Perchè il ddl Lorenzin “calpesta la Costituzione”: una storia vera

Ottobre 7, 2015
Maria Melania Barone
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Alcuni dei punti in cui il ddl Lorenzin per molti osservatori fa acqua: “Risparmiare è giusto, ma bisogna fare economia secondo logica e giustizia, non secondo statistica”. Ecco perchè il criterio di “appropriatezza” non è applicabile alla medicina ed ecco perchè questa riforma della Sanità è accusata di calpestare l’Art 32 della Costituzione. Una storia vera che sembra smentire il Ministro Lorenzin e che sostiene che “il criterio di appropriatezza va eliminato perchè in alcuni casi è letale”                                                                                      

Contro i tagli alla Sanità voluti dal Ministro Beatrice Lorenzin, la stampa e la rete si sono sbizzarrite. Su Change.org è stata anche aperta una raccolta firme che, in pochi giorni, ha raccolto quasi 12.000 nomi e cognomi di italiani, tutti furiosi per un ddl considerato “letale“. L’iniziativa è stata denominata #operazioneippocrate, in nome del padre della medicina occidentale.  L’accusa mossa appare chiara: “Il ddl Lorenzin viola l’articolo 32 della Costituzione e finisce per ledere i diritti fondamentali su cui si fonda la carta costituente della nostra Repubblica“.

Ultimamente, il Ministro, al corrente di tutte le critiche, ha dovuto impiegare gran parte del suo tempo per tranquillizzare gli animi partecipando a trasmissioni televisive e rilasciando interviste, come quella pubblicata anche da noi ( la trovate qui ).  Nelle sue dichiarazioni, però, Lorenzin non cita tutti i punti del suo decreto (che vale un rispario di 13 miliardi) che le sono stati aspramente criticati, cercando invece di spiegare ai cittadini che “non cambierà nulla“. Viene da pensare, dunque, che forse il Ministro non sappia cosa significa, ad esempio, dover combattere con un medico di base che non vuole prescrivere un semplice farmaco di 10 euro per paura di ritorsioni della Asl ( del resto i parlamentari godono di prestazioni sanitarie totalmente gratuite per sè e per i parenti, ndr).

Ma la critica peggiore arriva dai rappresentanti delle categorie dei medici, che insistono sul criterio dell’appropriatezza etichettato non solo come inadeguato e ricattatorio ma anche come “pericoloso” per il corretto esercizio della professione medica. Dopo il dibattito da Bruno Vespa in cui il Lorenzin ha tentato di far ingoiare la pillola ai telespettatori, con una conduzione che a molti è apparsa un po’ troppo “morbida” e benevola, sono seguite moltissime altre interviste.

L’ex deputato Giorgio Schmidt (Forza Italia) scrive sul suo profilo facebook: “I farmaci oncologici biotecnologici, che colpiscono in maniera intelligente le cellule sane, non arrivano in corsia in Italia. Si tratta di farmaci contro il cancro, che non danneggiano le cellule sane. Terapie di ultima generazione, già approvate dall’agenzia per il farmaco europea (European Medical Agency), che, nelle more dell’attesa dell’autorizzazione Aifa (l’agenzia per il farmaco italiana), finiscono in una lista temporanea, appositamente creata dal decreto Balduzzi, (d.l.13 settembre 2012, n. 158). la cosiddetta lista Cnn, o fascia non negoziata, a totale carico delle strutture ospedaliere. Peccato che, secondo l’associazione oncologici italiani (AIOM) molti ospedali non hanno budget, e così ne impediscono agli oncologi la prescrizione.
Altro che decreto sull’appropriatezza degli esami. Il ministro affronti questi problemi che sono di primaria importanza.
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Critiche a Lorenzin sono arrivate a suo tempo anche dal dirigente dell’Istituto Tumori Fondazione Pascale di Napoli, Antonio Marfella, che da tempo si fa promotore di una riforma che contempli il taglio dei farmaci inefficaci che potrebbero far risparmiare allo Stato decine di miliardi di euro. Il perché non si agisce in tal senso, second i più “malpensanti”, è dovuto al fatto che le lobbies del farmaco restano intoccabili, ma non il diritto alla Salute.

COLESTEROLO – Non solo le RM sono nel mirino, ma anche altre prestazioni come quella dell’analisi del colesterolo totale nel sangue. La Lorenzin lo mette nella lista di proscrizione eppure si tratta di una voce di “vitale” importanza. Sul colesterolo è nato un vero e proprio business che ha finito per inghiottire anche il settore alimentare. E questo perchè il colesterolo fa paura: è causa di infarti ed ictus dovuti all’ostruzione delle arterie e interessa ormai gran parte della popolazione mondiale. L’infarto è la prima causa di morte al mondo, uno dei maggiori fattori di rischio è appunto il tasso elevato di “colesterolo cattivo”. E quindi, di conseguenza, la domanda sembra lecita: perché tagliare proprio le prescrizioni che concernono il colesterolo totale, voce che spesso va affiancata alle altre per una lettura completa degli esami ematici. Il ddl prevede questi esami una volta ogni 4 anni. Il problema però è che, 4 anni, per un uomo sui 45 affetto da ipercolesterolemia, possono anche essere letali, così come può essere letale un improvviso aumento del colesterolo cattivo in soggetti che non hanno mai avuto problemi.

