#UmbrellaRevolution: cosa resta della rivolta di Hong Kong?

Agosto 28, 2015
Marta Caldara
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Ricordate la rivolta dei giovani di Hong Kong? Dei loro ombrelli e della loro protesta pacifica e ordinata?

È passato quasi un anno da quando il movimento si è diffuso sui social con l’hashtag #UmbrellaRevolution. Dove sono ora i manifestanti? Hanno ottenuto qualcosa?

IL FATTO

Lo scorso settembre 2014 alcuni manifestanti, prevalentemente studenti e intellettuali che fanno capo al movimento Occupy Central with Love and Peace, si riuniscono per contrastare la riforma del governo cinese di far eleggere il chief executive, il capo della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong, da membri scelti dalla Repubblica Popolare Cinese, invece che direttamente dal popolo, durante le prossime elezioni che ci saranno nel 2017. Secondo i manifestanti, la riforma non sarebbe democratica: infatti essa prevede che per le elezioni del capo del governo locale non si possano candidare più di due, tre persone, che devono essere precedentemente approvate da una commissione elettorale, costituita da 1200 membri, eletti dal governo centrale cinese e quindi, di fatto, da essa controllati.

Il motivo della protesta è quindi la rivendicazione del diritto di voto, la libertà di poter scegliere direttamente il proprio leader, senza il governo centrale a fare da filtro. In altre parole chiedono democrazia.

Come si arriva a #UmbrellaRevolution?

La rivolta vera e propria scoppia lo scorso 27 settembre 2014, quando i primi gas lacrimogeni sono lanciati contro la folla, nel quartiere di Admiralty di Hong Kong. I dimostranti, armati solo di ombrelli (e altri “strumenti di difesa” non convenzionali, come impermeabili, occhiali da laboratorio, pellicola da cucina), cercano di difendersi dall’assalto della polizia, imbeccata dal governo di Pechino. Peccato che gli attacchi da parte della polizia con i gas, invece di disperdere la protesta, ne hanno fatto crescere l’entità a dismisura. Oltre 100.000 persone hanno preso parte al movimento, occupando i quartieri principali di Hong Kong (soprattutto il distretto di Admiralty), per settimane, bloccando completamente il traffico cittadino.

Gli ombrelli sono diventati quindi l'”arma” di difesa pacifica contro la polizia, il simbolo di questa protesta ordinata, facendo conoscere il movimento nel mondo come Umbrella Revolution.

CURIOSITÀ

Tanti sono stati gli elementi che hanno caratterizzato la Rivoluzione degli Ombrelli, come ad esempio il fatto di essere costituita prevalentemente da giovani studenti e intellettuali, a partire da uno dei capi della rivolta, Joshua Gong, di soli 17 anni. Lui, assieme ad altri 13 attivisti, viene arrestato dal governo cinese per le proteste e trattenuto per oltre 40 ore. Uscito di prigione ha cominciato a parlare con tutte le emittenti televisive per far conoscere il movimento e contrastare il regime repressivo di Pechino.

Un’altra particolarità del movimento è stata la protesta ordinata con cui si è svolta: sembra che i manifestanti sistemassero le aiuole e raccogliessero la propria spazzatura una volta affievolito il potere urticante dei gas lacrimogeni.

Inoltre a caratterizzare il movimento in quest’era della tecnologia è stata un’applicazione chiamata FireChat, che ha consentito agli attivisti di poter parlare al telefono tramite bluetooth, anche nel caso in cui il governo avesse deciso di interrompere le comunicazioni telefoniche (cosa che fortunatamente non è avvenuta, anche se l’alta concentrazione di persone nello stesso luogo ha sovraccaricato inevitabilmente le reti telefoniche). L’app era stata già usata durante una precedente rivolta chiamata Sunflower, e tra il 27 e 28 settembre è stata scaricata da oltre 100.000 utenti.

Il movimento è noto anche come Occupy Central, dal nome del movimento Occupy Central with Love and Peace.

L’HASHTAG

L’hashtag #UmbrellaRevolution viene lanciato per la prima volta il 29 settembre alle 12.27 ora locale dall’utente RQ Skye.

