Funerali Casamonica: tutte le imprecisioni dei media

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Non si sa quanti italiani siano al corrente del fatto che il comune di Roma, ormai da 5 anni, si chiama Roma Capitale. Il nome è stato cambiato dopo 149 anni, nel 2010, come se qualcuno potesse dimenticare che Roma è a tutti gli effetti la capitale del belpaese. E’ infatti nella cosiddetta “città eterna” che regnano indisturbati non solo i cosiddetti 4 re di Roma, ma s’intrecciano le ingerenze di tutte le mafie, perfino di quelle estere. Nessun tipo di racket risparmia la capitale: dagli intrecci di Carminati, alla vendita dei biglietti falsi dell’Atac, dai comuni sciolti per mafia come quello di Ostia al racket della prostituzione e della droga, al mercato del falso, ai mercatini abusivi come quello che si consuma ogni sera a Trastevere. E poi abbiamo anche i cosiddetti “incidenti di percorso”, come affittopoli, le case popolari date proprio ai Casamonica, ma abbiamo anche un Ministo dell’Interno che non si accorge di come una rifugiata politica venga prelevata per stesso ordine dei suoi uffici e riconsegnata al Kazakistan!
Se il 95% degli italiani non sa che il comune di Roma dal 2010 si chiama Roma Capitale, oggi però il mondo sa che Roma è diventata la capitale internazionale della Mafia. Il funerale del sessantacinquenne capo clan Vittorio Casamonica hanno avuto risalto anche sulle copertine dei tabloid internazionali. Il New York Times ha aperto col funerale in home page e hanno fatto seguito tutti gli altri giornali del mondo.

QUANDO FURONO NEGATI I FUNERALI AL GIORNALISTA WEBLY

welbyMa i punti da chiarire sono ancora tanti e, spesso, sono stati tratti con imprecisioni anche gravi da parte di molti organi d’informazione blasonati. Per cominciare le 12 pattuglie presenti sul posto tra polizia, carabinieri e polizia locale. Ed è qui che si consuma il più grosso dibattito. Perchè non hanno fermato il funerale? E c’è chi invece non da peso a questo perchè, alla fine, era un funerale, il boss ormai era morto. Vero. Ma è anche vero che l’articolo 27 del Tulps (Testo Unico di Leggi sulla Pubblica Sicurezza) conferisce al Questore la possibilità di sospendere un funerale soprattutto dinanzi a quel folclore, a una manovra non autorizzata da parte del pilota dell’elicottero e di fronte a un ingorgo di traffico tanto grande. Il funerale andava fermato, quindi, non per sprezzo o per mancanza di rispetto verso un morto che, chiunque sia stato, non aveva comunque più fiato nei polmoni. Il funerale andava fermato proprio nel rispetto della cittadinanza. La stessa che è rimasta bloccata nelle strade limitrofe per consentire il passaggio della carrozza con i molti cavalli, delle 250 automobili e del corteo funebre. Come è stato detto e ribadito il Questore afferma di non essere informato. Idem per il Prefetto, anch’egli caduto dalle nuvole. Eppure la polizia sapeva, perchè la telefonata era arrivata la mattina alle ore 10, mentre il corteo si stava dirigendo verso la chiesa don Bosco, la stessa chiesa dove anni prima fu impedita la celebrazione del funerale di Piergiorgio Welby. Protagonista di ciò fu il Vicariato di Roma che non si astenne dal precisare il perchè di una simile scelta.

« In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325) ».

Per i funerali del prete suicida in canonica che ammise abusi sessuali invece, nessuna opposizione. Il prete è Maks Suard morto impiccato in canonica. Per lui il Vicariato non si è opposto.

QUANDO IL PAPA SCOMUNICO’ I MAFIOSI

Dal doloroso “non funerale” di Welby sono passati 9 anni, ma il risentimento di molti non è mai finito. Infatti, se il poeta, scrittore e giornalista Welby non ha potuto ricevere la cerimonia funebre con rito cattolico, viene naturale chiedersi perchè dovrebbe riceverli il cosiddetto “boss” del clan Casamonica? Perchè il suicidio è punito e rifiutato dalla Chiesa, ma l’usura e l’estorsione evidentemente no? I dettami di Papa Francesco, però, erano stati chiarissimi e pronunciati in territorio di ‘Ndrangheta pochi mesi fa: “Quelli che non sono in questa strada di bene, come i mafiosi, non sono in comunione con Dio, sono scomunicati“. E quindi il vero nodo della questione è questo: il prete poteva e doveva rifiutarsi di celebrare il funerale, visto il sontuoso rito laico contornato da coreografia abbastanza pacchiana che si è consumata esternamente (ma che lui sostiene di non aver visto). E poi sì, c’è anche la colpa dei vertici che cadono sempre dalle nuvole. La polizia sapeva, ma non i vertici come specificato anche dal Questore durante la conferenza stampa del 24 agosto. E dietro le ormai palesi responsabilità dei vertici ci sono però anche le inefficienze delle strumentazioni degli agenti, come dichiara lo stesso Prefetto Gabrielli e anche la necessità di riformare finalmente la Polizia di Stato. Perchè le informazioni c’erano, ma per qualche ragione i piani alti non sono stati posti nella condizione di riceverle. In pratica nessuno ha notificato che c’era un funerale dei Casamonica, nessuno in realtà si è domandato chi fosse il “mammasantissima” celebrato con un elicottero, una carrozza con cavalli annessi e un corteo di 250 automobili.  Come affermato dallo stesso Prefetto Gabrielli: «Se i vertici delle strutture fossero stati posti nella condizione di conoscere la situazione sicuramente la Questura si sarebbe determinata a far si che le modalità di svolgimento sarebbero state diverse, almeno nella loro manifestazione di potenza. Capisco il legittimo e comprensibile sconforto dell’opinione pubblica».

