Le deliranti scelte anti-ambientaliste di Trump

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16/12/2016 Attilio De Alberi 5765

Le recenti nomine da parte del presidente eletto Donald Trump per il suo futuro governo hanno destato sia sorpresa che preoccupazione, non solo nel campo avversario, in particolare Bernie Sanders, ma anche nel campo repubblicano, in particolare da parte di Mark Rubio e di John McCain.

Ci si riferisce alla figura di Rex Tillerson, chiamato a coprire il ruolo di Segretario di Stato, e a quella di Rick Perry, nominato Segretario dell’Energia.

Tillerson è amministratore delegato della Exxon Corporation, un gigante tra le sette sorelle, ottava azienda mondiale e quinta per fatturato tra quelle quotate in borsa. A parte gli ovvii interessi che Tillerson rappresenta nel mondo del business petrolifero, è importante notare la sua special connection con Putin. che l’ho ha insignito con la “medaglia dell’amicizia” nel 2013. Questa connection nasce da un proficuo contratto sulle concessioni dei giacimenti artici firmato proprio dalla Exxon e il conglomerato russo Oao Rossneft.

Perry, petroliere, ex-governatore del Texas è famoso per la sua mega-gaffe quando, in corsa nel 2011 come candidato presidenziale, dichiarò che secondo lui il Dipartimento dell’Energia avrebbe dovuto essere addirittura abolito. Last but not least, Perry siede nel consiglio della società che sta costruendo il controverso oleodotto in Dakota, bloccato da Obama dopo le continue rimostranze dei Sioux locali.

Comprensibilmente, questi nuovi sviluppi nell’imminente amministrazione Trump preoccupano non poco Luca Iacoboni, responsabile della Campagna Clima ed Energia per Greenpeace Italia, secondo il quale “proprio la Exxon è una delle peggiori compagnie aziende del pianeta dal punto di vista ambientale”.


Voi di Greepeace come vedete la nomina di Tillerson a Segretario di Stato?

Negativamente.

In che senso?

Non apprezziamo il fatto che un super-petroliere, neanche magari un rappresentante indiretto della lobby petrolifera ricevi una nomina così importante.

Cosa può spaventare di questa persona?

Semplicemente il fatto che la sua compagnia ha interessi in cinquanta paesi di sei continenti e quindi c’è da chiedersi se farà appunto gli interessi della Exxon o degli USA nel mondo.

E dal punto di vista dell’ambiente?

Come grande rappresentante della lobby del petrolio e del gas è direttamente responsabile dei mutamenti climatici sotto i nostri occhi.

E’ Tillerson un “negazionista”?

Non so se lui lo è in particolare. Sappiamo però che, pur non essendo ancora AD, era già nella Exxon quando questa venne coinvolta in un scandalo ambientale.

Quale?

La compagnia era a conoscenza dell’impatto dei fossili sui cambiamenti climatici scoperti attraverso degli studi appositamente commissionati, ma i cui risultati aveva intenzionalmente nascosto onde evitare un allarmismo sul tema.

Oggi come oggi non esiste qualche flessibilità nella Exxon rispetto alle decisioni del C21 e C22?

No, la Exxon è una delle compagnie più inclini a continuare imperterrita il proprio business nell’estrazione di petrolio. C’è poi comunque l’amicizia tra Tillerson e Putin…

Questo rapporto speciale con Putin avrà più a che fare con questioni di equilibrio geopolitico che strettamente ambientali. Ma, in generale, che tipo di esperienza e di abilità potrà portare nel suo ruolo di Segretario di Stato?

Beh, senz’altro il suo forte è la capacità come negoziatore. Rimane sempre la domanda: fino a che punto farà gli interessi della Exxon o del suo paese e soprattutto del pianeta.

Ma per tornare alla Russia qual è la posizione di questo paese rispetto alla minaccia climatica?

La Russia non ha ancora ratificato gli accordi di Parigi: ha detto di volerlo fare, ma non ha detto quando e non ha ancora specificato i tempi. Con Obama, insieme alla Cina, c’era una minima leadership progressiva in questo campo.

E l’Europa?

Potrebbe assumersi questo ruolo di leadership e cercare di portare a miglior giudizio paesi recalcitranti come la Russia e ora gli USA sotto Trump.

Cosa c’è dietro la reticenza russa in particolare?

Non necessariamente il ‘negazionismo’ trumpiano, ma senz’altro puri interessi economici, legati al fatto che è un paese in espansione che dipende molto dallo sfruttamento del gas.

Qual è l’attitudine russa verso le rinnovabili?

Senz’altro non favorevole a una soluzione di rinnovabili al 100%, proprio perché il gas e i combustibili fossili sono un grosso asset per il paese. Da questo punto di vista non è un paese ‘virtuoso’ come la Cina, che ha investito molto proprio nelle rinnovabili.

E come vedete figura di Dick Perry come Segretario per l’Energia?

Sappiamo che anche lui, anche se in un ruolo diverso rispetto a Tillerson è, è molto vicino alla lobby del petrolio e del gas.

E la sua famosa gaffe circa l’abolizione del Dipartimento dell’Energia?

Retrospettivamente, visto la sua nomina, la trovo decisamente ironica. Come è anche ironico il fatto che durante la recente campagna elettorale avesse addirittura attaccato Trump con dichiarazioni piuttosto pesanti.

Comunque Perry è legato alla compagnia che vuole costruire l’oleodotto in Dakota, sulle terre dei Sioux.

Questo progetto è una questione molto delicata e complessa. Obama ha bloccato la costruzione, ma si prevede che sarà Trump stesso, con la sua autorità, e con il supporto di Perry a cercare di riaprire il progetto. E lo stesso vale per il fracking. Questo non lascia prevedere belli scenari.

A conferma che ci troviamo di fronte a un futuro presidente USA anti-ecologista?

Decisamente sì, e aggiungerei molto pro combustibili fossili.

Fino a che punto riusciranno magari i repubblicani moderati a porre un freno di fronte a questo radicalismo di Trump?

Già la scelta di Tillerson è stata ampiamente criticata nelle fila del GOP. E poiché la nomina dovrà essere ratificata dal Congresso esiste la possibilità che venga revocata.

E’ già avvenuto questo?

Sì, alla fine degli anni ’80- Un’eventualità rara nella storia USA, ma pur sempre possibile. In generale speriamo che il fronte moderato repubblicano riesca in qualche modo ad ammorbidire le posizioni di Trump, anche se non sarà una battaglia facile.

Qualche minimo motivo di ottimismo?

Il fatto che al di là dell’America di Trump, Tillerson & Perry, il mondo va avanti con una nuova prospettiva dopo la Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici e, ripeto, il ruolo dell’Europa potrebbe essere importante.

Qualche commento sul nuovo governo Gentiloni?

Troppo presto per farne. Sappiamo soltanto che sono stati confermati Calenda e Galletti rispettivamente come ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente non hanno operato bene, almeno secondo la nostra visione. Noi portiamo avanti le nostre richieste che finora non sono state ascoltate. Speriamo solo che qualcosa cambi.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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