Natale? Sì, ma di sangue e di acqua nei polmoni

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25/12/2018 Emiliano Rubbi

La Open Arms, con il suo carico di oltre trecento disperati, fa rotta verso la Spagna.

Ci vuole più del quadruplo del tempo, per arrivare in Spagna, nel frattempo può succedere qualsiasi cosa, a quelle persone.
Per ora non sono morti, almeno.
E non sono tornati in Libia, dove vorremmo rimandarli noi, in quello che persino l’ONU ha definito “porto non sicuro”, in quel posto dove, grazie al nostro contributo economico, vengono sistematicamente torturati, stuprati, in quel posto dove ogni giorno si muore per denutrizione e malattia.

Il piccolo Sam, nato su una spiaggia libica e subito scappato assieme alla mamma da quell’inferno, è stato portato in salvo da un elicottero maltese.
Aveva ancora il cordone ombelicale attaccato, al momento del salvataggio.
Se non fosse intervenuta la Open Arms, sarebbe morto entro poche ore.

Come ripete il nostro ministro dell’interno: “Sappiano i trafficanti di esseri umani e i loro complici che da noi i porti sono chiusi, STOP!”.

La retorica attuale recita che non è una guerra alle persone, ci mancherebbe, ma ai “trafficanti di esseri umani” (che poi in gran parte sarebbero gli stessi che noi paghiamo per imprigionarli in Libia, ma ovviamente questo non si dice).

In pratica: ci sono persone che fuggono da guerre, dittature, carestie, che pagano altre persone per metterle su dei gommoni in pieno inverno.
Da lì, le opzioni sono tre: o vengono riportati in carcere in Libia, o muoiono in mare, oppure li salva una delle pochissime ong ancora in circolazione dopo il blocco salviniano.

E noi che facciamo, una volta che sono stati salvati? Chiudiamo i porti.

In pratica, per “fare la guerra” a questi “trafficanti di esseri umani” e alle cattivissime ONG, noi diciamo: “Se li volete salvare sono affari vostri, per noi quella gente può tranquillamente morire in mare, noi non li salviamo e qui non entrano”.

E infatti, attualmente, muoiono a decine ogni settimana, nel tratto di mare di fronte al nostro paese.
Tanti piccoli Sam non potranno mai crescere, perché non c’è quasi più nessuno a salvarli.

Non è una “guerra ai trafficanti”, è una strage di Stato.

E mentre degli innocenti muoiono, noi facciamo la battaglie per il presepe e i crocifissi da appendere nelle scuole, privando del tutto il Natale del significato religioso che, chi si dice credente, dovrebbe attribuirgli.

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I nuovi fascismi di governo hanno ridotto il Natale ad una serie di simboli da esporre in segno di “identità”, lo hanno tramutato in una grottesca celebrazione di una sorta di “nuovo animismo”, una nuova religione che non ha nulla a che vedere con i precetti cristiani di accoglienza, pietà umana e fratellanza, ma che ne utilizza strumentalmente l’impianto “scenografico” per creare un distorto e deviato “senso di appartenenza”.

È un Natale di sangue e di acqua nei polmoni, ancora una volta.

Buon Natale.

L'AUTORE
Sono principalmente un produttore discografico, ma anche uno sceneggiatore e una persona interessata alle dinamiche sociali. Parlare di musica di solito mi annoia, quella preferisco farla e ascoltarla, quindi parlo di altro, ma sempre dal mio parzialissimo punto di vista

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