Carta d’identita per i social: Lettera a l’On. Marattin – di Antonio Marturano

Per leggere questo articolo ti servono: 6 minuti
CONDIVIDI
01/11/2019 Redazione Cultura

Carta d’identità per i social: riceviamo e pubblichiamo la lettera del Professore Antonio Marturano sulla proposta dell’On.Marattin


On. Marco Marattin e Dr. Riccardo Luna, vorrei presentarmi: mi chiamo Antonio Marturano e ho scritto il mio primo libro relativo ai problemi etico-giuridici del Web nel 2000 (Etica dei Media, Milano: Franco Angeli): agli albori delle discussioni sui new media in Italia, e da allora continuo ad interessarmi di questi problemi, anche organizzando conferenze internazionali, che in Italia, passano sotto silenzio.

 

Scrivo questa mia lettera aperta in quanto ho letto con stupore e sgomento la vostra diatriba sulla opportunità di schedare chiunque voglia aprire un profilo social proposta dall’On. Marattin, sull’onda dell’hate speech contro la persona dell’On Segre.

Intervengo in questo batti e ribatti, in quanto la mancanza di prospettiva storica (relativa allo sviluppo di Internet), giuridica e teorica emerge fortemente dalle vostre proposte, che vedremo in seguito, risultano di una particolare miopia.

 

Non è la prima volta, infatti, che questo tipo di problema emerge da quando il Web è nato, ed è stato reso accessibile alla stragrande parte della popolazione. Non è la prima volta che le soluzioni che voi proponete vengono messe sul tappeto. La soluzione proposta dall’On. Marattin, per esempio, rieccheggia molto quella, proposta da Karl Popper, passata alla storia come la “patente per fare televisione”, che si può leggere in Cattiva maestra televisione del 1994.

 

L’idea di una patente, di una licenza, o di un qualunque sbarramento per poter agire su un mezzo di comunicazione di massa (Popper aveva di mira la televisione e la radio, in quanto soli mezzi mezzi di comunicazione a lui accessibili) la dice lunga sulla capacità di proposta politica di chi ci governa (non solo in Italia); quella di Marattin è infatti una proposta, alla stregua di quella che Popper pensava per il sistema televisivo, buona solo per i sistemi di comunicazione a broadcasting: la cui peculiarità, detta rozzamente, consiste nell’esistenza di un solo trasmettitore e diversi ricevitori.

 

Il Web – come anche Internet – è un sistema cosiddetto “a rete”: potenzialmente vi sono tanti trasmettitori quanti ricevitori. Proposte come quelle di Marattin sono buone solo per consolidare la attuale trasformazione del Web in un sistema non più a rete, ma “broadcastizzato”. Un sistema simile, infatti, è più rispondente al tipo di sistema legale e commerciale oggi vigente, fondato su un concetto forte di proprietà privata, sul quale poggia l’attuale sistema economico capitalista. Da questo punto di vista ha ragione Riccardo Luna che suggerisce, invece, una regolamentazione del Web “dal basso”: direttamente dai fruitori del sistema; ma questa posizione non è assolutamente una novità, questa era in predominante quando il Web veniva ad essere scoperto – tra gli anni ‘90 e il 2000 – dal grande pubblico.

 

Con l’avvento delle grandi multinazionali del Web questa ultima posizione, piano piano, ha perso la sua forza; questa era infatti, ideale quando il Web veniva pensato come uno strumento per l’aggregazione di piccole e medie forze economiche: essa rieccheggiava il clima economico ed etico del tempo, come scrivevo su Etica dei Media, ed ebbe il suo apice con il Web 2.0 quando, come proponevano Tapscott e Williams (in Wikonomics, 2006), il Web doveva essere una piattaforma collaborativa multiutente.

 

Riccardo Luna, nella sua critica a Marattin, inoltre, commette due errori – gravi, a mio avviso, per un giornalista che ambisce a stare “on the edge” nel campo dei Media: il primo riguarda la data di nascita del Web: il Web non ha ancora compiuto 30 anni (ne ha “solamente” 28); poi afferma che una lettera aperta di Berners-Lee, progettista (non fondatore) del Web, ove si annuncia una soluzione alla deriva della sua “creatura”, è stata pubblicata lo stesso giorno del proprio intervento su Repubblica: orbene, la lettera di Berners-Lee è del 12 Marzo (e non del 29 Ottobre 2019 data dell’intervento di Luna su Repubblica) data dell’anniversario della creazione del Web. Errori così marchiani la dicono lunga sulla preparazione del giornalista che accusa Marattin di incompetenza.

