Referendum anti-trivelle: Matteo Renzi, l’unico ad aver fatto vera demagogia

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08/05/2016 Maria Melania Barone 6120

Matteo Renzi ha commentato i risultati del Referendum antitrivelle dicendo che la demagogia non paga. E invece si sbaglia di grosso, perchè la demagogia paga e come!

“Demagogia è un termine di origine greca (composto di demos, “popolo”, e aghein, “trascinare”), indica un comportamento politico che attraverso false promesse vicine ai desideri del popolo, mira ad accaparrarsi il suo favore”. Per dare la corretta definizione di questo termine consultiamo wikipedia. Renzi invece ricorre all’oratoria e utilizza talmente tanto spesso questo termine, da fargli perdere ogni connotazione semantica. Se i promotori del sì hanno fatto un errore infatti, è proprio quello di non esser stati demagogici, di non aver caricato di paure sacrosante, di non aver fatto una corretta informazione ambientale come invece è avvenuto per la Basilicata che ha raggiunto il quorum.

E la folgorazione divina, la punizione del fato come qualcuno l’ha definita, è arrivata con un tempismo criticabile: lo scoppio dell’oleodotto della Valpolcevera ha finito per inquinare in maniera irreparabile i fondali della costa ligure. Bastavano 48 ore di anticipo che forse le sorti di quest’Italia sarebbero state differenti. E questo qualcuno lo sapeva, tanto è vero che la notizia è stata data il giorno dopo, il 18 aprile e pochi, anzi, pochissimi giornali della stampa nazionale hanno puntualizzato sugli orari. Gli unici forse aver posto l’accento sull’ora in cui è esploso l’oleodotto due settimane fa, sono stati i giornali locali, ma la notizia è stata tenuta in sordina non perchè “non si credeva che sarebbe stato un disastro”, ma proprio perchè si riconosceva la troppa importanza politica di un fatto di cronaca di questo tipo.

La verità è che l’importanza del voto non è stata compresa innanzi tutto perchè i promotori hanno fatto una comunicazione pessima, rivendicando il diritto alla balneazione e alla pulizia delle coste dinanzi ad un paese che vive la crisi da quasi un decennio e che ha toccato picchi che superano il 42% della disoccupazione giovanile.

Cosa avrà mai di demagogico una campagna comunicativa condotta su questo piano? Non si sa. Per non parlare poi di quanto una campagna puramente ambientale sia stata strumentalizzata politicamente, al punto che la corretta informazione sui veri rischi delle trivellazioni è risultata pressoché assente. Consapevole di ciò, Beppe Grillo è finito addirittura per esortare gli elettori a recarsi alle urne “sulla fiducia”, anche senza una “cognizione di causa”. Cioè della serie: “pure se i promotori te l’hanno spiegato una chiavica perché sarebbe il caso di andare a votare, tu vacci anche senza aver capito nulla, così, sulla fiducia!”. Ma si può mai accettare una cosa simile? Dopo anni di lotta, dopo anni di battaglia dei comitati locali? No.

E allora quale sarebbe stata la “ricetta comunicativa che avrebbe garantito il 50% + 1 dei voti? Lo diciamo senza troppa presunzione, ma con l’esperienza che questo paese ha già fatto su altri referendum (anche più complessi di questo) in tema ambientale e, quindi, ricordiamo: il no al nucleare del 1987 e il no alla privatizzazione dell’acqua pubblica nel 2011.