Mentre i cardiologi italiani si preoccupano e attendono risposte dal ministro, YOUng ha raccolto una storia che mette in evidenza le enormi falle del ddl voluto dal Ministro e lo fa direttamente dalla Terra dei Fuochi.

UNA STORIA DA LEGGERE

La storia è quella di Antonietta, signora di 60 anni. Vive a Casoria, in provincia di Napoli e ha due figli di cui una laureata in Legge con 110 e lode che sta per sposarsi. Dopo aver scoperto un nodulo al seno, il suo medico le prescrive una mammografia ed un’ecografia per scongiurare la presenza di un tumore. Si tratta di prestazioni che il Sistema Sanitario garantisce a donne della sua età come forma preventiva; sono esami ritenuti universalmente validi per scongiurare diagnosi infauste e le diagnosi infauste, Antonietta, le conosce benissimo. Del resto sua sorella di 63 anni è stata operata di tumore al seno proprio l’anno prima e due sue sorelle sono morte di cancro all’utero. Eventi tristemente all’ordine del giorno nella Terra dei Fuochi.

Antonietta sa che se il referto risulterà positivo dovrà sottoporsi ad una mastectomia, se invece la risposta dovesse essere negativa il suo medico le prescriverà solo una visita senologica. Un medico particolarmente scrupoloso le prescriverebbe una RM per fugare ogni dubbio. Ma col deficit finanziario della sanità campana i medici ormai da anni desistono dal prescrivere accertamenti ulteriori. Da tempo, infatti, le Asl. non appena arrivano con l’acqua alla gola, avviano un contenzioso con alcuni medici accusati, secondo loro, di aver prescritto troppi farmaci o troppe prestazioni. Per fortuna arriva il giorno in cui Antonietta può ritirare la risposta: l’esame risulta negativo.
Quel sospiro di sollievo però si trasforma ben presto in un enigma: Antonietta sente dolore e crede che non sia possibile che non abbia nulla, quindi torna dal suo medico per convincerlo che “sente che quell’indurimento non è normale e che in vita sua non è mai stata ipocondriaca“. Il medico si rifiuta in un primo momento, ma data l’insistenza di Antonietta le prescrive la RM.

Antonietta riesce a prenotarla con urgenza presso l’Istituto Tumori Fondazione Pascale di Napoli. Qui la risposta è chiarissima: ha una massa anomala al seno sinistro e deve sottoporsi necessariamente a mastectomia. Successivamente all’asportazione integrale del seno i medici analizzeranno il tumore per capirne l’entità, ebbene: è stato asportato in tempo, confinato in quella zona ben delimitata senza possibilità che abbia creato metastasi. Questo ha potuto consentire ad Antonietta di evitare la chemioterapia che ha finito per uccidere suo fratello.

Cosa sarebbe accaduto se fosse entrato già in vigore il decreto che sancisce i tagli alla Sanità per 208 prestazioni tra cui le costosissime risonanze magnetiche? Sarebbe accaduto che il medico, dipendente dall’Asl territoriale perennemente in deficit, le avrebbe imposto il rimborso della prestazione in caso di referto radiodiagnostico negativo.

Per questo i primi firmatari della petizione #operazioneippocrate chiedono: “Giacchè il Ministro fa finta di non sapere che questi tagli si sommano a una situazione già precaria e costituisce uno strumento per molti ricattatorio in mano alle ASL, che così finirebbero per chiedere ai medici conto delle prescrizioni in eccesso e chiedere il risarcimento. Un risarcimento che i medici dovrebbero pagare di tasca propria perchè, la premura e la professionalità, in Italia hanno un prezzo. Questo prezzo vale o la vita di una persona, o i soldi di un professionista. A questo punto due sono le cose: o la Lorenzin si decide ad ascoltare altre proposte di riforma, sicuramente più sensate e “salutari” oppure agisce per la prima volta da persona coerente e rinuncia al rimborso integrale per le spese sanitarie per sè e per i parenti. Risparmiare è giusto, ma bisogna fare secondo logica e giustizia, non secondo statistica. Il criterio di “APPROPRIATEZZA” ideato dalla Lorenzin è uno dei criteri che cammina sulla Costituzione e lo fa con tutte le scarpe“.

L'AUTORE
Giornalista pubblicista nasce a nel cuore di Napoli ma vive in molte città italiane, dopo aver compiuto studi umanistici si interessa al mondo editoriale con particolare attenzione alla politica, ambiente e geopolitica.
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