Colombia, Presidenziali 2018: un confronto tra i programmi di Duque e Petro

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02/06/2018 Giulio Chinappi 801

Dopo il primo turno, tenutosi domenica 27 maggio, i cittadini della Colombia saranno nuovamente chiamati alle urne per il secondo turno delle elezioni presidenziali, previsto per il 17 giugno, quando a sfidarsi saranno Iván Duque Márquez (membro del Partido Centro Democrático e candidato per la coalizione Gran Alianza por Colombia) e Gustavo Petro (membro del Movimiento Progresistas e candidato sotto l’egida della coalizione Lista de la Decencia). Proviamo ad effettuare una panoramica sulle divergenze tra i programmi dei due possibili successori di Juan Manuel Santos.

POLITICHE DEL LAVORO – Petro propone di sviluppare la media e piccola impresa nazionale, attuando politiche espansive in termini occupazionali, garantendo inoltre una democratizzazione del sistema educativo, per favorire l’accesso al lavoro, e di quello sanitario. Una delle sue proposte più importanti riguarda la creazione di un “banco público de economía popular”, per permettere l’accesso al credito a cittadini che normalmente sarebbero respinti dagli istituti bancari. Da buon liberista, al contrario, Duque propone una “semplificazione” del sistema tributario per le imprese e le persone fisiche (a vantaggio delle classi più abbienti), puntando alla crescita economica attraverso lo sviluppo del settore turistico e delle esportazioni, favorendo l’inserimento delle imprese colombiane nella rete economica globale.

SANITÀ PUBBLICA – Entrambi i candidati alla presidenza hanno proposto una riforma del sistema sanitario pubblico. Petro propone un sistema “pubblico, gratuito, preventivo ed accessibile a tutti”, al fine di migliorare la vita dei colombiani e di eradicare le morti, soprattutto infantili, causate da malattie curabili, soprattutto tra le classi sociali più povere. Seguendo la filosofia dello Stato-azienda, Duque, invece, sottolinea soprattutto l’aspetto economico, con il fine di “rimettere in sesto” il bilancio del sistema sanitario nazionale, applicando sanzioni ai debitori. L’introduzione di misure della qualità del servizio sanitario tenderà a favorire una sorta di concorrenza e non potrà che giovare al settore privato.

ISTRUZIONE PUBBLICA – Come abbiamo già sottolineato in precedenza, il programma di Petro pone l’accento su un sistema educativo pubblico accessibile a tutta la popolazione, per favorire la formazione dei giovani e l’inserimento nel mondo del lavoro. Il progetto di Petro prevede l’accesso agli studi universitari per un milione di giovani attualmente esclusi, principalmente provenienti dalle classi sociali (principalmente composte dal minoranze etniche come gli afrocolombiani e le popolazioni indigene) e dalle aree più svantaggiate del Paese (zone rurali). Duque, invece, proprio come nel caso della sanità, propone un sistema concorrenziale che premi le istituzioni migliori, permettendo alle Università colombiane di essere competitive con quelle dei Paesi più sviluppati, ma sbarrando le porte ai meno abbienti e spalancando un portone alle istituzioni private.

RIFORMA DELLE PENSIONI – Nel programma di Petro figura anche una riforma del sistema pensionistico, garantendo a tutti, attraverso dei sussidi statali, una pensione minima di 250.000 pesos al mese (poco più di 74 euro). Duque, invece, si è detto contrario ad una riforma pensionistica, prevedendo solamente alcuni aggiustamenti al sistema attuale, ma scongiurando, quanto meno, un aumento dell’età pensionabile (attualmente 62 anni per gli uomini e 57 anni per le donne).

FRACKING E AMBIENTE – Uno dei temi più caldi della campagna elettorale ha riguardato le estrazioni petrolifere, ed in particolare l’utilizzazione della tecnica del fracking. Petro, con la sua impostazione ambientalista, si oppone fermamente a questa pratica, così come allo sfruttamento dissennato delle risorse minerarie in generale ed alle miniere a cielo aperto. Al contrario, il candidato di sinistra vorrebbe salvaguardare l’accesso alle risorse idriche ed alimentari per tutta la popolazione. Duque, al contrario, ha concesso un’apertura condizionata alla tecnica del fracking, a patto – dice – che sia sostenuta da evidenze scientifiche, ma il dubbio è che si tratti soprattutto di studi sostenuti da quelle multinazionali che non vedono l’ora di sfruttare il sottosuolo colombiano.

LE TRATTATIVE CON LE FARC – Molto delicato resta il tema del rapporto con l’ormai ex gruppo guerrigliero noto come FARC o FARC-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército del Pueblo, Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia – Esercito del Popolo). Dopo un processo di pace che sembrava essere sulla buona strada, anche grazie alla mediazione di Cuba ed al sostegno delle Nazioni Unite, ed i primi accordi firmati a L’Avana, i negoziati si sono bloccati ad un punto di stallo, ed ora l’esito degli stessi dipenderà dal nuovo presidente. Con l’eventuale elezione di Duque, si rischia di assistere ad una persecuzione dei guerriglieri in barba agli accordi presi, mentre Petro si è mostrato decisamente aperto al dialogo, tant’è che alcuni giornalisti di destra e candidati di altre forze politiche lo hanno screditato con l’appellativo di “candidato delle FARC”.

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POLITICA ESTERA – Una delle principali divergenze, con annesse polemiche in campagna elettorale, si è registrata sul delicato tema venezuelano. Propagandisticamente, Duque ha dichiarato che con Petro la Colombia farebbe “la fine del Venezuela”, sposando dunque la tesi secondo la quale Maduro e la Rivoluzione Bolivariana sarebbero la causa di tutti i mali. Ha inoltre promesso di assumere una posizione conflittuale nei confronti di Caracas (suscitando gli entusiasmi di Washington, che vuole una Colombia pronta a concedersi anche in caso di intervento armato), mentre Petro certamente preferirebbe promuovere il dialogo con il Paese confinante e non ha mai nascosto la sua ammirazione per Hugo Chávez, pur non risparmiando alcune critiche a Maduro. Al contrario, Duque è decisamente il candidato preferito dagli Stati Uniti, mentre con Petro potrebbero raffreddarsi i rapporti di amore incondizionato da parte del governo di Bogotà nei confronti di Washington.

DUQUE FAVORITO, PETRO OUTSIDER – I pronostici ed i sondaggi, come già alla vigilia del primo turno, sono tutti dalla parte di Duque, che sicuramente può contare su sostenitori interni (alta borghesia) ed esterni (Stati Uniti) ben più potenti. Tuttavia, un buon risultato elettorale da parte di Petro rappresenterebbe una interessante novità per la sinistra colombiana, se si pensa che quattro anni fa giunsero al ballottaggio due candidati di destra (Juan Manuel Santos ed Óscar Iván Zuluaga). L’unico, in tempi recenti, a mettere a repentaglio il dominio della destra in Colombia, era stato Antanas Mockus, che nel 2010 giunse al ballottaggio contro Uribe sotto l’egida dell’Alianza Verde, non superando però il 27.47% dei consensi. Un buon riscontro elettorale per Petro, che potrebbe anche vincere nella capitale grazie al suo passato di sindaco ed al maggior progressismo dei cittadini di Bogotà, inoltre, darebbe un importante segnale anche agli Stati Uniti, per far sapere nella parte settentrionale del continente che la Colombia non è più disposta ad essere la patria del narcotraffico internazionale e del terrorismo dei paramilitari sostenuti dal governo in nome di interessi esterni.

L'AUTORE
Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma, nell'indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l'Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, "Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam".

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