Voci e ambizioni dal DiEM25 ed incontro con Varoufakis

Per leggere questo articolo ti servono .. 6 min.
Social Score

Ultimamente, quando si pensa a Berlino, si pensa alla capitale d’Europa, sia per la sua intensa vita culturale che per l’egemonia economico-politica che esercita sul continente. Negli ultimi giorni, però, la città tedesca è diventata un polo d’attrazione per tutti quelli che si oppongono non solo a questa egemonia, ma anche a quella parallela dell’austerity, del neo-liberismo e dell’autoritarismo targato Troika.

Ci riferiamo al meeting-seminario organizzato lo scorso weekend da Blockupy – il movimento anti-austerity che riempì le strade di Francoforte lo scorso marzo durante l’inaugurazione della BCE nel suo costosissimo palazzo – e al lancio ufficiale di DiEM25 (Democracy in Europe Movement) il nuovo movimento fondato da Varoufakis per rilanciare e ristabilire la democrazia in Europa, dandosi una scadenza di 10 anni dall’annus horribilis 2015, per arrivare, appunto, al 2025.

 Varoufakis è stato invitato da Blockupy, ha accettato l’invito e si è presentato all’Università Tecnologica di Berlino ovest domenica pomeriggio, quando, dopo una serie di assemblee e di workshop, il movimento ha deciso su un piano di azione per i prossimi mesi: l’elaborazione di un manifesto, la partecipazione a uno sciopero sociale il 1° marzo e una grossa dimostrazione il 18 marzo 2017, esattamente un anno dopo quella di Francoforte, allargando il proprio attivismo anche al problema dell’immigrazione, per contrastare il cosiddetto border regime, il regime delle frontiere che si sta imponendo sul continente in contrasto con l’Europa di Schengen.

Blockupy, pur nel tentativo di coinvolgere un po’ tutti gli attivisti europei – tra gli altri, incontriamo all’evento un nutrito drappello d’italiani – nasce e rimane come organizzazione tedesca, molto organizzata, sì, ma con la pecca, per esempio, di utilizzare principalmente la lingua di Goethe nel meeting di due giorni. Pur mettendo a disposizione dei validi auricolari con la voce di (non sempre validi) interpreti, l’esperienza può essere estenuante e, come feeling, un pelino provinciale.

Con l’arrivo di Varoufakis, solito stile elegante e informale, strictly no jacket (camicia viola fuori pantalone) si è respirata un’aria più internazionale.

L’INTERVENTO DI VAROUFAKIS

 Il professore di economia ed ex-Ministro delle Finanze greco con Tsipras, non si è ancora ripreso dall’estenuante trattativa con la Troika conclusasi, nonostante lo storico OXI del popolo greco, con il brutale Terzo Memorandum imposto nel luglio 2015 al governo di Syriza. “Il peggiore di tutti,” spiega Varoufakis, ammettendo di avere ancora molta rabbia addosso, “non tanto per le sue specifiche misure, ma per la sua totale indifferenza verso le decisioni del popolo greco.

Ma l’anno scorso è stato orribile non solo per questo, essendosi aggiunta tutta la tragica problematica legata alla crisi dei rifugiati, con l’innalzamento di muri e la chiusura di frontiere. Varoufakis parla di un’Europa frammentata, misantropica e xenofobica, che gli ricorda quella dei primi anni ’30, a seguito della crisi di Wall Street del 1929. Noi abbiamo avuto la crisi finanziaria del 2008, e l’Europa che conta, quella delle banche, degli oligopoli, coadiuvata dai media mainstream, ha reagito con l’austerity e, come segno di debolezza, con un’attitudine fondamentalmente repressiva di fronte alle critiche e alle azioni anti-recessione.

  Da qui nasce l’ispirazione dietro il DiEM25, perché è di questo, innanzitutto che l’Europa ha bisogno per rimanere unita e per offrire pace sociale e sostenibilità: democrazia. “Una democrazia che oggi ha tanto demos, quanto la luna ha ossigeno,” dichiara Varoufakis. Essere radicali oggi non vuol dire preparare una rivoluzione comunista, ma semplicemente mettere in pratica quella democrazia tanto auspicata in teoria dalla borghesia liberale e che ora comincia a sentirne la mancanza. E soprattutto a questa che DiEM25 si rivolge, e non solo ai “soliti sospetti”, già convinti, dei partiti e movimenti anti-austerity.

