E se dicessimo che le donne sono nate per un errore genetico?

Agosto 13, 2016
Germano Milite
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Ebbene sì: a quanto pare le donne sarebbero nate per un errore della genetica.  Non solo, volendo essere ancora più precisi, ci sono anche altre considerazioni da fare. Ve le elenco di seguito:

“Il Multitasking? Donne inferiori agli uomini. Lo dice la scienza”

“Gli uomini sono più intelligenti e dinamici delle donne, imparando meglio e più in fretta”

“Il cervello degli uomini è più evoluto di quello delle donne”

Ecco: se il mio giornale pubblicasse articoli con titoli simili, quante (sacrosante) critiche riceverebbe? Quanti lo boicotterebbero e (giustamente) chiederebbero la mia testa?

Bene, vi svelo una cosa: i titoli che avete letto sono tutti veri e per nulla inventati, pubblicati da quotidiani come La Repubblica ed il Corriere della Sera o La Stampa. Solo che, al posto del sesso maschile, ci trovate magnificato ed idolatrato il sesso femminile.

Cioè: se cercate su Google esiste sul serio il titolo che parla di uomini nati da un errore genetico, secondo un’autorevole rivista scientifica. O di donne biologicamente superiori in tutto dal punto di vista dell’apprendimento (secondo leggende metropolitane). Anche la bufale del gentil sesso che sarebbe più bravo nel multitasking (evidentemente sono donna da 30 anni e non lo sapevo) è ripetuta continuamente e fatta passare come verità scientifica, pur non avendo alcuna ricerca degna di tale nome a sostegno.

Ma perché succede questo? Perché accettiamo senza battere ciglio che il sesso maschile sia ritenuto “inferiore” da orde di femministe frustrate quanto annoiate, che stuprano giornalmente le loro antenate eroine e non sanno far altro che sparare rivendicazioni inutili e patetiche come questa?

Si denota, infatti, una chiara quanto intollerabile e crescente forma di doppiopesismo discriminatorio, che ha ribaltato la retorica (ovviamente delirante) che voleva le donne inferiori fisicamente ed intellettualmente rispetto agli uomini. Ora è il maschio il sesso difettoso, inetto, incapace, da relegare al dileggio perpetuo e trattare a pesci in faccia. Non solo, però: noi siamo anche carnefici a prescindere, orchi, rozzi, naturalmente portati al “femminicidio” ed alla violenza. Nasciamo assassini, per “inquinare” un mondo che, se fosse popolato da sole signore, sarebbe paradisiaco, perfetto; giustissimo e privo della minima forma di violenza.

BUFALE CLAMOROSE, DIFFUSE COME VERITA’ STATISTICHE

Sono oramai non solo tollerati ma applauditi e condivisi in maniera virale titoli lanciati da giornali come il Corriere della Sera (sic!!) che sentenziano: “Donne: gli uomini le uccidono più del cancro”. Una balla colossale e grossolana, ospitata dal primo giornale italiano e per mesi ripresa senza la minima rivisitazione critica o tanto meno rettifica di un titolo ovviamente fuorviante e falso. Per inciso: le donne italiane muoiono in primis per problemi cardiovascolari (troppe “curvy” alle quali non si può dire che devono magnà de meno, sennò si offendono) e appunto cancro. Poi ci sono gli incidenti stradali a prendersi n’altra bella fetta di “vite rosa”, che a quanto pare sono quelle che contano di più. I “femminicidi”, nei quali si fanno rientrare spesso anche quelli compiuti da donne, giusto per aumentare in malafede un numero per fortuna sempre più esiguo di vittime, rispetto alle tre cause principali appena elencate, sono in una percentuale talmente ridicola ed insignificante che non dovrebbero proprio essere messi a paragone. Parliamo di centinaia di migliaia contro un picco di 179 nel 2013, che per fortuna è andato calando nel 2014 (136), 2013 (129) e 2016 (30, al momento). Eppure, il Corsera, attraverso il blog femminista 27ora, ignora questo dettaglio e tenta impunemente di far passare un messaggio folle: i “maschi” si svegliano la mattina assetati di sangue femmineo e sono quasi tutti potenziali serial killer pronti a compiere stragi. Alcune femministe, assetate di sussidi e fondi pubblici che vengono invocati a pioggia per la lotta al “femminicidio”, farebbero passare come tale anche un incidente stradale dove alla guida c’è un uomo che muore sul colpo insieme alla passeggera donna. In realtà, parlare solo di donne uccise, rischia seriamente di far sottovalutare un altro fenomeno endemico che riguarda gli episodi di violenza domestica, sia fisici che psicologici, subite da donne ed anche da uomini.

