“Altra Italia”, l’epitaffio della stagione berlusconiana

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04/12/2018 Federico Cartelli

In matematica la proprietà commutativa enuncia una formula molto conosciuta: cambiando l’ordine dei fattori nella moltiplicazione, o degli addendi nell’addizione, il risultato rimane il medesimo. Sebbene la politica non sia una scienza esatta, talvolta può succedere che una formula matematica risolva e spieghi alla perfezione un’operazione partitica.

Altra Italia, questo il nome della lista unica dei “moderati” annunciata da Silvio Berlusconi e Antonio Tajani in vista delle elezioni europee, certifica da un lato l’allargamento di Forza Italia ad altri soggetti politici – centristi e centrini di ogni ordine e grado, l’immancabile Partito Socialista Italiano, una spruzzata del solito civismo da salotto e altre comparse più o meno note –, dall’altro certifica ufficialmente il fallimento del partito-azienda. Un fallimento che rimarrà tale anche se verranno aggiunti, maldestramente, addendi improvvisati per provare a strappare qualche voto in più in grado di rendere la sconfitta, in apparenza, meno eclatante.

Ad Arcore sono probabilmente iniziati a circolare i primi sondaggi in vista dell’appuntamento elettorale di fine maggio, e i numeri non sono affatto incoraggianti. Dopo il minimo storico del 14% registrato alla recenti elezioni politiche, Forza Italia si appresta a raggiungere nuovi record negativi in vista delle consultazioni europee. Il partito di Silvio Berlusconi viene accreditato di un consenso tra il 7% e il 10%. Sono lontanissimi i tempi in cui Forza Italia era uno dei perni della vita politica italiana e in cui l’ancora Cavaliere inaugurava trionfalmente la prima, vera stagione anti-sistema della storia repubblicana.

All’inizio dell’era post-Tangentopoli Forza Italia rappresentava, infatti, una sorta di primordiale populismo liberale in grado di intercettare l’insofferenza degli Italiani verso una classe dirigente logora e in pesante deficit di credibilità. Silvio Berlusconi è stato, politicamente, il Beppe Grillo degli anni Novanta. Forza Italia, come i 5 Stelle, era prima di tutto un movimento, non un partito, come solennemente dichiarato nel celebre discorso della “discesa in campo” nel 1994. C’era il desiderio di staccarsi dalle formazioni tradizionali, dai vecchi centri di potere, dalla politica intesa come professione: un messaggio che Beppe Grillo, con l’aiuto fondamentale della Casaleggio Associati, ha ricalibrato per i nuovi mezzi di comunicazione e aggiornato alla contemporaneità.

Ora è proprio Forza Italia ad essere divenuta, dopo più di dieci anni di esperienza al governo, un partito tradizionale e convenzionale, allineato alla netiquette del politicamente corretto, prono ai desiderata di Bruxelles, incapace di comprendere le complesse dinamiche socio-economiche del mondo globalizzato e di intercettare l’umore del Paese reale. Al contrario proprio questo Paese reale, dipinto come ottuso, ignorante e avvezzo alla faciloneria, ha punito Forza Italia e la sua classe dirigente. Hanno relegato alla marginalità il suo leader e proprietario, poiché non v’è mai stata all’interno del partito alcuna dinamica democratica né una selezione dal basso della classe dirigente. L’inesorabile parabola discendente si conclude con questa improbabile operazione di maquillage politico: “Altra Italia” costituisce, di fatto, l’epitaffio della stagione berlusconiana e del centrodestra così come li abbiamo conosciuti per più di vent’anni.

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Tutto ciò assume una vena tragicomica se si pensa che, fino a qualche anno fa, i peones di Forza Italia gridavano al golpe ordito dai poteri forti, in primis l’Unione europea, per destituire Berlusconi e il suo governo. Gli stessi personaggi si presentano, adesso, come ultimi baluardi contro il “populismo”, si schierano a difesa delle istituzioni europee e brandiscono le calcolatrici per dimostrare gli errori della manovra giallo-verde. Sarà pure vero che nella vita, ma soprattutto in politica, vale il noto adagio “come si cambia per non morire”, ma l’impressione è che si stia andando verso una formalizzazione del fu patto del Nazareno. In un panorama partitico sempre più basato sul nuovo bipolarismo tra sovranisti ed europeisti, ciò che rimarrà di Forza Italia è destinato ad evaporare in una diaspora che andrà in due direzioni: una verso il nuovo progetto politico di Matteo Renzi, e l’altra verso i lidi di Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

 

(immagine copertina da fanpage.it)

L'AUTORE
Consulente politico e aziendale, saggista. Gestisce federicocartelli.com.

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