Gli Stati Uniti sono contro il nucleare… degli altri!

Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma, nell'indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l'Université Libre de Bruxelles. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori e di insegnamento delle lingue straniere. Ha pubblicato numerosi articoli su varie testate del web.

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Ad oggi si calcola che nel mondo esistano circa 14.900 testate nucleari, un numero enorme, sufficiente a distruggere più volte il nostro pianeta. Le testate odierne, infatti, sono ben più potenti rispetto alle due bombe lanciate dall’aviazione statunitense alla fine della seconda guerra mondiale sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Tuttavia, va sottolineato come il numero complessivo di testate nucleari esistenti sulla Terra sia in netto calo rispetto alle 17.300 registrate nel 2012.

Kim Jong-Un Donald Trump

LE CONTRADDIZIONI STATUNITENSI CIRCA IL NUCLEARE

Come ben sappiamo, gli Stati Uniti si sono spesi più e più volte contro la proliferazione nucleare in alcuni stati. Tuttavia, Washington dovrebbe piuttosto preoccuparsi di sé, anziché sindacare sull’uso della tecnologia nucleare fatto da Iran o Corea del Nord. La verità è che gli Stati Uniti non sono affatto contrari al nucleare, ma sognano un monopolio delle armi nucleari. Non potendo intromettersi negli affari di Russia e Cina, ecco che non possono far altro che sfogare le proprie ambizioni di imperialismo globale sui “pesci piccoli”, accontentandosi di restare in un ristretto oligopolio nucleare costituito esclusivamente da “pesci grandi”.

Non va poi dimenticato che gli Stati Uniti sono l’unico Paese della storia ad aver lanciato ben due ordigni nucleari sulla popolazione civile, causando morte, devastazione e danni a lungo termine. Inoltre Washington non ha mai ratificato Comprehensive Test Ban Treaty (CTBT), il trattato di bando complessivo dei test nucleari, elaborato tra il 1993 ed il 1996 dalla Conferenza del Disarmo, ed adottato il 10 settembre 1996 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Tra gli stati possessori di armi nucleari, solamente Russia, Francia e Regno Unito hanno ratificato il CTBT.

Vi sono tuttavia altri due trattati che regolano la quantità e l’uso delle testate nucleari: il trattato di non proliferazione nucleare (TNP), formulato nel 1968 ed entrato in vigore il 5 marzo 1970 e gli accordi START (Strategic Arms Reduction Treaty – trattato sulla riduzione delle armi strategiche), una serie di quattro trattati bilaterali tra Stati Uniti e Russia, l’ultimo dei quali stipulato a Parigi nel 2010, e che hanno il fine di limitare o diminuire gli arsenali di armi di distruzione di massa.

QUALI PAESI POSSEGGONO TESTATE NUCLEARI NEL MONDO?

Il Bulletin of the Atomic Scientists pubblica annualmente un rapporto nel quale analizza gli armamenti nucleari in possesso dei vari stati. L’ultimo bollettino è stato reso noto nell’aprile di quest’anno, e ci presenta un quadro che possiamo osservare nella tabella seguente.


PAESE

NUMERO DI TESTATE

TRATTATI RATIFICATI

Russia

7.000

CTBT, TNP, START

Stati Uniti

6.780

TNP, START

Francia

300

CTBT

Cina

260

Regno Unito

215

CTBT, TNP

Pakistan

140

India

120

Israele

80

Corea del Nord

8 (stima)

TNP (ritirato dal 2001)


Di fronte a questi dati, appare evidente come la Corea del Nord rappresenti una minaccia decisamente inferiore rispetto ad altri Paesi, che posseggono un arsenale tale da poter causare l’estinzione dell’intero genere umano, e forse addirittura di ogni forma di vita sulla Terra. Oltretutto, lo stesso Bulletin of the Atomic Scientists precisa come la Corea del Nord non sia probabilmente ancora in possesso della tecnologia per effettuare un lancio di queste testate.

Sorgono poi domande – naturalmente retoriche, perché conosciamo tutti la risposta – sul perché lo stesso atteggiamento ostile non venga utilizzato nei confronti del nucleare israeliano. Come la Corea del Nord, anche Israele non ha ratificato nessun accordo sul nucleare, anzi, non ha nemmeno firmato il TNP, così come India e Pakistan. Il governo israeliano, oltretutto, non ha mai ammesso ufficialmente di possedere queste testate, mantenendo una sorta di segreto di Pulcinella.

Bomba atomica

CHI È IL VERO PERICOLO PER L’UMANITÀ?

Stando alla versione dei fatti propinata dai media occidentali, la Corea del Nord rappresenterebbe una minaccia per l’umanità e per la pace nel mondo. Un piccolo stato, grande meno della metà dell’Italia e con appena 25 milioni di abitanti, sarebbe la più grande minaccia esistente sulla faccia della Terra. E questo a causa, sempre secondo la versione mainstream, di otto testate nucleari di dubbio funzionamento, messe in mano ad un “pazzo” come Kim Jong-Un. Ora, se ci permettete il beneficio del dubbio, pensiamo che siano ben più pericolose 6.780 testate nucleari ben funzionati messe in mano ad un “pazzo” come Donald Trump.