IL SESSISMO ECLATANTE DEL CONI, PASSATO SOTTO SILENZIO

Che poi, mentre possiamo dire che le donne hanno un QI più alto di quello degli uomini se a supporto di tale affermazione c’è una seria ricerca scientifica, non possiamo dire una cosa ovvia e naturale, ovvero che gli atleti sono fisicamente più forti delle atlete. Se lo facciamo, il femminismo isterico sproloquia. Il che sarebbe come se gli uomini insorgessero perché gli viene detto che sono più pelosi del gentil sesso.

La ridicola lotta guerrasessista è dunque una pratica per annoiati e cervelli disabitati, che paradossalmente crea tanto chiasso su temi di risibile importanza mentre o distorce e mortifica quelli importanti o li fa passare in secondo piano.

Un esempio eclatante? Il titolo (indecente ed inutile) sulle atlete cicciottelle ha scatenato un dibattito infinito e portato addirittura al licenziamento in tronco di un direttore responsabile. La petizione per chiedere al Coni, nel 2016, di non ragionare come due secoli e di ritenere anche le atlete delle professioniste e non delle semplici dilettanti, fa fatica a prendere piede.

Un regolamento assurdo e retrogrado, effettivamente e smaccatamente maschilista e sessista, non ha infatti scatenato neppure lontanamente l’interesse ottenuto da un semplice titolo idiota come se ne partoriscono a decine ogni giorno. Intanto, anche le campionesse olimpiche, incredibilmente, continuano ad essere considerate “dilettanti”, con tutte le conseguenze (nefaste) del caso su compensi, previdenza sociale, assicurazioni, gratificazioni e dignità.

L’UNICA BATTAGLIA CHE DOVREMMO COMBATTARE TUTTI, COME PERSONE

Le autrici dell’Huffington Post, da brave radical chic impigrite da una vita di privilegi e da odio malato nei confronti degli uomini (odio che andrebbe curato con una terapia ad hoc), preferiscono infatti sbraitare se un cronista si permette di dare il merito della vittoria di un’atleta anche al suo coach/marito (come detto: gli uomini sono inferiori e non possono mai avere meriti) o contro l’altro giornalista che, povero lui, sostenendo che una campionessa riuscisse a saltare “praticamente come alcuni suoi colleghi”, ha osato sostenere una cosa ovvia, ovvero che gli atleti uomini sono fisicamente quanto naturalmente più potenti.

A queste signore sempre indignate che passano più tempo a rivendicare che a lavorare, oltre al consueto impiego in miniera che una femminista di ferro non dovrebbe temere, consiglio anche di portare in spalla per tre piani pesi da 15-20kg e dirci se riescono meglio o peggio di un loro equivalente maschio.

La verità, banale quanto ostinatamente nascosta, è che siamo (per fortuna) diversi e per molti versi complementari. La natura, nella sua straordinarietà, ci ha creati e fatti evolvere in modo tale da completarci e sostenerci a vicenda. La competizione virulenta alla “vediamo chi è superiore”, è una forzatura moderna quanto rovinosa che danneggia tutti e fomenta la solita, triste guerra tra poveri, facendo perdere il focus sull’unica battaglia che dovremmo combattere tutti: donne, uomini, gay, etero, trans giganti, immigrati, autoctoni, nani, bianchi, neri, siriani, americani, ebrei, cristiani, islamici ecc: quella per una migliore e più redistribuzione del reddito.

Perché oggi, piaccia o no, l’uguaglianza ed il rispetto sono sempre di più solo una questione di prezzo. Chi ha soldi e potere per comprarsela, non ha alcun problema ad inserirsi e a vivere sereno nella società. Mi piacerebbe vederci combattere uniti dall’unica categoria degli esseri umani, delle persone e non dalle sottocategorie oggi tanto in voga per le guerre di classe dove a vincere sono sempre quelli che hanno già tutto e mai quelli che si scannano per le briciole.

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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