A chi doveva andare alle urne e avrebbe preferito metterci una croce sopra a questa sevizia delle trivelle, sarebbe bastato spiegare che:
La raffinazione del petrolio sprigiona idrogeno solforato (o acido solfidrico) che crea danni immediati al DNA e al cervello nell’istante stesso in cui entra nel corpo (primo sintomo, graduale e rapida perdita di memoria, piccole amnesie).
L’estrazione di idrocarburi provoca sismicità per un duplice motivo:
a) lo svuotamento delle masse di petrolio nel sottosuolocrea variazioni di pressione all’interno della crosta che finiscono per accentuare le fratture provocate dalle trivelle e uno svuotamento verso il basso.
b) la trivellazione provoca non solo fratture verticali della crosta , quanto fratture oblique che intervengono direttamente sulle faglie attive e che , per giunta, favoriscono una diffusione orizzontale dei fluidi fossili che finiscono inevitabilmente per inquinare le falde acquifere e l’intero bacino imbrifero di acqua potabile (un bacino imbrifero si estende per centinaia e centinaia di km).
L’estrazione di petrolio finisce per inquinare in maniera irreparabile sorgenti di acqua potabile (non solo i mari).
– L’estrazione di petrolio avviene mediante la trivellazione che è resa possibile SOLO ED ESCLUSIVAMENTE mediante FLUIDI PERFORANTI COMPOSTI DA SOSTANZE PROTETTE DA SEGRETO INDUSTRIALE.

MOTIVI PER ESSERE A FAVORE DELLE RINNOVABILI
Per ogni miliardo investito nel settore petrolifero si generano 500 posti di lavoro.
Per ogni miliardo investito nelle rinnovabili si ottengono 17 mila posti di lavoro (38 volte in più).

I tagli al fotovoltaico hanno comportato la perdita di posti di lavoro che, dal  che si colloca intorno alle 260 mila unità. I posti di lavoro generati dal settore petrolifero sono 11 mila.

Possibilità di coprire il 100% del fabbisogno energetico con un risparmio del 96% in meno dei costi.

LE BALLE CHE TI RACCONTANO
Tra i promotori del NO e dell’astensionismo c’è chi dice che “senza petrolio si perdono posti di lavoro”. E’ falso, perché gli stessi lavoratori possono essere riqualificati nel settore delle rinnovabili che potranno anche aumentare le assunzioni del 2300% (solo calcolando il poterziale del fotovoltaico).

Tra i promotori del NO e dell’astensionismo si dice che “la tecnologia delle rinnovabili non è abbastanza avanzata per garantire l’approvvigionamento energetico del 100% del nostro fabbisogno, ma ne soddisfa solo il 18%”. Sbagliato se consideriamo che queste persone parlano solo di eolico e fotovoltaico, abbiamo moltissimi tipi di rinnovabili, a partire dai motori per l’energia marina che hanno già dimostrato di poter garantire energia elettrica h 24 ad un’isola intera come l’Isola d’Elba. Costo? 375 mila euro ogni 150 kw, cioè 4 milioni ogni 2 MW, più della metà dell’eolico col vantaggio di essere invisibili.

MOTIVI ECONOMICI
Coloro deputati al controllo sulla corretta gestione e manutenzione per il settore petrolifero sono gli stessi beneficiari delle concessioni. Il che significa che il soggetto controllore coincide col soggetto controllato.

Coloro deputati alla decisione sulle royalties da versare al fisco sono proprio i petrolieri….

Detto ciò che questo referendum non servisse a eliminare il petrolio dall’economia italiana è assodato, ma ancor più preoccupante è la mente di colui che si auspicava un passaggio drastico di questo tipo.

Almeno però poteva essere un segnale, un passo avanti, avrebbe messo in crisi i risultati e i progetti economici dei petrolieri che non hanno più bisogno di fare un business plan a tempo (e magari decidere di investire essi stessi nelle rinnovabili), ma potranno tranquillamente mettere una piattaforma e decidere di non rimuoverla mai più (basta dichiarare di aver estratto anche solo un barile di petrolio all’anno, tanto chi li controlla?

Per carità però, riflettete con la vostra testa e continuate a parlare dei bagni in mare! Di questo passo ci sarà ancora un altro Polcevera che farà rumore giusto due settimane, il tempo che arrivi un caldo talmente forte da desiderare la spiaggia e dimenticare il terreno impregnato di petrolio e le sorgenti di acqua potabile corrette “all’idrocarburo sostenibile”, quello che il governo ha pensato bene di finanziare con 23 miliardi di euro sottratti all’energia solare.

 

 

L'AUTORE
Giornalista pubblicista nasce a nel cuore di Napoli ma vive in molte città italiane, dopo aver compiuto studi umanistici si interessa al mondo editoriale con particolare attenzione alla politica, ambiente e geopolitica.

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