Cari Juventini, vi spiego perché il calcio è soprattutto spettacolo

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14/03/2018 Germano Milite 10479

Se digitate su Google immagini le parole “calcio spettacolo”, nei primi tre risultati compariranno i giocatori di Barcellona, Real Madrid e Napoli. Scorrendo più in basso, ancora numerosi scatti di Insigne, Mertens, Callejon e persino Higuain in maglia rigorosamente ed esclusivamente azzurra. La prima foto della squadra bianconera è la numero 48. Per vedere un giocatore juventino in primo piano, invece, si dovrà pazientare fino alla 91esima foto (Dybala). Il resto, è un trionfo delle tre maglie partenopee e nere e blaugrana.

In effetti, da quando il Napoli sciorina bellissimo calcio e finisce sui giornali di tutta Europa, offrendo punte di spettacolo che fanno godere qualunque appassionato e non solo chi tifa per gli azzurri, la squadra più vincente, potente e prepotente d’Italia, famosa anche per la sua scarsa sportività, intona in maniera ossessivo-compulsiva quel leit motiv lanciato dal suo stesso allenatore: “Lo spettacolo si fa al circo”, o la sua variante “non siamo mica agli Oscar?”.

Leggo i commenti sbeffeggianti e puerili di questi tifosi bianconeri, che in effetti da 6 anni vincono la Serie A senza troppi patemi e sfiorano la Champions (venendo asfaltati ed umiliati in finale, ma comunque arrivandoci) e resto a metà tra il basito ed il nauseato.

Sembra infatti di leggere gli sfottò di tanti bulletti strapieni di complessi che, appena vedono chi è sempre stato sotto il loro schiaffo fare qualcosa di positivo ed essere notato, devono subito svilirlo, schernirlo; sminuirlo in ogni modo possibile presi dal terrore di perdere un po’ d’attenzione.

Voglio dire: mi meraviglio sempre nel constatare quanto il tifo calcistico faccia regredire così tanto, così tante persone che pure non sono affatto stupide. Possibile che, da vincenti cronici, si abbiano poi atteggiamenti così inesorabilmente da perdenti patologici? Il tuo avversario ha (per ora) solo una cosa in più di te: il bel gioco, le geometrie, lo spettacolo che concede a chi lo guarda muoversi in campo.

È, spesso, una vera e propria gioia per gli occhi e… non c’è assolutamente nulla di male ad ammetterlo, concedendogli questo merito oggettivo senza che ciò intacchi il fatto che “sivabbèmaseimoltopiùbravotubimbobello”.

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Tanto, alla fine, fino ad oggi sei tu quello che vince, colleziona altri trofei e, con spregio del ridicolo, si vanta dei titoli come se li avesse sul serio vinti lui sul campo (anche se magari quando sono stati conquistati non era neanche nato).

Molti tifosi juventini sono, per certi versi, lo specchio fedelissimo di questo paese malato di invidia ingiustificata, complessi d’inferiorità e doppiopesismo puerile.

ANCHE GLI JUVENTINI, NEL LORO PICCOLO, PIANGONO

E infatti, un altro esempio eclatante di questa cartina tornasole dell’italiano (juventino) medio è quell’altrettanto famoso mantra bianconero che intona, odiosissimo ed ipocrita:”I napoletani sono provinciali. Parlano solo degli arbitri. Si lamentano sempre quando perdono”. Poi anche l’immancabile sfottò, ogni volta che la Juve vince contro gli azzurri: ”Eh, o’ fatturat”, citando in maniera canzonatoria i pur giustificatissimi riferimenti all’enorme divario finanziario, economico, storico e societario che rimane tra le due compagini. A tal proposito ricordiamo anche un altro dato clamorosamente ignorato praticamente sempre, quando si fanno confronti tra bacheca: la Juve è nata nel 1897, mentre il Napoli solo nel 1926, quindi ben 29 anni dopo. In più: di quel Napoli del 1926 non rimase praticamente nulla dopo il fallimento e la ripartenza dalla C, avvenuta nel 2004. Dunque: 1897 contro 2004. Magari la grande disparità di coppe e trofei sta tutta lì. Se “domani” uno sceicco acquista la società partenopea, a vincere il campionato per 6 volte di fila potrebbero essere altri, visto che già quest’anno si “rischia” l’impresa.

