Venezuela: il referendum fasullo e lo scandalo della stampa italiana

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18/07/2017 Giulio Chinappi 2568

Lunedì scorso i giornali italiani e di altri Paesi del “nord del mondo” hanno aperto la sezione degli esteri con la notizia di un fantomatico referendum tenutosi in Venezuela, che avrebbe visto circa il 98% degli elettori pronunciarsi contro l’attuale presidente Nicolás Maduro. L’ennesima dimostrazione di una stampa totalmente genuflessa agli interessi degli Stati Uniti e della classe dominante a livello globale, rappresentata dalla destra borghese anti-chavista nel contesto nazionale venezuelano.

Venezuela Nicolas Maduro

UN REFERENDUM FASULLO: I VERI NUMERI

Non un vero referendum, ma una “consultazione simbolica e informale” voluta dalle opposizioni: è questo quanto accaduto domenica 16 luglio in Venezuela. Opposizioni che, riunitesi da tempo nella cosiddetta “Mesa de la Unidad Democratica” (MUD) con l’unico obiettivo di abbattere la rivoluzione bolivariana lanciata diciotto anni fa da Hugo Chávez, hanno sfruttato la loro maggioranza nell’Asamblea Nacional, il parlamento unicamerale del Paese, per fare l’ennesimo atto di propaganda contro il presidente Nicolás Maduro.

Al termine del referendum, le opposizioni, sostenute dalle potenze occidentali e dai loro vergognosi organi di stampa, hanno annunciato una grande vittoria della “democrazia”, con una percentuale schiacciante di voti contro l’attuale presidente Maduro, intorno al 98%, per tutti e tre i quesiti proposti, che erano i seguenti:

1) Rifiuti l’istituzione di un’Assemblea Costituente senza un referendum?

2) Richiedi il sostegno delle forze armate per sostenere la costituzione del 1998 e l’Assemblea Nazionale?

3) Richiedi delle elezioni generali immediate ed un governo di unità nazionale?

Certo, dei 7.5 milioni di elettori che si sono recati alle urne, la stragrande maggioranza ha votato a favore delle proposte delle opposizioni. Ma in realtà a votare sono stati solamente i sostenitori della Mesa de la Unidad Democratica, e chi crede che questa sia una grande vittoria deve aver forse dimenticato che il Venezuela conta oltre 31 milioni di abitanti, di cui 19.5 milioni di maggiorenni aventi diritto al voto. Ecco, dunque, che solamente il 38.5% degli elettori venezuelani si è in realtà espresso contro il presidente Maduro, mentre la maggioranza della popolazione ha preferito aderire al boicottaggio di un referendum autoproclamato e senza alcun valore giuridico.

A sostenere la nostra tesi, c’è il fatto che il Venezuela è un Paese nel quale generalmente l’affluenza alle urne è molto elevata rispetto ai Paesi occidentali, dove, al contrario, si sta vivendo una vera e propria crisi della partecipazione democratica. Alle ultime elezioni parlamentari, quelle vinte dalle opposizioni, prese parte il 74.17% degli aventi diritto, e furono 7.7 milioni i voti che permisero la vittoria alla coalizione guidata da Henry Ramos Allup. Sembrerebbe, dunque, che i 7.5 milioni di elettori che hanno partecipato a questo “referendum” siano all’incirca gli stessi che hanno votato in favore dell’opposizione alle elezioni di due anni fa, mentre nella propaganda si parlava addirittura di 11 milioni di partecipanti previsti.

Se poi vogliamo fare riferimento alle presidenziali, nel 2013 i votanti raggiunsero il 79.68%, sancendo la vittoria di Nicolás Maduro sul leader dell’opposizione Henrique Capriles. Anche in quel caso, i voti a favore dell’opposizione furono all’incirca gli stessi: 7.3 milioni. Insomma, il Venezuela è un Paese nel quale la partecipazione degli elettori alle elezioni è sempre molto alta, almeno da quando la rivoluzione bolivariana guidata da Hugo Chávez ha permesso alle classi da sempre dominate di sentirsi parte integrante di un progetto e di un Paese. L’affluenza alle urne ed i numeri della consultazione di domenica dimostrano come siano stati solamente i sostenitori storici dell’opposizione a parteciparvi, senza nessun tipo di incremento della fetta di elettori che sostiene la destra venezuelana.

