Come si parla dei maschi? Cosa è lecito dire ai maschi e dei maschi? Oggi vorrei mostrarvi una realtà che conosciamo tutti ma che forse merita di essere esposta in maniera organica. Mi riferisco alla naturalezza con cui oggi, in qualsiasi contesto, anche quelli seri, si insultano gli uomini.
Da quando si è decretato che c’è un’emergenza violenza sulle donne ci siamo abituati a certe cose come rane nell’acqua che si scalda piano piano. Le bugie, i dati inventati, le dichiarazioni accorate, le iniziative celebrative e simboliche, le leggi incostituzionali, il patriarcato causa di tutti i mali e la retorica misandrica. Dei dati e delle bugie abbiamo parlato tante volte e sicuramente saremo costretti a farlo ancora. Oggi parliamo della retorica misandrica.
Che è una cosa di cui dovremmo parlare ogni giorno, talmente è diventata incredibile e grave. Partirò da un caso a cui ne aggiungerò degli altri semplicemente a scopo esemplificativo, e chiunque ammetterà di averne sentito altri cento identici e di osservare le medesime cose ogni giorno.
Il caso da cui parto non è neanche una baggianata, visto che si tratta di una dichiarazione a mezzo Facebook di Angelina De Salvo, giornalista e Capo Ufficio Stampa e Responsabile Comunicazione istituzionale presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma. Una donna quindi che rappresenta un’istituzione pubblica e ricopre un ruolo prestigioso. Ecco cosa ha scritto il 7 settembre:

Di queste dichiarazioni voi ne potete trovare a centinaia, pronunciate praticamente da chiunque: dalle casalinghe di Voghera alle attrici improvvisamente diventate attiviste agli scrittori e intellettuali di alto pregio. Dire che gli uomini sono un cancro, che dovrebbero essere eliminati, che si starebbe meglio senza di loro ecc è perfettamente normale
Normale nel senso che se c’è da un lato una reazione da parte di una porzione del mondo, questa porzione è molto piccola e la reazione è solo di clamore: conseguenze vere per queste azioni non ce ne sono. Immaginatevi se domani il direttore del museo Egizio, per dire, scrivesse che le donne sono una vera rottura di coglioni e sarebbe meglio se ne venisse limitata la circolazione. Secondo voi quanto rimarrebbe in carica?
Sappiamo di gente fatta a pezzi per molto meno. Tipo Fulvio Collovati che nel 2019 a quelli che il calcio disse «Mi si rivolta lo stomaco quando sento una donna parlare di tattica» e sostenne che le donne non capissero di tattica come gli uomini. La RAI lo sospese per due puntate da tutte le attività di commentatore e opinionista.
O sempre nel 2019 Il telecronista Sergio Vessicchio, durante una partita di calcio, disse «È uno schifo vedere le donne venire a fare gli arbitri». L’Ordine dei giornalisti della Campania avviò un procedimento disciplinare.
O lo studente fiorentino che quest’anno è stato espulso dalla sua scuola per aver scritto stai zitta donna in una chat scolastica. Poi per fortuna il Tar ha annullato il procedimento
O il professore di Storia delle dottrine politiche Marco Bassani che nel 2020 pubblicò su Facebook un meme su Kamala Harris secondo cui, in sostanza, per diventare vicepresidente bisognava andare a letto con gli uomini giusti e potenti. Il post fu rimosso, l’Università Statale avviò un procedimento disciplinare: un mese di sospensione dall’insegnamento senza stipendio. Anche in questo caso poi il Tar annullò, ma intanto…
In realtà un discorso del genere farebbe scalpore chiunque ne fosse l’oggetto: al posto di uomini mettiamo immigrati, mettiamo musulmani, gay, trans, quello che volete e diventa un discorso inaccettabile, roba che nemmeno Vannacci si sogna di dire. Ma siccome si parla di uomini, si leva qualche voce indignata, si scrive qualche articolo di protesta e finisce lì. Tanto domani ne sentiremo un’altra come questa.
Ormai è una moda parlare degli uomini così. Quasi è troppo facile menzionare le diverse puntate di Belve, il programma della fagnani, in cui ospiti donne raccontavano, tra le risate loro, della conduttrice e del pubblico, di aver picchiato i fidanzati. Troppo facile ricordare il libro ODIO GLI UOMINI di Pauline Harmange, ospitata su la7 da Lilli Gruber. O Angela Finocchiaro nel programma di Dandini, La TV delle Ragazze, che nel 2018 disse rivolgendosi a un gruppo di bambine: «Ricordatevi sempre che gli uomini sono tutti pezzi di merda». Una bambina chiedeva: «Anche il mio papà?» e Finocchiaro rispondeva: «Soprattutto il tuo papà».
