Bastava così poco

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09/01/2016 Federica Maneli 1122

Bastava così poco.

Mi chiamo Peter Pan e vivo in un mondo surreale che visto da fuori sembra fantastico. In realtà è frustrante alzarsi ogni mattina e sapere che qualsiasi cosa faccia nulla cambierà, nulla. Resterà tutto esattamente come il giorno precedente e quello successivo. Volare, fare qualche capriola nell’aria, senza possibilità di cadere e farsi male. Prendere Capitan uncino per il culo, senza possibilità di essere catturato e ucciso: anche la sua vita senza di me non avrebbe più senso.

Quando scesi giù sulla terra rimasi affascinato. La gente invecchiava, la gente si ammalava, la gente moriva. Poi Wendy… Wendy era così simile a me, se non per il fatto che lei era felice; io, prima di allora, non sapevo cosa fosse la felicità, prima di allora non conoscevo la paura di perdere qualcosa o qualcuno, né l’ansia che ti morde lo stomaco quando non sai qual è la cosa giusta da dire.

Wendy l’amavo, era l’emblema di tutto ciò che ero e non sarei stato mai.

Anche lei inizialmente restò affascinata dal mio mondo: provai in tutti i modi a nasconderle la verità perché volevo che mi restasse accanto, a costo di farle perdere tutto ciò che aveva lì, sulla terra. Che egoista sono stato, a trattenerla anche solo un minuto in più.

Il giorno più brutto della mia vita fu quando scelse di andar via. Non ho mai provato un dolore simile: muto, eppure così pungente.

Qui tutto è rimasto com’era prima del suo arrivo, anche io, non sono cambiato di una virgola! Stesso cappello, stessi vestiti, stessi capelli chiari, stessa altezza, stessa età. Solo il mio volo è diventato pesante, un movimento triste.

Ogni tanto torno sulla terra per vedere come te la passi. Qualche piccola ruga ti segna il volto, ma io ti trovo più bella di prima. Chissà se ogni tanto guardando il cielo ti ricordi di me, o se ti sei convinta che è stato tutto un brevissimo sogno, Wendy. Se solo avessi potuto, avrei lasciato tutto per invecchiare insieme a te.

L’altro ieri mi sono lasciato catturare da Capitan uncino, e non mi ha ucciso.

Ci siamo seduti entrambi a prua, e abbiamo pianto.

L'AUTORE
Credo che saper scrivere non significhi usare necessariamente frasi articolate e termini complessi, ma saper toccare il cuore della gente, anche usando parole semplici. Non sono nessuno, non ho una cultura formidabile, e sinceramente non me ne frega niente. Io scrivo quello che mi passa per il cuore, e non permetto a nessuno di definire banali i miei sentimenti. Nessun sentimento lo è. Federica Maneli, 21anni, calabrese con il cuore napoletano. Il mio primo libro si intitola "Pensieri Scomposti"

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