Venezuela Chavez Maduro

MADURO VADA AVANTI CON L’ASSEMBLEA COSTITUENTE

La nostra analisi della consultazione di domenica scorsa ci dà dunque una risposta: al di là della propaganda delle opposizioni e della stampa occidentale, ed al di là delle proteste costruite ad arte nel Paese, gli equilibri tra i sostenitori del presidente Nicolás Maduro ed i suoi oppositori sono rimasti pressappoco invariati negli ultimi anni. Questa è una buona notizia per la rivoluzione bolivariana, che sta dunque resistendo agli attacchi frontali della destra dei ricchi, che vogliono riappropriarsi del potere.

Maduro può e deve dunque procedere con l’istituzione dell’Assemblea Costituente, per la cui istituzione si procederà all’elezione dei membri il prossimo 30 luglio. Il capo di stato non ha mancato di criticare quanto accaduto domenica, con la farsa di un referendum non partecipativo, visto che vi hanno preso parte solamente i sostenitori delle opposizioni, e svoltosi senza essere sottoposto alle verifiche di organo neutrale, nonché senza tenere conto dei dettami costituzionali sull’iter da seguire per indire una consultazione popolare. Oltretutto, le fonti contrastano circa il reale numero dei votanti: noi abbiamo abbiamo voluto utilizzare il dato più alto e favorevole alle opposizioni, quello dei 7.5 milioni, ma secondo altri sarebbero mezzo milione in meno, e comunque una cifra tra i 500.000 ed i 700.000 voti sarebbe in realtà da attribuire ai venezuelani residenti all’estero (anche questi dati molto dubbi, visto che dalla Spagna sarebbero arrivati più voti del totale dei venezuelani residenti nel Paese).

L’obiettivo dell’Assemblea Costituente sarà quello di rivedere la costituzione del Paese in ogni sua parte, dirimendo per altro la vera ragione politica dell’attuale crisi venezuelana, ovvero il diverso schieramento politico dei due organi principali: la presidenza a capo del governo, nelle mani di Maduro e del suo PSUV (Partido Socialista Unido de Venezuela), ed il parlamento, che vede una maggioranza nelle mani dell’opposizione. Questa situazione di contrasto tra le due anime del potere politico venezuelano ha mostrato la necessità di rivedere le competenze che spettano a ciascuno.

Naturalmente, tutto ciò non sarebbe stato possibile senza un pesante appoggio esterno, quello degli Stati Uniti d’America, che, come abbiamo sottolineato in altri casi, vogliono riconquistare un feudo importante nel Sud America, quello del principale produttore di petrolio del continente, nonché del Paese che detiene la maggioranza delle riserve petrolifere stimate al mondo. Abbiamo già avuto modo di sottolineare in numerosi altri articoli come Washington stia tornando alla carica per riconquistare l’America Latina, dopo che i governi progressisti hanno messo a repentaglio la visione degli statunitensi, che hanno sempre considerato l’intero continente come il proprio “giardino di casa”.

Va infine ricordato che il procedimento per l’istituzione dell’Assemblea Costituente è ben più democratico e partecipativo di quello messo in piedi dalle opposizioni: innanzi tutto ci sarà una consultazione elettorale per decidere i nomi dei membri dell’organo e, dopo che l’Assemblea avrà preso le proprie decisioni, queste verranno sottoposte a referendum popolare. L’opposizione, pur autoproclamandosi democratica, invece, continua ad affamare la popolazione dando la colpa al governo di Maduro, utilizzando le proprie multinazionali per regolare le importazioni di cibo e medicinali nel Paese, oltre ad organizzare continui attentati contro le centrali elettriche per creare ulteriori disagi alla popolazione. Questi sono coloro che hanno incassato il sostegno degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e del governo italiano, con tanto di stampa servilmente genuflessa pronta a raccontare l’ennesima frottola all’ignaro pubblico nostrano.

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di GIULIO CHINAPPI

L'AUTORE
Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma, nell'indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l'Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, "Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam".

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