Lettera a mio figlio dopo gli attentati di Parigi

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17/11/2015 Aurora Scudieri 1297

Amore mio,

per fortuna tu sei ancora troppo piccolo per capire quello che è successo nella notte del 13 novembre 2015. Ma presto non sarà più così e purtroppo di disastri analoghi ce ne saranno molti altri. Forse non a Parigi o Londra e New York ma in Medio Oriente, in Africa, in luoghi lontani, dove bambini, mamme, papà, nonni e nonne muoiono per una guerra che non è la loro.

Vorrei dirti che presto tutto questo finirà, vorrei raccontarti la favola che è solo colpa di una religione, di un gruppo di estremisti, di un centinaio di esaltati, ma purtroppo è tutto falso. Dietro una guerra, proprio come dietro ad un banale litigio, ci sono sempre due parti e la colpa è in entrambi.

Venerdì 13 novembre tanti ragazzi, tanti innocenti, tanti “noi” sono morti per una lotta che non era la loro. Avevano una vita, la loro, dei sogni per i quali combattere e per i quali magari sarebbero anche stati pronti a morire, come una famiglia da realizzare e proteggere e un mestiere da far crescere. Ma quella, quella guerra per la quale sono morti, non era la loro. Magari erano giovani che votavano contro quei potenti al Governo che decidono di vendere armi sono con lo scopo di fare ricchezza o magari non leggevano e basta, erano solo appassionati di musica metal o di calcio, stavano solo mangiando qualcosa in un ristorante qualsiasi con amici o con la fidanzata, ed erano preoccupati dell’ultima bolletta arrivata, dei brutti voti presi dal figlio a scuola o del gatto con la cistite lasciato a casa da solo.

Quando a morire sono persone che hanno una routine simile alla nostra ci sentiamo in dovere di stare peggio, di vestirci di nero e colorare il nostro profilo Facebook con i colori di una bandiera che magari non li rappresentava affatto. Bandiera che magari fino a due giorni prima identificavamo come avversari antipatici su un campo di calcio o in una gara culinaria. Eppure stringerci tutti insieme ci fa forse sentire più forti. Ma, piccolo mio, tu devi sapere che una vita non vale più di un’altra solo perché viene spesa in una paese che sei andato a visitare, nel quale vivi o che parla una lingua che conosci.

Quel bambino morto per un attentato in Siria è amato dalla sua mamma e dal suo papà almeno quanto te. Merita di andare a scuola, di innamorarsi per la prima volta. Merita di star male per amore e di gioire per il primo lavoro trovato. Merita di diventare padre e di veder invecchiare i suoi cani accanto a lui. Merita di portare i suoi nipoti al parco e di morire, sereno, con accanto i suoi familiari, quando sarà il suo momento.

Molti, quando succedono grosse tragedie, attentati terroristici che uccidono molta gente o disastri naturali, si chiedono dove sia Dio. Io, piccolo mio, in Dio non credo, perché penso che se davvero esistesse un essere solo buono, che veglia su di noi, mai permetterebbe che nascano bambini malati, che alcuni bimbi non nascano affatto, che alcune famiglie siano costrette a vivere in auto perché non hanno più un lavoro, che tante persone cattive la facciano sempre franca e che a morire lì, in un campo di grano, in una sala da concerti, in un aereo o in una scuola siano persone normali mentre i potenti restano sui loro troni riscaldati a guardare tutti dall’alto. Ma tu, piccino mio, sarai libero di scegliere se credere o no a qualche Dio. Se così sarà ricordati che ogni religione va seguita con il cuore e non con la testa: Fai del tuo Dio il tuo amico non il tuo padrone, e vivi la tua vita, indipendentemente da come ti diranno che lui vuole che tu la viva.

Quando sarai più grande, amore mio, mi farai tante domande. Mi chiederai cos’è la paura, perché degli uomini si sentono migliori se tolgono la vita ad altri, perché delle persone godono nel comandare e nel truffare chi si fida di loro, perché c’è chi vale di meno ma ha di più e chi vale di più e ha di meno. E io non ti saprò rispondere. Ti spiegherò solo che i tanti colori che ti vedi intorno, a scuola, al mercato o al parco, ti daranno ricchezza e doni. Ascolta le loro culture, condividi le loro musiche, conosci i loro sport tradizionali e sarai una persona libera, buona e aperta al futuro. Futuro che tu, insieme a tutti gli altri bimbi del mondo, dovrai disegnare, con tutti i colori che hai nel tuo bellissimo astuccio. Solo così questo vecchio mondo spento tornerà ad avere luce.

L'AUTORE
In viaggio da sempre...per arrivare da te. Ogni volta che guardo mio figlio so quanto ho dovuto lottare, soffrire, perdere, per arrivare da lui. Ma ne è valsa la pena perché adesso la luce è ovunque. Racconto di noi, del percorso di Fecondazioni assistite per arrivare da lui, dei dubbi di una mamma ancora tanto inesperta, dei momenti belli e di quelli difficili che fanno parte del meraviglioso mondo della maternità. La difficoltà nel crescerlo, nel trovare un lavoro, nell'imparare ogni giorno ad essere una mamma migliore. Benvenuti nel nostro piccolo mondo "imperfetto".

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