 

Sia la soluzione di Marattin che la soluzione di autoregolamentazione di Luna, sono proposte completamente obsolete. La prima, tende a regolare nuovi mezzi con vecchi metodi regolamentativi, che non funzionano nei nuovi ambienti, ma che finiscono soprattutto con l’aumentare la burocrazia nel Web e il mantenimento di paradigmi economici neoliberisti, efficaci a sostanziano lo status quo delle megacorporations come Facebook o Amazon; la seconda, invece, abbiamo visto che si è già rivelata fallimentare – già proposta nel passato, e che non tiene conto dello sviluppo del Web e della esistenza di colossi economici digitali. Serve, quindi, una risposta nuova, che non va nella direzione dello status quo – che minerebbe, tra l’altro, la neutralità della Rete (Marattin), nè nella direzione di una autoregolamentazione quasi spontanea di non si sa di chi (degli utenti web?, delle aziende presenti nel Web?) (Luna).

 

Il problema è complesso e va indirizzato in modo globale, che permetta, soprattutto, di salvaguardare la neutralità della Rete stessa, ovvero l’esistenza una rete a banda larga (il Web, appunto) che sia priva di restrizioni arbitrarie sui dispositivi connessi e sul modo in cui essi operano, cioè dal punto di vista della fruizione dei vari servizi e contenuti di rete da parte dell’utente finale: vedremo quale sarà il primo passo annunciato da Berners-Lee e dalla sua fondazione.

 

 


Antonio Marturano è nato a Taranto il 10/06/1965 e si è laureato in Filosofia nel 1993 presso l’Università di Roma La Sapienza ed ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Filosofia Analitica del Diritto presso l’Università Statale di Milano nel 1998 per i quali si è occupato di Logica Deontica e del “Dilemma di Jorgensen”, ed è stato membro del Comitato di etica della Difesa Militare Italiana (DIFESAN) fino alla sua abrogazione. I risultati di questi studi sono inclusi nel saggio “La idea de Bentham de la logica deontica”, Telos, 1994 e nel volume Il Dilemma di Jorgensen, Roma: Aracne, 2008. Nello stesso tempo si è occupato di problemi relativi all’etica applicata, in particolare ai problemi etici relativi all’uso dei media e dell’informatica in ambito sociale (studi raccolti nel volume Etica dei Media, Milano: FrancoAngeli, 2000) e sull’utilizzo dell’informatica nella genetica molecolare, in particolare nel Progetto Genoma Umano. Per questo tipo di ricerche è stato premiato nel 1999 con una borsa Marie Curie Fellowship per continuare questi studi nel Regno Unito con Ruth Chadwick prima alla University of Central Lancashire (Preston) e poi presso la University of Lancaster durante i quali ha organizzato la conferenza internazionale CEPE 2001; ha pubblicato su questi argomenti il saggio “When speed truly matters, openness is the answer” pubblicato sulla rivista Bioethics, 2009 e ha curato il volume Il corpo digitale, Torino: Giappichelli, 2010. Dal 2002 è diventato research fellow presso il Centre for Leadership Studies alla University of Exeter e si è interessato dei problemi etici e filosofici degli studi sulla Leadership; su questi argomenti ha co-curato il Leadership: The Key Concepts, London: Routledge, 2007 nel 2006 è il primo europeo a diventare Lecturer presso la Jepson School of Leadership alla University of Richmond (VA): da questo soggiorno nascono la co-curatela di The Embodiment of Leadership, Jossey-Bass, 2013 e la creazione della rivista Leadership & The Humanities per Edward Elgar (Cheltenham) di cui è stato il direttore per due anni.  Dal 2007 ritorna in Italia dove ha insegnato a contratto Etica degli affari alla Facoltà di Economia della Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Leadership presso la Swiss School of Management. Attualmente è docente a contratto di Antropologia Filosofica, all’Università di Tor Vergata e Direttore del corso di PhD presso la Swiss School of Management e collabora con l’Ateneo S. Anselmo di Roma per la realizzazione di seminari e la conferenza ICIL 2019. Ha recentemente pubblicato un numero speciale di Ethics and Social Welfare (Wiley) sui problemi etici della disoccupazione tecnologica ed ha in fase di preparazione un volume sulla filosofia della leadership per Routledge. Ha pubblicato svariati saggi su diverse riviste quali Medicina e Morale, Notizie di Politeia, Ethics and Information Technology, International Review on Information Ethics, Management Learning, Business ethics: an European Review e molti altri. I suoi lavori sono stati pubblicati in parsi e cinese.
L'AUTORE
la Cultura di Young, diretta da David Colantoni.

Lascia un commento

PARTNER
SOSTIENI IL PROGETTO!
Sostienici
Quanto vale per te l’informazione indipendente e di qualità?

Ti bastano appena 5 euro per sostenerci ed avere in cambio 12 euro di sconti sul nostro store!

SOSTIENICI