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Dante e Shakespeare ridotti a influencer da quattro soldi (e c’è pure la truffa spirituale).

Postato il Giugno 13, 2026 Valeria Della Monica 0

Per leggere questo articolo ti servono: 4 minuti

Dante Alighieri e William Shakespeare sono resuscitati e l’hanno fatto nel peggiore dei modi possibili: come puppet digitali su TikTok.
I loro video raccolgono milioni di visualizzazioni e migliaia di commenti di studenti che, tra lo smarrimento e la rassegnazione, ammettono di aver creduto fosse un cosplayer in carne e ossa.

@dante.in.selva

#fyp #fy #viral

♬ original sound – Dante Alighieri

Sgombriamo subito il campo dai dubbi: se vi siete imbattuti in questi profili, nessun attore devoto si sta nascondendo dietro una maschera di silicone. Si tratta di influencer creati interamente con l’intelligenza artificiale.

Esistono persone reali dietro queste pagine che, partendo da un semplice prompt, fanno proliferare come batteri questa robaccia.
Ma perché questa confusione ci sta sfuggendo di mano e, soprattutto, chi c’è dietro?

L’illusione della normalità e la TRAPPOLA iconografica

Dante e Shakespeare sono autori che solitamente si affrontano dal terzo anno di liceo, intorno ai 16 anni. La loro iconografia è talmente potente e riconosciuta che chiunque, anche chi ha rimosso dalla memoria i programmi scolastici, sa esattamente che facce abbiano.
Ed è qui che scatta la trappola: questi “autori” oggi replicano i trend più stupidi per adolescenti, proprio il target che abita più abitualmente la rete.

@shakespeare.in.selva

Why do you think? #shakespeare #viral #fyp

♬ original sound – basicbtchteargas

Il problema non è solo la qualità iper realistica dell’IA, ma il fatto che vediamo un Dante fin troppo contemporaneo: lo vediamo ballare, seguire le mode del momento, muoversi con quella fluidità umana che fino a ieri era l’ultimo baluardo del nostro sentirsi vivi.
Vedere una macchina che fa un balletto meglio di noi crea un corto circuito: “se si muove come me, allora deve essere vero”.
Trasformare il Sommo Poeta in un meme ridicolizzante non è un modo intelligente per “avvicinare i giovani” alla lettura; è solo un modo per svuotare il simbolo della sua importanza.


Benvenuti nell’era dell’IA “Slop”

Smettiamo di chiamare tutto questo “progresso”. Questi contenuti appartengono a una categoria ben precisa che gli esperti americani hanno ribattezzato IA Slop. Lo Slop è il “vomito” algoritmico che sta invadendo i nostri feed: storie a basso costo cognitivo popolate da frutta parlante, gatti deformi con gli occhi lucidi e, appunto, poeti rinascimentali che fanno il lip-sync su canzoni trap.

Slop (s.m.): Contenuto degenerativo, prodotto a costo zero tramite intelligenza artificiale generativa, al solo scopo di estrarre il tempo e l’attenzione degli utenti sui social media.

In questi video non c’è arte, non c’è pensiero e non c’è alcun valore aggiunto. C’è solo una macchina che imita il movimento umano e crea assurdità parassitarie per tenerci incollati a uno schermo il maggior numero di secondi possibile.

Tutto questo sta impattando pesantemente sulla mente delle nuove generazioni. Parliamo di ragazzi che hanno iniziato a usare l’intelligenza artificiale tra i banchi delle medie, dopo aver passato gli anni formativi delle elementari chiusi in casa per via del COVID. Sono una generazione sacrificata ai tablet usati come babysitter a tavola e ai social media in età infantile.
Offrire loro Dante in versione “slop” significa offrire ancora una volta una scorciatoia digitale che allontana dalla sana fatica del ragionamento matematico e dalla profondità della cultura umanistica.


Il retroscena: la PRESUNTA guida spirituale a pagamento

Se ci si ferma alla superficie, sembra solo una goliardata digitale per fare visualizzazioni. Ma se andate a spulciare i profili di questi finti poeti, scoprirete che c’è un obiettivo molto più concreto e monetizzabile. Nei loro link in bio compare una piattaforma chiamata “Selv-A”.

Di cosa si tratta? Un sito web che promette di aiutarvi a capire il vostro cammino spirituale o personale, dandovi risposte esistenziali tramite l’intelligenza artificiale (dettaglio che, ovviamente, vi dicono molto sottovoce).

Sono andata a guardare dietro le quinte e la situazione è a dir poco nebulosa:

  • Contatti aziendali: Praticamente inesistenti o nascosti dietro formule burocratiche poco trasparenti.
  • Il Team: Le foto dei membri del team presenti sul sito sono, ironia della sorte, tutte generate dall’IA.
  • La tecnologia: Il servizio, proposto anche in abbonamento, non è altro che un contenitore vuoto che richiama le API pubbliche di OpenAI e Claude.

In parole povere: vi vendono a un prezzo un servizio di “guida spirituale” che potreste ottenere gratuitamente ponendo una domanda su una qualsiasi chat aperta, con l’unica differenza di aver applicato un filtro pseudo-poetico.

OVVIAMENTE usare le chat bot LLM come i propri psicologi è una pratica dannosa, che non consigliamo.


Un campanello d’allarme che NON possiamo ignorare

Questi profili sono esposti ogni giorno davanti agli occhi di migliaia di adolescenti su TikTok. La mia speranza è che nessuno tocchi quel link: pagare o usufruire anche gratuitamente di un servizio di consulenza dell’anima che si rivela essere solo un parassita di altre tecnologie preesistenti è un fatto preoccupante.

E no, i giovani non si avvicinano a Dante grazie a questa robaccia. Non capire Dante o odiare la matematica alla loro età non è un crimine, ma sostituire il sentimento di smarrimento che si prova davanti alla complessità del mondo con una ridicolizzazione digitale o con una risposta preconfezionata da un software è un segnale di pericolo. La cultura richiede impegno e tempo, perché si tratta prima di tutto di imparare a ragionare con la propria testa.
Noi continueremo a monitorare questo sistema e, se usciranno ulteriori dettagli su questa specifica rete, ve ne parleremo molto presto.

Autore

  • Valeria Della Monica
    Valeria Della Monica

    Tra semiotica e cultura digitale, Valeria esplora i meccanismi nascosti del web per promuovere un’informazione più etica e consapevole. Con l’approccio del solution journalism, decodifica i meccanismi dei social network per renderli comprensibili a tutti. Abita la rete non solo per osservarla, ma per fornire strumenti critici a chi la vive ogni giorno.

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Pubblicato da

Valeria Della Monica

Tra semiotica e cultura digitale, Valeria esplora i meccanismi nascosti del web per promuovere un’informazione più etica e consapevole. Con l’approccio del solution journalism, decodifica i meccanismi dei social network per renderli comprensibili a tutti. Abita la rete non solo per osservarla, ma per fornire strumenti critici a chi la vive ogni giorno.

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