La vergogna umana del caso “Diciotti”

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27/08/2018 Attilio De Alberi 1332

Il 25 agosto, poco dopo la mezzanotte, i 137 migranti della Diciotti sono sbarcati a Catania. Di questi, un centinaio verrà accolto dalla Chiesa italiana, i restanti saranno ripartiti tra Albania ed Irlanda. Al di là di quella che sembra la fine di un incubo, il sofferto caso “Diciotti” ci deve far riflettere, ed è forse importante fare un passo indietro, e capire che tutta questa messa in scena fa parte di un preciso piano strumentale dal punto di vista politico e propagandistico.

In questo contesto, tre dettagli non da poco vanno presi in considerazione: negli ultimi giorni, anche se i media in generale non l’hanno fatto notare, un buon numero di migranti è riuscito a sbarcare in altre parti della Sicilia senza alcun problema; Salvini vede la sua eventuale incriminazione per il sequestro dei migranti della “Diciotti” come “una medaglia al valore”, un ulteriore modo per presentarsi come un eroe di fronte al piccolo-grande esercito dei suoi follower; presto, Salvini s’incontrerà a Milano col suo “amico” Viktor Orban, il Primo Ministro dell’Ungheria, leader di spicco del gruppo di Visegrad, noto per la sua ostinata posizione anti-accoglienza.

Si fa spesso notare come questa “amicizia” proprio con Orban sia un po’ contraddittoria con l’invito alla UE di andare oltre il Trattato di Dublino e operarsi per una distribuzione equa dei migranti sul continente.

E, naturalmente, andando oltre le mere beghe politiche, è cruciale guardare al caso “Diciotti” anche dal punto di vista semplicemente umano e morale.

Parla di tutto questo a YOUng Don Luca Favarin, che con la sua Onlus “Percorso Vita” gestisce 12 centri di accoglienza per migranti a Padova e dintorni, oltre a battersi contro il caporalato, e ad adoperarsi per il recupero di molte donne africane, vittime di prostituzione involontaria. Don Luca ha appena pubblicato un libro dal titolo “Animali da circo” (Edizioni San Paolo), nel quale, oltre a raccontare le sue ricche esperienze in Africa, discute il tema dell’immigrazione in Europa.

L’INTERVISTA

La tua prima reazione a tutta questa messa in scena?

Neanche il trasporto della merda viene trattato così. I rifiuti tossici o di letame vengono trattati meglio.

Cosa denota questo?

Oltre a una presa di forza, denota uno stile che di umano ha nulla. Non si può far pagare ai disgraziati, ai poveri quella che è una battaglia, una boutade politica, una propaganda eterna. Tutto questo è finalizzato a cosa? A dimostrare che siamo forti? Che chi ha il potere comanda?

Siamo però d’accordo che uno dei problemi nell’ambito UE è la convenzione di Dublino?

Se il Ministro degli Interni avesse voluto agire con una provocazione intelligente, seria e consapevole su questo problema dell’Europa poteva far sbarcare le persone, le curava seriamente, dava loro da mangiare, dava loro un permesso di soggiorno e questi si potevano ricollocare liberamente, senza il bisogno di nessun altro, in giro per l’Europa. Anche perché a molti di questi migranti non interessa rimanere in Italia.

Ma questi migranti in fase di ricollocazione non potrebbero poi essere bloccati a Ventimiglia piuttosto che al Brennero?

Se hanno il documento di soggiorno non possono essere bloccati, e, inoltre, eviterebbero di passare fino a due anni in attesa del verdetto delle commissioni. Quelli che vengono bloccati alle frontiere o non hanno questo documento, o hanno un documento provvisorio in attesa, appunto di una decisione delle commissioni. Visto che Salvini vuol far tanto il deus ex-machina, potrebbe far ottenere questo permesso nel giro di cinque giorni.

Quindi qual è stato lo scopo del governo tramite la decisione di Salvini?

E’ stata una mossa propagandistica, per dimostrare di avere potere, di esser forti, di poter decidere.

