Incontro Trump-Kim, il Vietnam si afferma sulla scena internazionale

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10/01/2019 Giulio Chinappi 638

Dopo l’incontro del 12 giugno 2018 a Singapore, il presidente statunitense, Donald Trump, ed il leader della Corea del Nord, Kim Jong-Un, dovrebbero incontrarsi presto in occasione del secondo meeting tra i capi di Stato dei due Paesi. Caduto nel nulla il sondaggio per Bangkok come sede del vertice, Trump e Kim sembrano essere orientati verso la scelta di Hà Nội, capitale del Vietnam, oppure di Đà Nẵng, località balneare della costa vietnamita.

HỒ CHÍ MINH CITY – Per chi segue poco le vicende della politica internazionale, il Vietnam evoca soprattutto il lungo conflitto che ha visto la divisione del Paese in due entità statuali distinte ed il disastroso e sanguinoso intervento bellico statunitense. La liberazione di Sài Gòn, avvenuta il 30 aprile 1975 e raccontata magistralmente da Tiziano Terzani nel libro Giai Phong! La liberazione di Saigon, ha segnato per il grande pubblico la scomparsa del Vietnam dalla cartina geografica mondiale, ed in pochi conoscono effettivamente quali siano state le vicende di questo Paese asiatico negli ultimi quarant’anni.

Il governo vietnamita sta facendo di tutto per riportare il Paese a giocare un ruolo di primo piano sullo scacchiere internazionale, anche se, per gli osservatori più attenti, questo non vi è mai scomparso del tutto, anche perché la sua posizione geografica, con una linea costiera di oltre 3.000 chilometri in una delle aree marittime più trafficate al mondo. Nel 1995, vent’anni dopo la fine della guerra, il Vietnam ha riallacciato le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, e da allora i dirigenti comunisti sono stati abili ad intrecciare una serie di relazioni tanto con Washington quanto con Pechino, oltre a lavorare alla cooperazione regionale all’interno dell’ASEAN, l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico.

Per capire le mosse del Vietnam in politica internazionale, bisogna comprendere che il Paese, pur avendo dei legami geografici, politici e culturali con la Cina, nutre da sempre un profondo timore nei confronti del Celeste Impero, che per ben mille anni ha dominato sul suolo vietnamita. Le relazioni tra i due Paesi, anche in presenza di due governi guidati dai rispettivi partiti comunisti, non sono mai state del tutto rosee, ed ancora oggi Pechino ed Hà Nội si disputano la sovranità su alcuni arcipelaghi del Mar Cinese Meridionale, come le Isole Spratly e le Isole Paracelso, contese anche da altri Paesi della regione (Taiwan, Malaysia, Filippine). Di conseguenza, il Vietnam ha utilizzato scientemente la riapertura alle relazioni con gli Stati Uniti per diminuire la propria dipendenza dalla Cina, ed attuale una politica di pesi e contrappesi che permetta al Paese di non essere del tutto soggetto a nessuna delle due superpotenze economiche della nostra epoca.

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A questo va aggiunto che il Vietnam, proprio grazie alla guida del Partito Comunista, è stato uno dei pochi Stati ad intrattenere relazioni normali con la Corea del Nord sin dalla nascita di questo Paese, attuando anche forme di cooperazione. Infine, gli strateghi di Hà Nội, nonostante l’amicizia con Pyongyang, hanno saputo stabilire stretti legami anche con la Corea del Sud (le relazioni con Seoul sono state inaugurate sin dal 1992), tanto che nel 2017 si è tenuto un gemellaggio tra le città di Gyeongju e di Hồ Chí Minh City. Proprio per questo motivo, anche il governo sudcoreano di Moon Jae-In ha già espresso il proprio parere favorevole all’organizzazione del vertice tra Donald Trump e Kim Jong-Un in quel di Hà Nội.

Il Vietnam dunque conferma la propria intenzione di affermarsi prepotentemente nell’arena geopolitica mondiale, grazie alla propria capacità di stringere relazioni economiche e politiche importanti con Paesi teoricamente contrapposti. Negli ultimi tempi, il Paese a guida comunista ha saputo anche accaparrarsi l’organizzazione di importanti eventi sportivi (su tutti l’entrata nel calendario del Mondiale di Formula 1 dal 2020) e politici, come alcuni vertici ASEAN. L’eventuale summit tra Trump e Kim sarebbe dunque il coronamento di un lavoro ai fianchi che i dirigenti vietnamiti hanno iniziato sul finire degli anni ’80, corroborato anche dalla possente crescita economica, elementi che rendono oramai impossibile ignorare il peso del Vietnam su scala globale.

di GIULIO CHINAPPI

L'AUTORE
Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma, nell'indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l'Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, "Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam", Paese nel quale risiede tuttora.

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