Finanziamenti e Startup: i 5 fattori che spingono un venture capitalist a investire

Luglio 2, 2021
YOUngTips
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Ci sono alcuni strumenti finanziari innovativi di cui le startup possono avvalersi nell’ottica di una crescita. Tra questi figura il venture capital, con cui viene identificato l’insieme di capitali destinati al finanziamento di società ad alto rischio ma con ottime prospettive di sviluppo e redditività a lungo termine. Vediamo insieme chi sono i venture capitalist e perché scelgono di investire in specifiche startup.

Le startup hanno sempre bisogno di fondi, sia nella fase di avvio che in quella di sviluppo. Si tratta di capitali importanti che possono essere ottenuti da fondi di investimento alternativi (FIA). Le tipologie di fondi d’investimento alternativi sono principalmente tre: hedge, private equity, venture capital.

Soffermiamoci sui venture capital. Solitamente parliamo di fondi mobiliari chiusi che fanno capo ad una SGR (Società di Gestione del Risparmio) autorizzata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Hanno una durata di 3-10 anni.

Come (e perché) un venture capitalist sceglie la startup da finanziare

Quando si parla di investimenti, per una startup è fondamentale capire come entrare in contatto con i potenziali investitori, ma soprattutto come ottimizzare la comunicazione. Comunicare infatti in maniera adeguata il proprio business plan, ma soprattutto in che direzione si sta andando, aiuterà a fidelizzare il finanziatore.

Il venture capitalist, infatti, sceglie attentamente la startup da finanziare, concentrandosi sugli aspetti che sono indicativi di un probabile successo dell’impresa. Analizziamo i 5 fattori che spingono un venture capitalist a investire.

Il mercato di riferimento

Chi ha un’azienda sa quanto il mercato sia volubile. Una startup si trova a confrontarsi con difficoltà ben maggiori perché si tratta di un progetto in fieri. Il venture capitalist necessita di conoscere approfonditamente le opportunità che il mercato offre e come la startup ha deciso di posizionarsi al suo interno. Le informazioni richieste dall’investitore riguarderanno nello specifico il target del prodotto/servizio, se è adeguatamente ampia l’opportunità di mercato, l’esperienza maturata dall’entourage, i riscontri ottenuti da quel mercato fino a quel momento. Sarà poi utile capire se il periodo storico è giusto per presentare il servizio.

Occhio a TAM, SAM e SOM

Il venture capitalist tenderà a puntare sulle startup che forniscono analisi di mercato minuziose e attente, con un focus sull’outlook di mercato presente e futuro, e sui sottoinsiemi di mercato, ovvero su:
TAM (Total Addressable Market): è il mercato disponibile totale ovvero la domanda globale del mercato per un prodotto o servizio;
SAM (Served Available Market): è il mercato disponibile e raggiungibile, ciò che è in target con il prodotto e che è alla portata dell’azienda da un punto di vista geografico;
SOM (Serviceable Obtainable Market): è il mercato realisticamente ottenibile, che è possibile raggiungere con le risorse di cui si dispone.

Le caratteristiche del prodotto/servizio

Se il prodotto non vale, con tutta probabilità neanche il business si rivelerà efficace. Per questo il venture capitalist è interessato a capire se il prodotto/servizio proposto dalla startup possa fare veramente la differenza. Se, in pratica, ne esiste un prototipo, se sia semplice riprodurlo, quali siano in vantaggi competitivi.
Un business plan convincente dovrebbe quindi contenere i KPI (key performance indicators) e un MVP (minimum viable product). Si tratta della versione minima del prodotto/servizio laddove vengono contemplati la velocità di esecuzione, le spese da sostenere (sia in termini economici che di tempo) e la volontà di testare le caratteristiche del prodotto.
Oltre alle KPI e al MVP, per una startup sono importanti gli aspetti finanziari. Gli investitori badano alle metriche classiche di fatturato, EBITDA e profitto.

Chi sono i protagonisti

Un progetto senza identità è destinato a morire. Sono gli attori coinvolti a fare l’identità di un progetto, nello specifico tutte le competenze coinvolte nel team. Tra queste devono esserci figure chiave, la cui esperienza professionale rappresenti un valore aggiunto. Indispensabile la presenza di figure tecniche (in primis i CTO) e, possibilmente, esperti che hanno un background lavorativo e/o accademico di rilievo.

I rischi del progetto

Il venture capitalist investe tanto, e ad alto rischio, con la prospettiva di un rientro economico elevato. E se la società dovesse fallire? Questa possibilità si può parzialmente scongiurare grazie alla diversificazione del finanziamento, con azioni, obbligazioni e convertible preferred shares dei titoli di capitale e di debito. In questo modo l’investitore ha diritto a un dividendo predeterminato e alla restituzione del capitale, in caso di liquidazione della società. In ogni caso i rischi del progetto devono essere ben chiari sia per i fondatori che per gli investitori.

A cosa servono i fondi

Quanto andrebbe investito? Come andranno investiti eventuali capitali? Definire il cash need del progetto significa avere le idee chiare ma se non si sa come dare voce a quelle idee, l’investitore potrebbe sentirsi demotivato. I venture capitalist investono in progetti destinati a crescere: bisogna dunque dimostrare di avere una certa dimestichezza con la gestione delle finanze. Gioverà dunque, nella fase iniziale, non includere nel budget spese marginali non funzionali all’evoluzione del progetto.

A questi cinque fattori essenziali se ne affiancano altri a cui la startup deve prestare attenzione, al fine di convincere un venture capitalist a investire. Per questo motivo, in un processo tanto complesso è indispensabile un’azienda che faccia da intermediaria, che si occupi cioè di favorire l’incontro tra i venture capitalist e le startup con i relativi progetti da finanziare. Queste aziende rivestono un ruolo strategico su due versanti. Da un lato seguono le start-up, indicando loro cosa occorre per realizzare un’idea, sostenendole nella determinazione degli obiettivi commerciali e nell’elaborazione di un piano operativo; dall’altro accompagnano gli investitori nel percorso di capitalizzazione delle aziende target, guidandoli in tutte le fasi.

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