Libri pubblicati da Einaudi, De Agostini, Rizzoli e così via negli ultimi 5 anni straripanti di affermazioni che riterremmo aberranti altrimenti: gli uomini son stupidi, sono limitati, vanno guidati altrimenti sono portati a fare il male, ecc ecc. Mentre si straparla di educazione e di tutti quei comportamenti giusti e corretti che bisogna adottare nei confronti del prossimo (leggi: donne), nei confronti degli uomini sembra ci si eserciti a fare l’esatto contrario.
Tutti abbiamo notato acredine in generale e sappiamo che ce n’è molta attorno alle questioni di genere, proprio perché è stata fomentata la guerra; ma il modo in cui la gente reagisce quando si criticano i dogmi femministi è sbalorditivo. Intendiamoci, questo avviene anche dall’altro lato: siamo abituati alle tifoserie perché si è arrivati al parossismo; quando si parla di donne uccise ormai arrivano sempre quelli che parlano di suicidi, se si parla di donne disoccupate quelli che menzionano i morti sul lavoro e così via. Ma se questo tipo di cose viene largamente criticato e condannato, il suo opposto no: ecco perché ne parliamo. Non perché l’atteggiamento sia meno grave quando attuato dalla sponda opposta.
Se si prova a dire la minima cosa sul femminicidio si viene SEPOLTI. Anche i post puramente informativi sui numeri possono fare la stessa fine di quelli polemici. Si viene accusati di essere incel o della manosfera – questione interessante, occuparsi di questioni maschili è male di suo? Ogni uomo è prima o poi insultato come patriarca, bestia, violento, e comunque sono tutti complici, basta la minima associazione con la critica e si è subissati.
Recentemente è successo a Vincenzo Mauro, uno statistico che diverse volte ha spiegato i numeri reali sul femminicidi. L’ultima volta una giornalista di Repubblica ha preso un granchio clamoroso e lo ha scambiato per un membro del partito di Vannacci; il giornale ha messo bene in grande la sua faccia con il titolo “Il femminicidio non è un’emergenza”. Un mare di insulti: omuncolo, indegno, ributtante, scimunito, lombroso aveva ragione, ecc ecc.
Stessa cosa accade a Germano Milite, che ha fatto un post di riflessione sull’indulgenza che si tende a mostrare nei confronti delle madri infanticide partendo dal caso di Lindsay Clancy, e sul diverso trattamento mediatico ricevuto da uomini e donne:
https://www.facebook.com/photo/?fbid=2869713476724720&set=pb.100010582875809.-2207520000
Ci fosse un commento di critica costruttivo, un commento nel merito. Sono solo insulti, accuse di ignoranza, di stupidità, di misoginia, commenti sulla dimensione del pene! Non manca l’accusa di essere vannacciano, chiaramente. E poi ci son sempre i commenti così:
“Raccontami in 2026 anni Quant’è donne avete uccisi, torturate, stuprade violentate, prostituite, schiavizzate, bruciate vive,rinchiuse in manicomi? Raccontami 2026 anni di patriarcato. Donne impariamosi a difenderci”
VOI uomini ci avete ucciso, e così via; tu, oggi, sei responsabile dei crimini di mille anni fa. E poi un altro classico: hai la coda di paglia, ti difendi perché sai di essere responsabile, appunto. Non manca mai anche: frignate, piagnucolate, bambinetti (gli stereotipi di genere li combattiamo a giorni alterni). E mi preme ribadirlo: certo che i social funzionano così, certo che in generale la gente commenta così, ma capite che qui la gente lo fa sapendo che è normale e non problematico farlo?
Per riagganciarmi al tema sollevato da Germano in quel post mi fa piacere riesumare un Caffè di Gramellini del 27 ottobre 2023, in cui commentava una vicenda orribile: una donna che aveva abusato di un minorenne e ne era rimasta incinta:

Credo che questo riassuma efficacemente molte delle cose che ho detto.
Come si fa a non capire che a tutto questo non può che seguire una reazione uguale e contraria? Davvero si presume che la gente sopporti a oltranza senza scoppiare? Si inventano i numeri, si esasperano le vicende, si martella la gente e le si danno in pasto contenuti mediatici fatti apposta per farla incazzare e accanirsi sempre di più con chi ritiene che sia il colpevole, il nemico. Son dinamiche comunicative che la storia ha già visto moltissime volte, e che la parte della società che si definisce civile ha sempre condannato. E invece.








