Appello ai giovani italiani: siate più choosy e più bamboccioni

Settembre 24, 2015
Germano Milite
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Si parla sempre tanto (e spesso a sproposito) di lavoro e compensi. Molte volte ho sentito schiavi felici sostenere di riuscire a vivere (da soli) con 1000 euro al mese, in alcuni casi anche con meno. Proprio l’altro giorno ho però scritto un editoriale dove parlavo della crisi reale e di quella inventata, che serve solo a favorire la deflazione salariale (l’Italia è l’unico paese europeo insieme a Cipro e alla Grecia dove si verifica il fenomeno) e l’accumulo di somme crescenti di denaro da parte dei vari avidi malati di mente, dei vari capoccia e di tutti coloro che si sono arroccanti su una posizioncina di rendita e non vogliono schiodarsi da lì. Ho tentato di spiegare che esiste un disegno, una precisa volontà politica che vuole la disoccupazione sopra certi livelli ed i salari minimi sempre più bassi. Una volontà politica che, fuor di dietrologia spiccia e quindi fuorviante, è ovviamente sostenuta in maniera più o meno inconsapevole proprio da coloro che la subiscono e dai piccoli e grandi speculatori che, ad esempio, a Roma fittano stanze (stanze, non appartamenti) a 600 euro al mese e preferiscono avere studenti con genitori paganti piuttosto che onesti lavoratori con stipendi da 1200 euro mensili.

Oppure dei proprietari dei call center che pagano 3 euro lordi per ogni contratto da 1000 euro annui concluso dai propri dipendenti. O quelli dei contratti luce e gas, che mandano orde di giovani e meno giovani a consumarsi le suole delle scarpe (e a tentare di truffare anziani ed ingenui) salvo poi pagarli, quando li pagano, con provvigioni ridicole. O ancora i ristoratori che ti fanno pagare un piatto 15 volte di più rispetto a quanto costa loro e poi hanno il personale a nero. Insomma: dai pesci piccoli e medi fino ai Marchionne o alle Bridgestone (che in Italia continua a tagliare i compensi degli operai a suon di 200 euro al mese per volta), la “crisi reale” è oramai una componente senza dubbio minoritaria rispetto a quella utilizzata come alibi per aumentare le disuguaglianze, fiaccare le masse e controllarle meglio.

1300 EURO FISSI AL MESE PER VIVERE

Ciò che però voglio proporvi oggi, come avete letto nel titolo, è un ragionamento provocatorio che si basa su un’analisi  lucida, fondata sui numeri. Ho deciso infatti di fare un conteggio “ragionieristico” per capire quanto mi occorre spendere al mese per vivere da solo, in una provincia del Sud e con una casa al terzo piano senza ascensore né riscaldamento che, condivisa con una compagna, ha un fitto particolarmente basso.

Rata auto: 220 euro

Rata assicurazione: 85 euro

Costi manutenzione auto, straordinaria ed ordinaria: 170 euro

Bollette (gas, luce, internet): 60 euro

Spese carburante: 150 euro

Abbonamento mobile: 45 euro

Fitto: 140 euro

Bollo auto: 20 euro

Spese alimentari: 250 euro

Totale: 1140 euro fissi al mese, senza ovviamente considerare tasse, particolari spese impreviste, eventuali viaggi, cene e pranzi fuori e spesa non al Discount, vestiti (e chi li compra?), cure mediche e soprattutto figli (figuriamoci). Ho però conteggiato le spese di manutenzione auto sostenute in un anno in cui ho distrutto sulle strade dissestate 4 pneumatici e due ammortizzatori, subendo due episodi vandalici con rottua di finestrino posteriore e fanale anteriore sinistro e dovendo sostituire anche la centralina dell’impianto gpl.

Volendo vivere da mamma e papà, con vitto, alloggio e bollette quindi non conteggiati, scendiamo a circa 850 euro. Prendendo meno l’auto possiamo tirare fino ad 750, non offrendo una cena o un pranzo manco morti ed evitando di fare una vita sociale, mangiando sempre e solo a casa dei miei, posso forse arrivare a 600 euro mensili fissi, ovvero quel milione e 2000 mila lire con il quale, fino a qualche decennio fa, vivevi dignitosamente anche da solo.

Se nel 1999 ci avessero raccontano che nel 2015 per arrivare alla fine del mese non sarebbero bastati quasi 3 milioni di lire e che, a Roma ed in tutte le città italiane più care, eserciti di 40enni sarebbero tornati a fare la vita degli studenti fuori sede pur con uno stipendio che appena 20 anni fa avrebbe garantito una vita tranquilla, non penso ci sarebbe risultato agevole crederci. Eppure è così e chi lo nega è di sicuro in malafede, un mantenuto o “co-mantenuto”; qualcuno che non ha alcuna ambizione di vita dignitosa o che può fare affidamento su altre rendite dirette ed indirette (case in affitto, casa di proprietà, patrimonio messo da parte in tempi più floridi ecc). E da questo ragionamento, collegato alla crisi strumentale che aumenta ed alimenta giornalmente la speculazione al ribasso, che parte la mia proposta lanciata almeno ai più giovani: siate molto più choosy, se potete permettervelo; preferite fare i “bamboccioni” piuttosto che lavorare per 600 euro al mese e senza alcuna prospettiva per qualche magnaccia o anche per qualche “multinazionale” o grossa azienda. Non c’è nulla di dignitoso nel farsi sfruttare, credetemi. Non alimentate il lavoro a basso costo, perché i soldi di mamma e papà prima o poi finiranno e voi dovrete rinunciare a tutto, pur lavorando 8-10 ore al giorno.