Tornando al doppiopesismo iper-fazioso, però, parliamo di quando di recente la vecchia signora ha pareggiato in casa con gli Spurs, forti ma di sicuro non imbattibili (come il ritorno ha dimostrato) e cosa succede? Max Allegri si traveste da un Mazzarri o un Sarri qualunque e…“piange”, accampa scuse; mette le mani così avanti da trovarsele dietro le spalle e, riferendosi alle superpotenze europee del pallone, inizia ad intonare proprio quei discorsi che in bocca ai napoletani sono tanto provinciali, perdenti e vittimistici: il fatturato, gli investimenti, la rosa, gli ingaggi, “abbiamo comunque fatto tanto fin qui” ecc. Addirittura il Tottenham diventa una squadra “alla pari” della Juve e, il cammino in Champions dei bianconeri, quasi un’impresa epica da celebrare anche qualora si uscisse già agli ottavi, come un Napoli qualsiasi.

Per non parlare dei piagnistei sul VAR (che alla fine si è “regolato” e non ha più penalizzato i bianconeri), dei presunti complotti per far vincere il campionato al Napoli, di #MertensACrotone, #KoulibalyABologna e frigname vario letto ovunque: su forum ufficiali, canali satellitari tematici, giornali, trasmissioni televisive e via discorrendo.

Insomma: anche gli juventini, nel loro piccolo, appena non sono primi, piangono e dimostrano tutta la loro scarsa abitudine a subire ciò che ogni altra squadra subisce da sempre: i torti arbitrali e le sviste a sfavore con annessi punti “scippati”.

GUARDARE CHI FA MEGLIO, PER FARE SEMPRE MEGLIO

Che poi, concludendo, vogliamo sul serio dirla tutta? È veramente da perdenti ed insicuri cronici guardare chi sta peggio, prenderlo in giro e crogiolarsi in questo modo della propria superiorità. Il Napoli gioca meglio ma (per ora) non vince nulla? Benissimo, ma perché non soffermarsi sulle altre squadre che giocano benissimo e vincono anche più della Juventus? A dimostrazione che bel gioco e trofei, quando sei veramente un top club europeo, sono praticamente la regola e non un qualcosa che va scelto in maniera alternativa?

E sì, cari amici juventini, vi svelo un segreto che fate finta di non conoscere: il calcio è prima di tutto spettacolo, show, giocate corali e colpi di genio dei singoli (che voi pure avete, per carità) che deliziano non solo chi tifa una squadra, ma chiunque ami questo sport. Ridurlo solo ad un triste giochino machiavellico e totalmente votato al pragmatismo, è di una tristezza inenarrabile. Quando gioca la Juve, 9 volte su 10 gode solo chi è juventino. Quando giocano altre squadre, può giustificare il costo del suo abbonamento alla pay tv anche chi non è legato a quelle squadre ma ama lo spettacolo.

Che se nel calcio conta solo vincere e tutto il resto è addirittura qualcosa di cui vergognarsi, allora chiudiamo il sipario e concediamo d’ufficio altri 35 scudetti alla Juventus. Di sicuro qualche tifoso gobbo sarebbe anche capace di festeggiare fiero. Che magari il Napoli quest’anno non vincerà nulla, ma i suoi tifosi migliori avranno comunque vinto una serie incredibile partite strepitose ed emozionati. E no: non è una “consolazione”, ma l’essenza stessa del gioco del pallone. Arriveranno anche i trofei, perché alla fine è per quelli che si passa alla storia e sono quelli gli obiettivi concreti da porsi, se si vuole diventare un grande club. Però, giocare bene, è di sicuro il primo passo per vincerli!

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".

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