Il futuro della sinistra (quella verace)

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12/06/2019 Attilio De Alberi

La Sinistra sta attraversando un periodo di crisi. In particolare nel Belpaese i risultati delle recenti elezioni regionali ed amministrative mostrano un’avanzata preoccupante della destra estrema nazionalista e xenofoba. In una regione tradizionalmente rossa come l’Emilia Romagna, i comuni di Ferrara e Forlì sono passati in mano leghista. E, come ben sappiamo, alle elezioni europee, anche se a livello continentale c’è stata una certa resistenza nei confronti della destra sovranista, il Partito Democratico, pur avendo superato il M5S in crisi, è rimasto distaccato di più di 10 punti rispetto alla Lega di Salvini, che, tra l’altro, nei recenti sondaggi continua ad avanzare.

La crisi della sinistra è cominciata molti anni fa. Basti pensare all’affermarsi di personaggi come Tony Blair nel Regno Unito o come Bill Clinton negli USA. Si parla qui di leader di partiti tradizionalmente socialdemocratici che hanno preferito sposare il trend neo-liberista affermatosi a partire dagli anni ’80 grazie a leader conservatori come Margaret Thatcher e Ronald Reagan nei due paesi in questione.

Come è stato fatto notare da tempo la crisi della sinistra è simile a quella che storicamente si era avverata negli anni ’30, quando, di fronte alla crisi economica del ’29, le masse avevano abbracciato personaggi come Hitler, che le aveva attratte a sé usando come capro espiatorio gli ebrei. Oggi la destra sovranista in Europa e negli USA utilizza lo spauracchio degli immigrati per attrarre voti a sé, facendo leva sulle paure e le insoddisfazioni delle classi impoverite a causa della crisi economica e dell’austerity. E questo spiega il successo odierno di leader come Trump, Salvini, Orban e della Le Pen.

Ma a monte di tutto questo, negli anni ’30 ed oggi, c’è stata l’incapacità della sinistra di farsi valere con programmi seriamente progressisti che potrebbero soddisfare le masse impaurite distogliendole dalle false paure legate all’immigrazione.

Facciamo degli esempi “banali”: se Mercatone Uno ha chiuso i battenti, se la Whirlpool li vuole chiudere e se l’Arcelor Mittal a Taranto, oltre ad inquinare, ha sospeso dal lavoro un certo numero di lavoratori, la responsabilità non è certo dei migranti che fuggono da guerre, fame e siccità.

Il problema di base è il sistema capitalistico che continua sì a produrre, ma che è incapace di distribuire la ricchezza tra quelli che concorrono a creare tale ricchezza. E’ chiaro che i produttori super-ricchi, nonché il capitale finanziario si avvantaggiano del sistema, mentre in molti paesi disoccupazione e povertà continuano ad imperare.

A questo punto, per citare un famoso libro di Vladimir Yllich Lenin, la domanda è: che fare?

Le forze di sinistra non hanno altra scelta che unirsi, sia a livello nazionale che internazionale, per cambiare il corso della storia, ed avviare la società verso un’organizzazione più equa nel campo produttivo-distributivo, allontanandosi una volta e per tutte all’ammiccamento evidente nei confronti del neo-liberismo, accompagnato da una tendenza di spostarsi al “centro” (vedi Renzi & Co.).

Questo non può avvenire solo attraverso i social, ma attraverso un dialogo diretto con i cittadini e grazie ad un’educazione culturale-politica delle masse, come suggeriva, notoriamente, Antonio Gramsci.

Questo non significa necessariamente predicare l’arrivo di un sistema socialista come quello sovietico, che, come ben sappiamo, aveva moltissime pecche a livello di democrazia, o come quello cinese, che ormai si può descrivere come una specie di capitalismo di stato, soprattutto a partire dalla leadership di Deng, il successore di Mao Zedong.

Ci si deve concentrare piuttosto, pur nell’ambito di un sistema capitalistico, sul lavoro, sulla distribuzione equa, sulla tassazione progressiva (altro che la famigerata Flat Tax), su una migliore educazione, su una sanità gratuita ed universale, sui diritti delle donne, sul disarmo e, naturalmente, su un’organizzazione razionale ed umanitaria dell’emergenza immigrazione. Indicativo, su questo ultimo tema, come la cosiddetta sinistra italiana sia riuscita a produrre un personaggio come Minniti, che con la sua politica nel confronto degli sbarchi ha facilitato la permanenza dei migranti nei famigerati centri di detenzione in Libia.

E poi c’è un altro aspetto molto importante sul quale la sinistra deve concentrarsi: il cambiamento climatico. L’esistenza di un personaggio come la giovane svedese Greta Thunberg, non particolarmente politicizzata, ma decisamente attenta alle nefaste conseguenze per le generazioni a venire della crisi climatica-ambientale, dovrebbe servire come ispirazione, visto anche il successo che costei ha tra i giovani. Altra fonte d’ispirazione potrebbe essere la giovane rappresentante al Congresso USA Alexandria Octavio Cortes che propone il Green New Deal, in opposizione al tronfio negazionismo trumpiano.

In conclusione, solo un sistematico progressivismo su tutti gli aspetti sociali, civili ed ecologici del nostro attuale sistema potrà permettere alla sinistra di portare i cittadini verso un futuro più equo e più sano, allontanandoli dalle falsità demagogiche della destra e dai suoi ben noti specchietti per allodole.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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