Dietro front national: vittoria pirrica?

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16/12/2015 Attilio De Alberi 1577

La batosta elettorale subita da Marine Le Pen, dalla nipotina “cool” Marion, e dall’astro nascente Philippot al secondo turno delle regionali in Francia ci fa tirare un respiro di sollievo. Ma solo temporaneo.  Dopo l’affermazione storica del Fronte Nazionale al primo turno, il Partito Socialista di governo, disperato per essere arrivato addirittura terzo in molte macro-regioni, si è ritirato e ha spinto i suoi elettori a votare per gli storici nemici repubblicani del risorto Sarkozi.

Oookay, nil novi sub sole: i nemici dei tuoi nemici possono essere tuoi amici. D’altra parte, tanto per fare un mega-esempio, gli anglo-americani si allearono con l’URSS contro i nazisti (dopo averli più che tollerati per anni) e viceversa. Per poi litigare, e di brutto, dopo aver asfaltato Hitler.
Soltanto il socialista ribelle Jean-Pierre Masseret, candidato in Alsazia-Lorena, ha deciso di ripresentarsi al ballottaggio e, pur perdendo, ha forse mostrato un po’ di cojones.
Ma andiamo un attimo oltre queste alleanze tattiche e cerchiamo di capire qual è la vera sfida a lungo termine – beh, non così lungo, visto che all’orizzonte, nel 2017, ci sono le presidenziali.
Una cosa è certa: il lepenismo, dopo essersi leccato le ferite, ed essersi calato nel ruolo di vittima – sì, povero incompreso, e per giunta stretto nella morsa dell’establishment socialista-repubblicano! – non è destinato a scomparire. Semmai a crescere.
Intanto, oltr’Alpe, la Meloni e Salvini cinguettano: la Fratella d’Italia parla di “inciucio” e il ruspatore lumbard di “ammucchiata”. Vabbuo!
Lo stesso Primo Ministro Manuel Valls, considerato da certi come l’eroe di questa controffensiva ai danni del FN, ha rifiutato pubblicamente il trionfalismo. E’ abbastanza intelligente da capire che la sconfitta della Le Pen & Co. nasce anche da una chiara umiliazione del suo partito di governo e che Le Pen rimane un pericolo.
Bisogna ammettere che la chiamata alle armi contro il pericolo di estrema destra ha ispirato un maggiore afflusso alle urne: l’astensionismo è calato. Ma, anche, achtung, achtung! Le Pen ha perso, ma al secondo turno ha anche guadagnato 800.000 voti in più. Insomma, lo storico bipolarismo della Republique è andato a quel paese e la politica francese non potrà più essere la stessa.
Altro dato incontrovertibile: la doppia emergenza terrorismo & immigrazione non è destinata a scomparire, almeno nel breve termine.
Surreale, buffa quasi, ma anche inquietante, la storiella dell’ultima ora: un insegnante della banlieue parigina ha detto di essere stato accoltellato da un seguace di DAESH, per poi confessare di essersi inflitto la ferita. Un agent provocateur da manuale e solitario, ma che rivela molto sullo stato mentale di non pochi francesi oggigiorno.
Tutti sappiamo ormai che la paura della violenza e del diverso sono ottime armi nell’arsenale lepenista e dei suoi epigoni nostrani.
Ma il punto chiave è un altro: cosa faranno i repubblicani e i socialisti francesi se non altro per ridurre la minaccia razzista e xenofoba, anche se in versione trendy, della dinastia Le Pen?
Si è già vista una reazione più che altro imitatoria nelle settimane che hanno seguito l’attacco a Parigi di un mese fa: Hollande e Sarkozy che fanno a gara per catturare il voto della destra spingendo la loro affabulazione a destra.
E’ questa la strada giusta? In realtà è un’altra reazione tattica e, ammettiamolo, un po’ “paraculista”.
Rimane, a livello più profondo, la connessione/equazione tra insoddisfazione sociale ed economica, e spostamento dell’elettorato verso la destra e/o verso l’astensionismo in mancanza di decise politiche di ricostruzione del tessuto civile.
Noi persone non perbene, tanto per citare il tweet di Salvini dopo la relativa sconfitta della sua amicona francese (“La riscossa delle persone perbene non la ferma più nessuno: GRAZIE MARINE!”), crediamo ancora che i governi possano e debbano ridare dignità alla gente, e ispirare fiducia con una seria strategia di rinascita dell’Europa.
Le finte promesse provenienti dal variegato zoo socialdemocratico continentale, tuttora succube del neo-liberismo e dell’austerity, non possono che continuare a spingere gli elettori nelle braccia di personaggi come Marine Le Pen e dei suoi poveri imitatori.
E, palesemente, i frustri (e ultimamente pure isterici) show à la Leopolda non aiutano a uscire da questo impasse.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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