A sostenerlo, fortunatamente, non siamo solamente noi, ma Noam Chomsky. Intervistato di recente dalla giornalista Amy Goodman, l’eminente linguista ha voluto ricordare o chi sia stato a ricoprire il ruolo dell’aggressore nella storia del conflitto tra Corea del Nord e Stati Uniti: “Forse gli americani non lo ricordano molto bene, ma i nordcoreani ricordano perfettamente il loro Paese totalmente raso al suolo dai bombardamenti statunitensi. Fu un grave crimine di guerra”. Chomsky ha così sottolineato come lo sviluppo del nucleare nordcoreano non sia stato altro che un deterrente per evitare di subire nuove aggressioni da parte di Washington o della Corea del Sud. L’elezione di Trump, poi, ha fatto ritornare il pericolo di una guerra nucleare a livelli che non si vedevano dai tempi della crisi missilistica cubana.

Sul New York Times del 5 luglio troviamo un’altra intervista, nella quale Noam Chomsky ci fa finalmente capire chi sia il vero pericolo per l’umanità: “I problemi più importanti verso i quali indirizzarci sono i veri pericoli esistenziali: il cambiamento climatico e la guerra nucleare. Circa il primo, la leadership repubblicana, nel suo splendido isolamento dal mondo, si sta quasi unanimemente dedicando a distruggere le possibilità di una sopravvivenza decente; parole forti, ma nessuna esagerazione”. Poi ha proseguito: “Sulla guerra nucleare, le azioni in Siria ed al confine russo innalzano seriamente il pericolo di un confronto che possa innescare una guerra. Inoltre, il proseguimento da parte di Trump dei programmi di modernizzazione nucleare voluti da Obama pone straordinari pericoli. Come siamo venuti a sapere di recente, la forza nucleare statunitense modernizzata sta seriamente varcando la soglia dalla quale dipende la sopravvivenza”.

Insomma, sembra proprio che il vero pericolo per la sopravvivenza del genere umano e per la vita sulla terra non sia un piccolo stato asiatico di 25 milioni di abitanti, ma la più grande potenza militare del mondo. Logico, direte voi, ma non per tutti.

ANDARE OLTRE LA DETERRENZA

Sin dall’inizio della guerra fredda, l’esistenza e lo sviluppo di armi nucleari è stato giustificato con una sola parola: deterrenza. Questo concetto implica il fatto che un Paese possessore di armi nucleari non attaccherebbe mai un’altra potenza nucleare, sapendo che il conflitto potrebbe terminare con la totale distruzione di entrambe le parti. Le parti in causa, all’epoca, erano gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, eppure sembra che Washington avesse già pronto un piano di attacco nucleare nei confronti di Mosca, in barba ad ogni forma di deterrenza. Nel 1960, infatti, il Pentagono formulò il Single Integrated Operational Plan (SIOP): questo prevedeva il lancio di 3.200 testate nucleari verso 1.060 obiettivi individuati in Unione Sovietica, Cina ed altri Paesi del blocco comunista.

Ad oggi, il numero e la qualità delle testate nucleari presenti nel mondo non può più giustificare la deterrenza: al minimo accenno di conflitto tra le tre principali potenze mondiali (Stati Uniti, Russia, Cina) si andrebbe verso la distruzione dell’intero pianeta, probabilmente nell’arco di poche ore. A sostenerlo è anche il generale George Lee Butler, per anni membro e poi capo dello Strategic Air Command (SAC), il reparto dell’aviazione statunitense incaricato dell’eventuale uso dell’arsenale nucleare: “L’unico mondo privo del pericolo nucleare è quello privo di testate nucleari”, dichiarò nel 1998, quattro anni dopo la fine del suo servizio.

È oramai necessario passare ad un disarmo totale delle testate nucleari presenti nel mondo, che non si basi più su giochi di forze ed alleanze: guardare alla Corea del Nord come la grande minaccia per la pace mondiale significa pensare alla pagliuzza negli occhi altrui senza vedere la trave nei propri. Naturalmente, il disarmo deve partire progressivamente dai Paesi che posseggono il maggior numero di testate nucleari, visto che non si può chiedere ai nordcoreani di distruggere tutte le proprie otto testate, sapendo che nel mondo ve ne sono ancora migliaia, oltretutto in mano a Paesi ostili a Pyongyang.

Con il massiccio uso di tecnologie moderne, poi, l’inizio di un conflitto nucleare si basa in gran parte su rilevamenti automatici, che potrebbero portare ad un tragico errore. Gli Stati Uniti sono in possesso di un complesso sistema di risposta automatica, che rileva istantaneamente ogni possibile attacco missilistico con un bassissimo margine d’errore, tuttavia esistente: dal momento della rilevazione dell’attacco, vi sono solamente pochi minuti per decidere se rispondere con un bombardamento nucleare o meno. E la decisione finale spetta ad un solo uomo, il presidente degli Stati Uniti d’America: ciò significa che attualmente la sopravvivenza del genere umano è nelle mani di Donald Trump, non di Kim Jong-Un.

BIBLIOGRAFIA

CHOMSKY, Noam (1992), What Uncle Sam Really Wants

CHOMSKY, Noam (1993), The prosperous few and the restless many

CHOMSKY, Noam (1998), The Common Good

DUROSELLE, Jean-Baptiste (1998), Storia diplomatica dal 1919 ai nostri giorni

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di GIULIO CHINAPPI

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Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma, nell'indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l'Université Libre de Bruxelles. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori e di insegnamento delle lingue straniere. Ha pubblicato numerosi articoli su varie testate del web.

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