La Capitale internazionale della Mafia è riuscita a superare persino Totò Riina e Provenzano che, a differenza di altri, sapevano mantenere una maggior discrezione. I Re di Roma camminano in pompa magna tra le vie della città eterna, circondati da un gran numero di soggetti per nulla costernati dal dolore, piuttosto attenti a celebrare la grandezza del loro padre che ha conquistato le viscere capitoline. I nipoti però ci tengono a dire che lo zio era un pesce piccolo e il fatto che fosse indicato come Re, aveva a che fare solo con l’adulazione del personale e dei parenti.

LA DIATRIBA SULL’AMMODERNAMENTO DELLE STAZIONI RADIO

In tutta questa vicenda che, a distanza di 10 giorni, non cessa di calcare la stampa nazionale, ci sono vari punti ancora da chiarire e c’è un corpo di polizia che, per dirla proprio tutta, ha ricevuto forse anche ingiustamente insulti e accuse da parte di una certa stampa. Si tratta della polizia municipale che ha preso parte al corteo non per scortare il carro funebre come era stato detto, ma perchè era arrivata alle 10 del mattino, sostiene il SULPL, “una telefonata in sala radio che avvertiva di una imminente partenza e arrivo di un corteo di  che annunciava la partenza di un corteo di circa 600 macchine con annessi e connessi costituenti un corteo funebre, con tanto di carro funebre. Lungo tutto il tragitto eravamo presenti solo noi e quindi con 6 pattuglie ci siamo barcamenati per chiudere i vari incroci” e tutto, precisano dalla Polizia Locale, “per creare il minor disagio possibile”.  E’ per questo che non si sono potuti opporre al corteo delle 600 macchine circondate da centauri senza casco, per non creare problemi di ordine pubblico. E volendo, ci sta. Ma l’obiezione che muove la polizia municipale è di tutt’altro tipo: è un corpo anomalo bloccato a metà strada tra il personale impiegatizio e quello di polizia che interviene solo per questioni amministrative. Infatti, quando questo corpo interviene, non sa se chi si trova di fronte è un evaso o un killer. Motivo? Perché i suoi rappresentanti non possono compiere le stesse ricerche ed indagini che invece possono essere effettuate dagli altri corpi di polizia nazionali. Proprio per questo, i suoi appartenenti, richiedono con forza una riforma del corpo di polizia. La questione è stata sollevata proprio da Stefano Giannini, coordinatore di Roma, in una lettera inviata al Prefetto Gabrielli che, a sua volta, gli risponderà il 28 Agosto 2015.

Quello che non si capisce comunque è: perchè la polizia locale parla di una telefonata in cui sono state annunciate 600 macchine, la stampa scrive 300 e poi se ne contano circa 250? Anche sui numeri insomma non ci si trova d’accordo. Ma non ci si trova d’accordo nemmeno sull’orario: la polizia locale dice chiaramente che la telefonata è arrivata alle 10, mentre sul Corriere viene pubblicato un orario diverso: le 11.

E I TRACCIATI RADIO DOVE SONO?

Come se non ci fossero già troppe questioni in piazza, il SULPL lancia una frecciatina anche al comandante del Corpo Raffaele Clemente perchè, come fanno giustamente notare, dei tracciati radio digitali esistono o, almeno, dovrebbero esistere e quindi potrebbero essere pubblicati visto che la stampa ha addirittura scritto che la polizia municipale era presente alle 6 di mattina. In relazione all’esistenza di queste prove, infatti, si potrebbe avviare un’azione penale per chi ha pubblicato notizie false. Ma se questi tracciati esistessero, verrebbero pubblicati? Gli errori sono stati così palesi e così grossolani che la domanda diventa decisamente lecita. Ecco cosa ha scritto il SULPL sulla sua pagina ufficiale:

Nel non troppo lontano dicembre 2013 il comandante del Corpo Raffaele Clemente fece sapere, attraverso un comunicato stampa, di avere fatto partire d’accordo con le Organizzazioni Sindacali, l’ammodernamento delle comunicazioni radio che passavano da analogiche a digitali. A questo link potete trovare traccia di questa notizia.