Fino a quel momento la parola revolution non è utilizzata. Viene diffusa soprattutto dai media e dalle comunità internazionali (in testa c’è il TIME Magazine asiatico che sbatte “The Umbrella Revolution” in copertina). In realtà molti dei manifestanti sono contrari all’uso del termine revolution per parlare della rivolta, perché per loro si tratta di un movimento democratico.

Tra i tanti, diviene popolare poi un tweet che immortala un uomo con l’ombrello, associato più volte all’uomo del carro armato (conosciuto proprio come Tank man, o anche Rivoltoso Sconosciuto) di Piazza Tienanmen.

Gli altri hashtag popolari: #UmbrellaMovement, #HKClassBoycott, #OccupyCentral, #OccupyHK.

L’hashtag #UmbrellaRevolution ha raggiunto ben 157.071 condivisioni solo su Twitter, e 60.496 su Instagram tra settembre e dicembre 2014.

COSA NE RESTA OGGI?

Sebbene il movimento abbia avuto risonanza internazionale, Pechino non si è scomposta più di tanto. Infatti già il 1 ottobre 2014 la Repubblica Popolare Cinese ha celebrato, senza batter ciglio, il 65esimo anniversario della sua esistenza. L’unica “conquista” del movimento in quell’occasione è stata la cancellazione dei fuochi d’artificio a Hong Kong.

Verso novembre poi, quando la stagione ha cominciato a farsi un po’ più rigida, ci sono state le prime disaffezioni e molti manifestanti hanno cominciato a sgomberare le strade. Gli stessi pendolari hanno cominciato a opporsi alla protesta, accusando i manifestanti di bloccare la città. Lo stesso sito di riferimento di Occupy Central with Love and Peace data l’ultimo post al 10 novembre 2014.

 

Tende dei manifestanti dopo la Umbrella Revoultion

Tende dei manifestanti dopo la Umbrella Revoultion

L’11 dicembre 2014 la polizia inizia a sgomberare le aree occupate.

La protesta vera e propria (le prime manifestazioni sono iniziate il 22) è durata 79 giorni, dal 28 settembre 2014 al 15 dicembre 2015, giorno in cui anche gli occupanti più tenaci hanno desistito e sono tornati a casa.  La Umbrella Revolution ha visto 955 persone arrestate durante i 79 giorni di protesta, e altre 48 successivamente allo sgombro.

Sono comunque rimaste alcune tende nel quartiere di Admiralty (il picco massimo era stato di 2000 tende). A marzo 2015, a sei mesi dallo scoppio della protesta, le tende a Admiralty sono aumentate da 78 a 147. L’ultimo dato che si ha sulla pagina Facebook Umbrella Movement Tent Population Census risale al 16 giugno e registra 134 tende.

Le elezioni per il capo esecutivo di Hong Kong si terranno ancora secondo le modalità imposte dalla Repubblica Popolare Cinese. Anche se la Umbrella Revolution non ha cambiato la decisione del governo centrale, nuovi movimenti sono nati a Hong Kong e sono aumentate le persone che hanno iniziato a prendere coscienza dei propri diritti e della necessità di democrazia. Il TIME Magazine riporta la testimonianza di un uomo, William Ma (47 anni), che ha portato con sé sua figlia Dorothy (11 anni) a manifestare: «Quando ero giovane, non c’era democrazia. Forse sarò già morto, ma almeno lei potrà avere una vita migliore, potrà avere democrazia».

Il cambiamento può anche iniziare con una rivolta che sembra sparire nel dimenticatoio: è stato così per la Umbrella Revolution, come per molte altre rivoluzioni popolari nel mondo contemporaneo. Eppure, siamo sicuri che la prossima volta che il governo cinese dovrà proporre cambiamenti che riguardano Hong Kong lo farà con la stessa sicurezza di prima?

Concludiamo la nostra storia con un bel video che racchiude tutta la storia che ruota intorno all’hashtag #UmbrellaRevolution.

 

L'AUTORE
Classe 1985. Dopo anni all’estero tra Giappone e Olanda torna a Roma nel 2014 per fare la cronista (o imbrattacarte, che dir si voglia) a tempo pieno. Amante della verità a ogni costo, persegue sempre la via semplice e trasparente (che è quella più difficile) e disprezza ciò che è facile e chi si lamenta senza fare.
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