Il Corsera e l’incredibile “spottone” al gioco d’azzardo

Settembre 18, 2015
Germano Milite
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Due giorni fa, sul Corriere della Sera (proprio il Corsera, sì. Non qualche suo fake), è stata pubblicata questa notizia, firmata semplicemente “redazione”. Il pezzo, che di giornalistico ha meno di zero, parla di una fantomatica coppia di “sposi fortunati” che avrebbero chiesto, invece delle solite “buste” e delle consuete liste nozze, 5000 gratta e vinci. I due, dopo aver passato la settimana successiva al matrimonio a grattare i tagliandini, avrebbero vinto la bellezza di 600.000 euro, cambiando di fatto la propria vita.

Il Corsera, che si guarda bene dal fornire dettagli utili a verificare la veridicità della notizia ed ignora bellamente la famosa regola delle 5 W (Who, What, Where, When e Why, ovvero chi, cosa, dove, quando e perché per chi non è pratico con la lingua inglese), celando luogo preciso ed identità dei due fortunati neo benestanti, è invece molto preciso nel citare il “Gratta e Vinci” ed il “Turista per sempre”, proponendo poi un conteggio abbastanza confusionario ed impreciso rispetto al titolo e scrivendo infatti che:”La vincita è stata di oltre 500 mila euro. Con il “Gratta e Vinci” la coppia ha vinto 350 mila euro, mentre con altri biglietti e partecipazioni a varie lotterie ha riscosso 200mila euro più 6mila euro al mese per vent’anni più 100.000 mila euro di bonus finale”. Volendo essere pignoli, infatti, l’ammontare dovrebbe essere di oltre un milione e mezzo di euro e non di 600k.

La “notizia”, che tale non è poiché segue le linee dello storytelling marchettaro, è stata poi ripresa (in maniera finanche più grossolana ed approssimativa) anche da molte altre testate note come Il Messaggero e Leggo, nella consueta maniera copiaincollesca e greggista, giusto per acchiappare i soliti click e fare qualche spiccio con la pubblicità.

Dettagli sulle cifre vinte a parte, è veramente scandaloso ed agghiacciante il modo in cui, online, anche i giornali più blasonati, abbiano oramai abbandonato ogni attenzione anche minima alle regole non solo deontologiche ma anche di buon senso e dignità. Il pezzo in questione è tra l’altro un’eclatante apologia al gioco d’azzardo ed ignora la crescente diffusione della ludopatia.

Non ci basta assistere giornalmente all’insopportabile e bombardante pubblicità che ci invita a “giocare responsabilmente” dopo averci informato che c’è la possibilità di puntare ogni minuto alle corse virtuali di cavalli? Non basta dover assistere allo spettacolo deprimente che va in scena in molte tabaccherie, almeno qui in Campania, dove si vedono giornalmente diverse pensionate che passano l’intera giornata con lo sguardo fisso sui monitor, ad attendere le varie estrazioni in programma? Ma, si sa: il gioco d’azzardo garantisce allo Stato enormi introiti e, volendo seguire la teoria “complottista”, questo genere di (non) articoli sembrano proprio uno spottone clamoroso che invita la gente a tentare ancor di più la sorte. Una sorta di native advertising camuffato (goffamente) da notizia finanche simpatica.

Possibile che l’Ordine dei Giornalisti non si interroghi minimamente sull’opportunità di simili scelte editoriali, anche quando riguardano organi di stampa tanto importanti e seguiti? Possibile che visite e revenue siano oramai gli unici due obiettivi delle testate giornalistiche online? Intanto la notizia ha acquisito una portata virale e, proprio questa mattina, è stata ripresa anche da alcune radio, ovviamente in maniera acritica e riassuntiva. Il messaggio è che, se si “investono” appena 5000 euro nei gratta e perd…ehm e vinci, si ha la possibilità di sistemarsi per tutta la vita. Un messaggio ovviamente fuorviante, che va contro non solo il calcolo delle probabilità ma contro il buon senso. 

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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