Cos’hai da dire sui risultati di un sondaggio pubblicato da “Libero”, secondo il quale ben l’85% dei cattolici italiani sono favorevoli a Salvini?

E’ sconcertante e rivela una schizofrenia religiosa.

Perché?

Perché, fondamentalmente, rivela come la gente partecipa alla ritualità cristiana con il desiderio di essere dominata: il gesto religioso è visto come un gesto di sudditanza nei confronti di Dio. E quindi si vede nel potere, spesso arrogante e dominante, una forma di sicurezza. Questo è gravissimo, perché per i cristiani, la logica dovrebbe essere un’altra.

Quale?

Quella del servizio. Invece sembra prevalere l’immagine ancestrale, da Vecchio Testamento, di un Dio assoluto e dominante. La gente sembra rifiutarsi di usare il proprio cervello, e quindi, emotivamente, si lascia dominare.

Questo ragionamento ricorda molto quello di Sigmund Freud in uno dei suoi ultimi libri, “Il futuro di un’illusione”, laddove la religione veniva vista come un’esperienza vissuta in maniera infantile, con un Dio-Padre Padrone sempre pronto a elargire doni, ma anche a punire.

Sono perfettamente d’accordo. E questo può spiegare come molti cattolici che vanno anche in chiesa, usando pratiche e gesti religiosi, possano poi appoggiare uno come Salvini: proprio perché lui ripropone proprio questa immagine di padrone che comanda, con un popolo che obbedisce.

Intanto però uomini di chiesa come il vescovo di Noto si sono espressi nettamente contro la messa in scena della “Diciotti” proponendo addirittura di unirsi ai migranti nel loro temporaneo sciopero della fame.

Queste dichiarazioni ed esortazioni vanno bene, però il loro effetto è di breve durata. Aggiungerei che, in generale, la Chiesa è in ritardo.

Quale sarebbe la vera alternativa quindi?

Si tratta di ricreare una nuova coscienza delle persone. A cosa servono le dichiarazioni, le esortazioni, gli inviti della Chiesa, se poi la gente s’identifica poi col messaggio di uno come Salvini? La vera fatica da fare oggi è quella di creare gente con una coscienza nuova.

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Ci vorrà molto tempo.

Sì, ma questa esigenza nasce dopo che per decenni si è pensato che bastasse parlare, ma, in realtà, ci vuole molto di più per creare una coscienza diversa. E in questo contesto l’episodio della “Diciotti” è devastante.

In che senso?

Nel senso che è un terribile precedente: questo gioco per vedere chi è più forte – e lo si sta facendo sulla pelle della gente – è simbolico. Chi è disposto a farlo con i migranti, domani potrebbe essere disposto a farlo con altre categorie di poveri, di emarginati (come i Rom), di persone anziane, di persone senza casa. Nel momento in cui una persona diventa usabile, perché finisce in questo vortice senza freni, viene attaccata. Coloro che, esaltati e osannanti, salgono sul carro, domani potrebbero esserne schiacciati. Ma c’è un altro aspetto da prendere in considerazione.

Quale?

Stiamo assistendo all’arrogante esaltazione del potere. La cosa triste è che da un lato c’è questa azione governativa, molto forte, mentre tutte le altre azioni sono deboli, fragili, sotto certi aspetti insignificanti, e soprattutto derise. Duecento persone sul molo, cinquecento persone in una piazza con i loro striscioni vengono subito riprese dai social e beffate da un post su Facebook che raccoglie in dieci minuti migliaia di like e commenti velenosi. Quando la gente di Catania ha preso la splendida iniziativa degli arancini, ha finito per essere presa in giro. Molte delle iniziative di appoggio ai migranti hanno finito per essere appunto derise. E’ per questo che questo caso della “Diciotti” sa un po’ di regime. Temo che episodi del genere portino a un punto di non ritorno.

Cosa ne pensi dell’imminente incontro di Salvini con Orban?

Si sta creando un’alleanza pesantissima sulla pelle dei poveri. Se si continua con questa arroganza del potere l’Italia è avviata ad attraversare una notte profonda e triste. E molto lunga.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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