La tristezza e l’ipocrisia del DL Sicurezza

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28/11/2018 Attilio De Alberi 693

E’ passata alla Camera con 336 voti (249 contro) la fiducia al governo sul DL Sicurezza e nonostante una forte opposizione da parte di PD e LEU, ed alcuni dissidi minoritari nell’ambito del M5S, si dovrebbe arrivare ad un’approvazione finale a breve.

Esulta naturalmente il creatore del decreto, il “Ministro della Propaganda” Matteo Salvini, mentre è stata molto enfatica nella sua opposizione in aula Laura Boldrini di LEU, che ha sottolineato gli aspetti negativi del decreto, concentrandosi sulle sue nefaste conseguenze per ciò che riguarda il cosiddetto problema dell’immigrazione.

Discute del DL Sicurezza con YOUng, Don Luca Favarin, da anni difensore dei diritti dei migranti, che gestisce, a Padova e dintorni, attraverso la onlus Percorso di Vita, 12 centri di accoglienza per uomini e donne, soprattutto africani. Don Luca è anche molto impegnato nella lotta al caporalato, e si adopera per togliere dalle strade le prostitute nigeriane sfruttate. Recente è il suo libro “Animali da Circo” (Edizioni San Paolo), nel quale racconta le sue esperienze in Africa e discute il tema dell’immigrazione.

L’INTERVISTA

Qual è il tuo feeling generale sul DL Sicurezza?

E’ indubbiamente un decreto triste, perché va, in qualche maniera, a minare i fondamenti della dignità umana. E’ un decreto in cui si dice chiaramente: “Noi queste persone non le vogliamo”. Ma è anche un provvedimento molto ipocrita. Si chiama DL Sicurezza, ma andrà a creare un’infinita ed incontrollabile insicurezza.

Dici questo perché verrà a crearsi un esercito di clandestini?

Esatto. Ma attenzione, questo decreto si va ad innestare su una strada già avviata prima che arrivasse Salvini.

Quale?

Non dimentichiamo che con il precedente governo era uscito il decreto Minniti. Quindi questa nuova iniziativa s’innesta in un sistema che era già stato ferito ed offeso da quel decreto, grazie al quale era già stato tolto un grado di giudizio nella valutazione dello stato di protezione dei migranti.

Come si rifletterà più specificatamente nella tua attività di accoglienza di rifugiati?

Ci saranno dei cambiamenti molto concreti e molto pericolosi. Ad esempio, il fatto, appunto, che avremo molti più clandestini. Poi è stato tolto il documento per la protezione umanitaria, che era anche un modo per dare una valorizzazione ai processi d’integrazione.

Altri elementi di cui preoccuparsi?

Il fatto che non viene più riconosciuta la residenza anagrafica, e questo significa che i migranti non potranno più avere una carta d’identità.

Con quali conseguenze precise?

Non potranno più iscriversi ad un centro per l’impiego e non potranno più avere un conto corrente, e ciò favorirà ulteriormente fenomeni quali il caporalato, il lavoro nero e lo sfruttamento dei migranti.

Continueranno ad esistere le commissioni create per valutare se un migrante/rifugiato è accettato o no?

Sì, continueranno ad esistere e a valutare i migranti, ma prive di uno dei tre strumenti esistenti finora: la protezione umanitaria.

Quindi cosa verrà usato nella valutazione?

La protezione sussidiaria e la protezione internazionale per l’asilo politico.

Con quali conseguenze?

L’accettazione di una percentuale bassissima di migranti. Si terrà conto della migrazione a causa di calamità naturali, o si terrà conto di casi speciali, come il salvataggio fatto da parte di un migrante a favore di qualcuno, ma, ripeto, stiamo parlando di percentuali molto basse.

Quindi, per esempio, i cosiddetti “migranti economici” possiamo dimenticarli…

Esatto: questi finiranno per essere gettati per strada come rifiuti, ma, soprattutto, saranno considerati rifiuti apparentemente invisibili, non avendo più un documento, un nome ed un riconoscimento ufficiale. Ecco perché questo nuovo decreto creerà insicurezza.

Che fine farà questo nuovo esercito di clandestini?

Andrà a fare due cose: o lavoro nero oppure diventeranno preda ancora più facile per la microcriminalità. Buttati in strada, senza identità, senza un riferimento istituzionale, saranno risucchiati dalla malavita. Questo a riprova che questo decreto non è lungimirante.

In che senso?

Un’azione politica seria non implica negare il problema dell’immigrazione o volerlo nascondere, ma una politica seria lo gestisce. In pratica, perché ci si ostina a non dare un documento a persone che sono in Italia da uno, due anni e che magari sono perfettamente integrate? Perché ci si ostina a non voler riconoscere il processo integrativo, quasi come se integrarsi fosse ora una colpa.

