell’offerta. Un’idea che solo a corrotti e cialtroni non può essere venuta in mente: vietare per legge le “esclusive”; bandirle del tutto. Nessuno può avere in esclusiva nessuna partita di Serie A e B, ma solo acquistarne i diritti a prezzi competitivi e non esorbitanti. In questo modo, fin da subito, potrebbero esserci più attori sulle scena e maggiore scelta per gli utenti.

Anche per Champions ed Europa League, si potrebbe lavorare per abbassare i costi di concessione dei diritti televisivi permettendo la trasmissione degli eventi in contemporanea su più piattaforme invece che su una soltanto. A quel punto, chi offre il servizio migliore ottiene più abbonati e vince la gara con i competitor. Del resto, è ciò che già accade in buona parte per la telefonia, con l’ingresso di nuove realtà come Iliad che hanno costretto le big company a fare meno cartello e a pensare ad offerte ad hoc per non perdere quote di mercato.

Nessuno può ottenere questo assurdo diritto di imporre una scelta obbligata su tot eventi, tra l’altro non essendo neppure all’altezza di seguirli e presentandolo come un vantaggio per l’abbonamento, con vera e propria pubblicità ingannevole. Dazn, Sky e Premium trasmettono tutte le partite che possono permettersi di acquistare (senza sborsare di più per ottenere le esclusive) e l’utente finale decide a chi abbonarsi, come dovrebbe essere in un (sano) regime di libero mercato.

Solo in questo modo si garantisce in maniera piena la concorrenza tra operatori e si tutelano i consumatori. In tutti gli altri casi, sussistono condizioni vessatorie e pratiche commerciali aggressive che sono espressamente vietate dal codice del consumo.

ANCHE SKY MOLTO SCORRETTA

A parte le pubblicità in grande stile che parlano di “stagione imperdibile” con la voce di Caressa, anche Sky si è dimostrata molto scorretta con i suoi abbonati vecchi e nuovi: costo mensile praticamente invariato, ma solo 7 partite su 10 disponibili e…senza serie B. In più, dato il pastrocchio creato con Dazn e la suddivisione dei diritti televisivi, per il povero utente finale è anche impossibile sapere in anticipo quali saranno i match che potrà vedere sulla pay tv di Murdoch. Una situazione inaccettabile e senza precedenti, che sputa in faccia a tutti i tifosi e gli appassionati di calcio in Italia ed agisce in maniera predatoria e appunto molto scorretta.

Come detto, la soluzione ci sarebbe. Peccato che al momento pare non averla contemplata neppure il Codacons, che sottolinea in maniera sacrosanta gli aspetti vessatori e le policy commerciali vietate, ma non prende in considerazione quello che probabilmente resta il fulcro del problema: le esclusive concesse a suon di milioni. Occorrerebbe quindi una norma che obblighi tutti i fornitori di questi servizi ad acquistare almeno tutte le partite di Serie A. Per le competizioni europee, è chiaro che il discorso può risultare più complesso ed oneroso, ma siamo certi che una soluzione non dannosa per i consumatori e non insostenibile per le aziende si potrebbe trovare, aprendo il mercato ad altri operatori e tenendo i costi dei diritti più bassi poichè spalamti tra più soggetti.

DAZN E SKY: CONCORRENZA REALE O FARLOCCA?

In ultimo, è interessante notare alcuni altri dettagli su cui il Codacons farebbe bene ad indagare con solerzia e cura, ovvero i legami troppo stretti che potrebbero esserci tra Juventus, Dazn ed il colosso di Murdoch, decisamente troppo collaborative per essere in concorrenza. Il Ceo della nuova e claudicante piattaforma streaming, James Rushton, è membro anche dell’Aspen Institute, cui vicepresidente è John Elkan. Certo, questo da solo non basta a provare legami diretti e scambio di favori tra le tre società, ma c’è poi CR7 divenuto testimonial globale proprio per Dazn e Sky stessa sponsor della Juventus; ci sono conduttori ed opinionisti scambiati tra le due realtà; ci sono i ticket scontati che Sky ha fornito ai propri abbonati per pagare meno l’abbonamento mensile; c’è il fatto che come noto le partite di Dazn saranno visibili tramite decoder Sky e tutta un serie di “carezze” ed ammiccamenti reciproci che come minimo devono destare qualche sospetto a chi vigila.

Del resto parlano i fatti: come detto Sky non ha perso un centesimo perché i costi dei suoi abbonamenti per seguire il calcio non sono calati. Anzi: se dovesse esistere un accordo con Dazn per ottenere una provvigione sui ticket scontati, ci guadagnerà addirittura di più. La piattaforma di Rushton, dal canto suo, ha ottenuto un’esclusiva senza la quale non avrebbe mai potuto competere ad armi con i due principali fornitori italiani e sarà cortesemente ospitata da quella del magnate australiano.

Certo: tale concessione l’ha comprata regolarmente, ma la facilità e rapidità con cui ci è riuscita potrebbe essere anomala. Così come è un po’ anomala o comunque poco comprensibile la pubblicità ossessia che si vede in tv per promuore in primis la promuncia corretta del nome, quando con la suddetta esclusiva chiunque oramai conosce (suo malgrado) la piattaforma e si è rassegnato a doverla usare per seguire la propria squadra, al di là della giusta pronuncia. Perché quindi investire tanti soldi in promo televisive, quando la piattaforma ha evidenti limiti e carenze e, soprattutto, se come abbiamo detto è una tappa obbligata per chiunque voglia seguire tutta la serie A e la Serie B quest’anno?

Insomma: molti disservizi, altrettanti dubbi e anomalie; non poche stranezze nella gestione pre e post campionato dei diritti tv per i match italiani. La speranza è che, per una volta, i consumatori riescano a dimostrare di non essere mere vacche da latte nate per essere spremute fino allo stremo, trovando un moto di protesta comune e non regalando ulteriore denaro a chi dimostra ben poca cura dei loro interessi.

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".

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