Lo ‘scandalo’ sulle ONG: un modo bastardo di fare politica

Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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Il polverone politico, istituzionale e, inevitabilmente, mediatico, che ha accompagnato nelle ultime settimane la polemica sulle ONG accusate di intrallazzi illegali nel corso della loro opera di soccorso a favore dei migranti provenienti dall’Africa, non sembra attenuarsi.

Pochi giorni fa si è presentato alla Commissione Difesa del Senato Carmelo Zuccaro, il procuratore di Catania, primario rappresentante istituzionale del “J’accuse” nei confronti delle ONG, che, se da un lato ha confermato di non possedere prove tangibili relative alla sua indagine, chiede allo stato nuovi mezzi sistematici (intercettazioni, pedinamenti aerei, presenza in mare di magistrati) per continuare e approfondire la sua inchiesta, peraltro smentita nei risultati da tutta una serie di personaggi di alto rango della Marina, del Copasir, nonché da colleghi come il procuratore di Siracusa.

Zuccaro ha anche sentito la necessità di aggiungere una non richiesta valutazione politica dichiarando: ”Esiste a mio avviso l’impossibilità di ospitare in Italia la migrazione di carattere economico”. Prevedibilmente, la pesante polemica contro le ONG è stata cavalcata sia dai soliti sospetti come Matteo Salvini, ma anche dal M5S nella figura di Di Maio, mentre sul lato opposto, soprattutto Luigi Manconi del PD e Sinistra Italiana, si sono lanciati in una difesa delle ONG in generale, accusando l’Europa e Frontex di alimentare questo clima accusatorio per sopperire la loro incapacità nel gestire la crisi migratoria.

Al tempo stesso, il decreto Minniti sull’immigrazione ha portato a un pesante episodio di rastrellamento nei confronti dei supposti clandestini attorno alla stazione di Milano (cosa non apprezzata dal sindaco Sala, che appoggia la manifestazione a favore dell’accoglienza programmata per il 20 maggio), mentre un altro blitz a Roma contro i venditori ambulanti ha visto come by-product la morte per infarto di un senegalese.

Don Luca Favarin, il Don Gallo veneto, che attraverso la sua organizzazione non-profit “Percorso Vita”, gestisce 12 centri di accoglienza per migranti a Padova e dintorni, è assai critico di questi ultimi sviluppi e dichiara apertamente che “ormai ci troviamo di fronte a un vero e proprio modo bastardo di fare politica attraverso una certa strumentalizzazione”.

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L’INTERVISTA:

Il procuratore Zuccaro continua ad attaccare le ONG pur senza portare alcuna prova…

L’impressione avvilente è che si continua a cercare errori e difetti allo scopo di gettar fango.

Da dove nasce quest’attitudine?

Dal semplice fatto che non esistono proposte politiche serie nel campo dell’immigrazione.

Lei esclude che possa esserci del marcio in qualche ONG, un po’ come si è visto nel caso di Mafia Capitale?

Non lo escludo a priori: la dinamica delle ONG, come altre dinamiche, e penso allo scandalo MOSE, alle banche, all’aiuto verso i terremotati, e, in generale, a varie situazioni di emergenza, può contenere dei lati oscuri, ma il marcio, probabilmente in misura percentuale minima, viene usato per denigrare il tutto.

Cosa ne pensa dell’ipotesi secondo la quale dietro questo attacco alle ONG ci sia un tentativo della UE e di Frontex di compensare l’incapacità di gestire il fenomeno migratorio?

Innanzitutto bisogna capire che le ONG stanno facendo quello che la UE e Frontex dovrebbero fare: salvare persone che rischiano la morte. Quindi mandiamo pure avanti tutte le indagini che vogliamo sulle ONG, senza dimenticare che il ruolo del salvataggio dovrebbe essere svolto principalmente dall’Europa stessa. Questa attitudine di sospetto rimane comunque diabolica e criminale.

Quindi lei sta reiterando che la politica europea ed italiana si sta rivelando, in qualche modo, impotente?

Certo e quindi questa impotenza viene compensata gettando il fango su chi, nel suo piccolo, è operativo, proprio come le ONG.

Come descriverebbe questa impotenza?

In generale tutte le attuali politiche, sia europee che italiane, e non per ultima il decreto Minniti, sono vecchie e fondamentalmente inconcludenti.

Cosa dovrebbe fare, concretamente, la politica?

Portare la situazione sotto controllo: quello che manca è un ordine sistematico per gestire il flusso migratorio che, come fatto epocale, è inevitabile.

Cosa impedisce che ciò avvenga?

Un clima avvelenato dalla ricerca di consensi populistici, dalle boutade di magistrati come Zuccaro che lanciano accuse senza avere prove serie e, non per ultimi, dai media che salgono sul carrozzone dello scandalo.

Zuccaro ha anche parlato dell’impossibilità di accogliere la migrazione di carattere economico.

Ormai la distinzione tra rifugiati politici ed economici è obsoleta. Direi poi che dovremmo far fare la politica ai politici e non ai magistrati: questo stato caotico è un classico problema italiano. Insisto: la priorità in un chiaro stato di emergenza come questo rimane quella di portare ordine. Non possiamo avere dei magistrati che fanno politica e dei politici che fanno i poliziotti.

Ma al tempo stesso Zuccaro chiede allo Stato dei mezzi per indagare meglio su eventuali irregolarità da parte delle ONG.

Va bene: è qualcosa che in fondo chiediamo tutti. E lo chiediamo anche per gli appalti pubblici, per le banche e per la gestione della cosa pubblica in generale, in modo che le cose vengano fatte sempre meglio.

Nell’attacco contro le ONG si sono accodati a Salvini anche i pentastellati: cosa ne pensa?

Il tema dell’immigrazione è ormai diventato un baracchino per le caldarroste.

In che senso?

Ormai l’immigrazione è diventata un mezzo per attrarre consenso e voti scaldando il ventre della gente, ma noi non possiamo fare politica semplicemente scaldando il ventre della gente.

Perché?

Perché questo sistema genera solo rabbia, malumore e soprattutto genera una non-risposta ai problemi. Il mio sospetto è che in questo momento sia i politici della Lega che quelli del M5S stiano strumentalizzando l’emergenza immigrazione a fini soprattutto elettorali.

E cos’ha da dire sui recenti rastrellamenti a Milano e sul blitz di Roma contro gli ambulanti?

Queste iniziative nascono dal decreto Minniti, che, come avevo previsto, si sta dimostrando una politica da accalappiacani che va in direzione opposta a una giusta soluzione del problema, portando ulteriore destabilizzazione e ancora più clandestini.

Può essere più specifico?

E’ una politica completamente sbagliata perché ingarbuglia sempre di più la situazione muovendosi semplicemente secondo i parametri del lecito e del non-lecito. Non si può risolvere la problematica dell’integrazione e dei diritti umani con un approccio puramente poliziesco. Così facendo, a parte l’immoralità della scelta, è un po’ come darsi la zappa sui piedi.

Qualche esempio concreto?

Si è scoperto che alcune delle vittime del rastrellamento di Milano in realtà erano dei rifugiati politici in piena regola.

Quale dovrebbe essere la soluzione di fondo?

Una politica migratoria seria e coerente con la costituzione e i valori europei dovrebbe aiutare coloro che per una serie di motivi, siano essi politici o economici, sono caduti in basso o addirittura rischiano di morire, invece di farli sprofondare ulteriormente. La strumentalizzazione di tipo populista, purtroppo, sta facendo esattamente questo.

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