MEGLIO MANTENUTI CHE SFRUTTATI

E non mi riferisco solo a quei consueti giovanissimi benestanti, laureati e con master (che sembrano essere gli unici esistenti e degni di essere pluri-citati e considerati) ma ai trentenni e a chiunque abbia anche il sacrosanto diritto di ambire ad un semplice e dignitoso posto come guardia giurata o spazzino o impiegato delle poste e pretendere uno stipendio commisurato al costo (minimo) della vita. Non accontentatevi, se avete anche una minima scelta alternativa. Figuriamoci poi cosa dovrebbe fare un docente, sbattuto a 700km casa dietro il ricatto “accetta o non lavorerai mai più come insegnante” con 1300 euro al mese di salario o cosa dovrebbero inventarsi i free lance che guadagnano la stessa cifra, con tutele pari a zero. Altro che “partire e stare muti, ringraziando Dio”. Altro che leggine per vietare anche semplici assemblee sindacali. Qui si dovrebbe protestare molto di più, molto più a lungo, in maniera molto più vigorosa e continuata ed occorrerebbe rifiutare, snobbare; glissare le proposte di lavoro che vanno per la maggiore non per effettiva “crisi” ma solo per odiosa necessità di marginalizzare il più possibile con la scusa del lavoro che manca. Tagliate l’offerta, vedrete che la domanda sarà più dignitosa per tutti.

La sopportazione del sacrificio, in questo caso, non solo non aiuta ad uscire dal circolo vizioso dello sfruttamento strumentale fondato sulla banalissima e diabolica avidità prima ed oltre della cosiddetta “crisi”, ma addirittura ne potenzia gli effetti nefasti. Perché, credetemi, può si china il capo e più si ricevono schiaffi.

Lo ripeto e non occorre un genio per intenderlo: piegandosi si ottiene solo ulteriore richiesta di genuflessione. Accettando letame si ottiene solo altro letame. Farsi sottopagare o non pagare affatto arrivati ai 30 anni, potendo contare sull’integrazione economica di mamma e papà, significa solo peggiorare sempre di più la situazione ed abbassare ulteriormente il costo del lavoro. Tanto vale starsene a casa, in massa, lasciare gli schiavisti senza schiavi e gli spilorci che vi considerano sostituibili e pagabili 3 euro lordi l’ora senza forza lavoro. Che si facciano loro i porta a porta giornalieri, che piazzino loro i contratti telefonici e che servano loro ai tavoli. Figli di famiglia e giovani con alternative migliori e talenti da sfruttare, il mio sogno è quello di sapervi a gigioneggiare per tutto il giorno, facendo magari volontariato e rifiutando ogni proposta lavorativa schiavista. Il mio sogno e vedere chi si arricchisce sullo sfruttamento umano vedere crollare il proprio profitto ed essere costretto a cedere di più del tanto (troppo) che ha.

Naturalmente sono in parte esentati dall’appello coloro che, poveretti, devono lavorare anche per 500 euro al mese perché sul serio non hanno alcuna scelta e, magari, devono anche integrare lo stipendio carente dei propri genitori. Ma non sono (ancora) la maggioranza e, in ogni caso, anche nel loro caso l’accettazione di certe condizioni di lavoro non farà altro che peggiorare la situazione ed impoverirli sempre più. Occorre a mio avviso uno shock forte, una segnale poderoso dato agli speculatori, al “sistema” cialtrone che si masturba per un + 0.3% sul Pil e parla, delirando, di “svolta”.

Il tutto scritto da chi lavora dall’età di 19 anni, si è sempre mantenuto da solo ed ha sempre trovato il modo di aggiornarsi, migliorarsi e trovare spazio nel mondo del lavoro, sia come dipendente che come free lance. Ma ho 29 anni, sono stanco di vedere il paese in cui sono nato e cresciuto auto-distruggersi in questo modo e vorrei tanto godermi lo spettacolo offerto dalle facce delle Fornero, dei Monti, dei Renzi e di tutti i ciarlatori ipocriti di professione terrorizzate dalla rivolta sociale che parte dai più giovani e forti. Sto sognando? Probabilmente, ma resto convinto che se le cose continuano così presto l’incubo lo vivremo realmente. Sono altrettanto convinto che, data la razzia di diritti fondamentali dei lavoratori, dobbiamo iniziare a pensare che oramai abbiamo prima di tutto il dovere, verso noi stessi, di esigere una vita migliore, tutti, anche chi non è un genio, non vuole essere il migliore in tutto ma non per questo deve accettare paghe da fame.

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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