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Quindi, per esempio, l’eventuale diffusione dei migranti nei comuni italiani verrebbe ostacolata…

Questa verrà molto ridotta. Si punterà ad avere dei grandi centri nei quali i migranti verranno raccolti e giudicati, per cui il processo d’integrazione procederà solo per quelli che possono restare in Italia. Secondo il ragionamento di Salvini, solo chi è considerato “degno” di rimanere in Italia – e vale la pena sottolineare l’uso della parola “degno” – potrà poi integrarsi, altrimenti rimarrà in uno di questi centri finché Gesù Cristo non gli manda un aereo per il rimpatrio.

Ma com’è stato fatto osservare, al di là della propaganda, il rimpatrio non è così automatico o facile, e quindi questi migranti rimangono bloccati in una specie di campo di concentramento.

E’ così. Oltre alla implicita mancanza di rispetto per i diritti umani, con questo decreto si viene a creare un’atmosfera di totale insicurezza, proprio grazie alla diffusione del lavoro nero e di micro-criminalità.

Certi osservatori fanno notare che, sotto sotto, il “Ministro della Propaganda” Salvini spera proprio che questa conseguente diffusione della micro-criminalità tra i migranti possa poi servire a dargli contro.

Certamente questa è una politica alimentata da una continua propaganda e fondata su di essa. Questo decreto creerà una marea di migranti che, gettati in strada, finiranno per vivere nelle stazioni o nelle periferie delle città, ripeto, tutti pronti al lavoro nero ed alla mini-criminalità. E quindi si potrà dare contro i buonisti favorevoli all’immigrazione. Tutta questa propaganda viene fatta sulla pelle della gente. E l’ironia che i primi a pagare le conseguenze di questo decreto saranno proprio gli italiani.

Perché?

Perché è nell’interesse degli italiani avere degli immigrati integrati, con un nome, un cognome ed una foto attaccata ad un documento. Quindi c’è da chiedersi: perché pagare un prezzo così alto solo per avere un consenso?

Non è anche inquietante il fatto che il M5S, pur avendo originariamente, una certa visione progressista, e comunque un elettorato, in parte almeno, di “sinistra”, stia accettando questo decreto?

Sì, ma al di là di questo verrebbe da chiedere al Ministro degli Interni: se, a parte la marea di suoi seguaci che ragionano con la pancia, tutti gli esperti d’immigrazione, tutti quelli che ci lavorano da anni e che ne conoscono le tematiche a fondo, le dicono che questa è una mossa sbagliata, lei cos’è? Un nuovo Gesù Cristo, mentre tutti gli altri sono degli stupidi? Possibile che tutti coloro che da anni lavorano sul tema dell’immigrazione, da anni, giorno e notte sono a contato diretto, e non per sentito dire, con queste dinamiche e con queste persone non siano state interpellate? Possibile che non ci sia un po’ di buon senso nel mettersi in ascolto e nel creare rete, per risolvere e gestire il fenomeno?

Beh, questa è la tipica arroganza del potere.

Infatti: non c’è nessun esperto che dica che il decreto di Sicurezza sia una cosa buona per quanto concerne l’immigrazione. Questa è mancanza di umiltà. Ho letto delle circolari inviate negli scorsi mesi, e sono devastanti. E’ chiaro che dietro questo progetto c’è un piano per ripulire l’Italia dagli immigrati. E qui non si tratta di dire: “Prima gli italiani”, ma “Solo gli italiani”.

Operativamente, quali potranno essere le conseguenze di questo decreto per la tua attività di accoglienza?

Intanto molti dei nostri ragazzi finiranno in strada, semplicemente perché non potranno più rimanere nei nostri centri di accoglienza, diventando dei clandestini. Poi tutti i processi d’integrazione che abbiamo avviato e stiamo avviando, e nei quali impegniamo tanta energia, verranno cancellati, abortiti.

E, per esempio, i ragazzi che ora lavorano nel caffè, nel ristorante e nel frutteto che la tua onlus gestisce?

Non potranno più lavorare. Dovranno smettere. Tutti in strada, a caduta. Uno dopo l’altro. Tutti i percorsi di integrazione e di attività andranno a fallire.

Cosa dire sul pesante taglio nelle spese sanitarie al centro di raccolta per migranti di Mineo, vicino a Catania?

Anche qui tutto è relativo. Se ci sono 10 o 20 organizzazioni per migranti in Italia che se ne sono approfittate, non vuol dire che tutti sono ladri. L’investimento in spese sanitarie è essenziale. La cosa comincia ad essere veramente complessa. Quelli che soffriranno di più da questo decreto saranno senz’altro i piccoli centri di accoglienza. La maggior parte dei rifugiati verrà sbattuta dentro grossi centri come galline in un pollaio.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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