“Un’impennata di democrazia” invoca come un mantra il brillante professore, storicamente dovuta ai popoli d’Europa per evitare appunto il ripetersi di quello che avvenne negli anni ’30. “Dobbiamo evitare che le future generazioni ci rinfaccino di non aver fatto nulla, come non fu fatto nulla in quel periodo, con le tragiche conseguenze che ancora ricordiamo.”

ATTENTI AL TTIP

Non è una sorpresa sentire sia Blockupy che Varoufakis metterci in guardia contro l’eventuale attuazione del TTIP, descritto come un altro esempio di progetto, potenzialmente dalle conseguenze epocali e nefaste, portato avanti senza una vera consultazione popolare, a mille miglia dalla trasparenza. Per non parlare poi della sudditanza dell’Europa neo-liberista agli interessi USA che il trattato rivela. Può sembrare una trita retorica, ma si tratta di un’inquietante realtà sotto gli occhi di tutti.

 Prendiamo da parte Varoufakis e gli chiediamo se il vecchio suggerimento di Lenin – a volte bisogna fare un passo indietro per fare due passi avanti – possa applicarsi alla Grecia del “compagno” Tsipras.

Innanzitutto devo specificare che non ho nulla di personale contro Tsipras,” precisa subito Varoufakis, “Rimane il fatto che il Terzo Memorandum costringe legalmente il governo di Syriza ad essere d’accordo con qualsiasi decisione proveniente dalla Troika. Di fatto Tsipras è chiuso in una gabbia dalla quale, per ora, non può uscire.

Davanti all’assemblea di Blockupy, Varoufakis aveva ricordato l’aneddoto della visita dell’allora segretario del Partito Comunista Francese nel Vietnam che lottava per la propria indipendenza negli anni ’50. Codesto aveva chiesto a Ho Chi Min: “Cosa possiamo fare per voi?” Lo storico leader vietnamita aveva risposto: ”Fate la rivoluzione in Francia.”

QUALCHE DOMANDA A VAROUFAKIS

Chiediamo quindi a Varoufakis se la stessa risposta si applica a chi chiedesse cosa può fare per la Grecia e lui con un sorriso fa: “Sì, ecco perché sono a Berlino.”   

Chiediamo infine se può definire con un tweet il suo essere marxista sui generis. Sono un marxista imprevedibile e liberale” per poi aggiungere con un altro sorriso mentre si allontana “E anche un po’ anarchico”.

Sempre a Berlino quindi, la sera di martedì 9 febbraio, avviene il lancio ufficiale di DiEM al Volksbruhne (Teatro del Popolo) nella parte est di Berlino e, significativamente, in Rosa Luxembourg Platze, dove si affaccia anche la sede di Die Linke (La Sinistra, il partito più radicale al Bundestag, il parlamento tedesco).

 C’è un pienone di gente di tutte le età e proveniente da tutta Europa e non pochi sono costretti a seguire l’evento su un maxi-schermo.

La kermesse inizia con un maxi-spot (musica di Brian Eno) relativamente soft, ma fermo sui punti chiave, e che si conclude con immagini solari e positive. Dopo l’introduzione di Varoufakis si susseguono una serie di speaker di riguardo tra cui Katja Kipping, la giovane presidentessa di Die Linke, il pasionario Miguel Crespo Urban di Podemos, Caroline Lucas parlamentare dei verdi britannici, Rui Tavares, ex-parlamentare di sinistra radicale portoghese, Nessa Childers parlamentare di sinistra irlandese, il filosofo croato Srecko Horvat, il parlamentare danese Rasmus Nordquist, il noto filosofo-psicanalista-clown serbo Slavoj Zizek e Anna Stiede, una delle maggiori attiviste di Blockupy.

Ma non tutti gli invitati possono venire, così vediamo in video gli interventi da Parigi di Cecile Leffot, parlamentare verde, da Barcellona di Ada Colau, la mitica attivista che si è battuta contro gli sfratti per poi divenire sindaco della città, e dal Texas James Kenneth Galbraith, figlio del famoso economista John e che è stato molto vicino a Varoufakis durante la crisi greca. Quest’ultimo accenna alla nuova aria che tira negli USA grazie al “socialista” Sanders e Varoufakis conclude con un incoraggiante: “Go, Bernie, go!