Leggiamo tra le altre cose che TETRA :”ottimizzerà il servizio attraverso il controllo satellitare, per un migliore più celere impiego delle pattuglie. A tutto vantaggio della cittadinanza e con maggiori garanzie per la sicurezza degli agenti in servizio“

Perchè allora non pubblicare i dati dei tracciati satellitari delle pattuglie impiegate durante il funerale del Casamonica? Visto che testimonianze pubblicate sulla stampa parlano di nostre pattuglie addirittura presenti alle 6 di mattina, in considerazione del fatto che se fossero false si dovrebbe attivare un’azione penale, chieda il Comandante Clemente tutte le autorizzazioni del caso per accedere a questi dati.

Certo, se fosse già passato troppo tempo e non fossero accessibili questi dati, sarebbe stata proprio un’occasione persa per il comandante del Corpo.

Avrebbe potuto scagionare facilmente se stesso ed il Corpo della Polizia Locale oppure castigare chi eventualmente avesse sbagliato.

I CASAMONICA CHE HANNO (QUASI) RAGIONE

A dirla proprio tutta, poi, i Casamonica hanno in un certo senso ragione. Il problema non è di chi celebra il funerale, e non è nemmeno di come questo viene celebrato, se con cavalli o con elicotteri, se con manifesti e gigantografie. Il problema vero è dello Stato che prima lascia sorvolare senza permesso una no fly zone, poi dichiara di non essere al corrente del funerale di un boss, per poi dichiarare il giorno successivo che le 12 pattuglie si trovavano a scortare la carrozza per problemi di viabilità. Infine si organizza una conferenza stampa dove il prefetto chiarisce tutto: “la polizia era informata, ma non ai vertici”. Verrebbe da chiedersi: e perchè servivano i vertici per capire che è assurdo impiegare 6 pattuglie per scortare un funerale? (6 pattuglie secondo il racconto di un vigile urbano presente, ma il corsera indicherà addirittura 12 macchine). In realtà già solo questo dato avrebbe dovuto suggerire che forse era davvero il caso di avvisare la Questura. Ed è qui che hanno sbagliato tutte le forze dell’ordine presenti sul posto, tutte. Senza l’eccezione di nessuno. E mentre i Casamonica affermano che un funerale del genere fu celebrato anche 3 anni fa, ci si chiede che responsabilità abbia il sindaco Marino e perchè, in realtà, sarebbe dovuto tornare dalle vacanze per la negligenza delle forze dell’ordine tutte, compresa polizia e carabinieri presenti sul posto. Per quale motivo? Non era lui che avrebbe dovuto fermare il corteo, ma solo il Questore sarebbe potuto intervenire. E perchè piuttosto non si pronuncia la Chiesa sulle mancanze del prete che non ha scomunicato i mafiosi, come da precisa indicazione del Santo Padre?

LA VICENDA DEL GIORNALISTA AGGREDITO

In ultimo, sulla vicenda del collega aggredito, si sono espressi tutti, ma proprio tutti. E ciascuno ha eternato in modo più o meno chiaro le sue posizioni, compresa Carla Ruocco, membro del direttorio a cinque stelle che è intervenuta a In Onda parlando dell’aggressione subita da un attivista 5 stelle e un “semplice operatore del web“. In realtà il semplice operatore del web è un giornalista: si chiama Alessio Viscardi e lavora per Fanpage. Dopo un colloquio privato avuto con lui, ecco la ricostruzione dei fatti: Il 21 agosto si scopre che l’elicottero è partito da Terzigno e la carrozza da Napoli. Viscardi si fa accompagnare da un attivista della zona che conosce bene le insenature dov’è presente l’eliporto per chiedere un’intervista. Ma quando si avvicina il responsabile con fare aggressivo, l’attivista si allontana rapidamente. Il collega rimane da solo e cerca di gestire la fiumana di minacce. Il sito di Beppe Grillo riporta la notizia a dovere e presto la notizia sarà riportata anche dal The Guardian. A tutti è chiaro che si trattasse di servizio giornalistico. A Carla Ruocco era chiaro (perchè lo ha ripetuto più volte), che si trattava di un semplice “operatore del web” presente sul posto per uno slancio di civiltà.

 

L'AUTORE
Giornalista pubblicista nasce a nel cuore di Napoli ma vive in molte città italiane, dopo aver compiuto studi umanistici si interessa al mondo editoriale con particolare attenzione alla politica, ambiente e geopolitica.

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