Ma poi ci sono anche due particolari chicche ad arricchire quello che Varou descrive come uno stream of consciousness europeo.

L’INTERVENTO DI ASSANGE

In diretta da Londra, dove rimane “prigioniero” nell’Ambasciata dell’Equador, parla Julian Assange, il creatore di Wikileaks. Varoufakis chiede poi pubblicamente amnestia per lui, ma anche per Chelsea Manning e per Edward Snowden, gli altri due eroi americani della trasparenza.

L’altra chicca è l’intervento di Brian Eno, invitato sul palco a parlare. L’artista si esprime con metafore prese dalla sua carriera e conclude con la parafrasi di una barzelletta ebraica. Il telegramma che dice “Comincia a preoccuparti. Dettagli in arrivo più tardi” diventa: “Comincia a cucinare. Le ricette arrivano dopo.”

La battuta riassume un po’ la generale attitudine del movimento DiEM25 e, al tempo la sua forza e la sua debolezza. E’ un work in progress, senza una roadmap precisa. Non ci sono capi, essendo più un lavoro collettivo, trsversale. Infatti alla fine degli interventi, significativamente, alle domande dal pubblico non ha risposto Varoufakis, l’ideatore, ma un po’ tutti quelli che lui chiama “i mattoni dell’edificio. I cittadini d’Europa potranno essere il cemento.” Senz’altro uno degli obiettivi più immediati sarà la creazione di un’assemblea costituente per riportare la vera democrazia in Europa.

Chiunque può iscriversi a DiEM25 e poi operare a livello locale. E in ogni caso il movimento continuerà ad essere un potente pressure group “in lungo e in largo per l’Europa”.

NESSUN ITALIANO TRA I RELATORI

A sorpresa, l’ultima persona a parlare sul palco è una nota politica tedesca, Gesine Schwan, appartenente all’ala sinistra di quel SPD il cui presidente Gabriel si era scagliato contro Tsipras & Co. quasi più della Merkel, sua alleata nell’inciucio di governo. Fu lei a cercare di creare dei ponti per Varoufakis con l’establishment politico tedesco durante i negoziati dell’anno scorso, ma senza successo. “Si era trovata davanti un muro,” ricorda l’ex-Ministro delle Finanze greco. L’intervento ci fa capire come sia importante per il neonato movimento mantenere buoni rapporti anche con quelli che pur simpatizzanti, fanno parte delle istituzioni.   

E’ passata la mezzanotte e la kermesse iniziata alle 20.30 si conclude. Incuriositi dalla totale assenza di italiani sul palco (o via video), saliamo sul palco e chiediamo una spiegazione. Direttamente a Varoufakis. “Noi ne abbiamo invitati, ma nessuno è venuto.

Peccato! Speriamo qualcuno si faccia vivo al prossimo turno.   

P.S. Per chi volesse vedere lo spot all’inizio del lancio di DiEM25 e l’intero evento ecco il link http://yanisvaroufakis.eu/2016/02/11/diems-berlin-launch-9th-february-2016/

 

Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

Ti è piaciuto questo articolo di Attilio De Alberi ?

Devi essere loggato per inviare messaggi

berlino europa austerity Varoufakis DiEM25

YOUng - Slow Journalism è una testata giornalistica di proprietà di young S.R.L.

Registrazione Trib. di Nocera Inferiore (SA) n° 4 del 23/10/2014

P.IVA: 05093030657

Privacy Policy

Contatti

VIA GIOVANNI PAOLO II n. 100, Fisciano (SA)

Email: info@young.it

Seguici su Facebook

Newsletter

Newsletter

Senza un tuo piccolo contributo, YOUng cesserà le pubblicazioni. Bastano 2 euro DONAIl nostro sistema innovativo ti restituisce la cifra versata. Scopri Come
X
Senza un tuo piccolo contributo, YOUng cesserà le pubblicazioni. Bastano 2 euro

DONA

Il nostro sistema innovativo ti restituisce la cifra versata.

Scopri Come
X
Non hai abbastanza crediti?

Ricarica

O scopri come ottenerne con la Gamification

×