Ethicjobs: come acquistare la felicità delle persone

Settembre 5, 2016
Martina Mugnaini
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Ethicjobs: la piattaforma che certifica e dà visibilità alle aziende che hanno i migliori standard di qualità lavorativa

Ethicjobs nasce come una piattaforma per certificare e dare visibilità alle aziende che hanno i migliori standard di qualità lavorativa. Tutto questo realizzato con un processo definito bottom- up, cioè saranno i dipendenti delle singole imprese a valutare gli standard lavorativi della loro azienda in maniera autonoma e controllata con il benestare del titolare.Questo meccanismo servirà a creare un quadro complessivo sulla qualità del lavoro offerto dalle imprese italiane.

Ethicjobs non si limita a registrare le valutazioni dei dipendenti ma fornisce agli imprenditori un report completo con criticità e punti di forza, stilando eventualmente un piano di migliorie da effettuare in un prossimo futuro, con annesso rilascio del certificato di eccellenza ed affiancamento di un team di esperti qualora necessario.
Il consumatore, per l’acquisto di un prodotto, sceglierà l’azienda che ha la valutazione migliore, la quale indica che quel prodotto è stato realizzato rispettando tutti gli standard qualitativi.

Lo scopo principale di Ethicjobs è rendere il tempo lavorativo di ogni persona il più sostenibile possibile, nel massimo rispetto della dignità e del valore del lavoratore. Questo vuol dire lavoratori più felici e di conseguenza una popolazione più felice. Ovviamente il fine di Ethicjobs non è solo quello di fornire dei dati ma anche quello di educare il consumatore ad un consumo responsabile in termini di lavoro umano etico. La data ufficiale di partenza del progetto è prevista per Novembre 2016, ma ci sono imprenditori che hanno aderito entusiasti tempo prima.

In questa prospettiva abbiamo parlato con Luca Carrai, fondatore di Etichjobs insieme al suo preparatissimo ed efficientissimo team, composto da professionisti di ogni settore e competenze: Gloria Perosin (Co-founder e Communication manager), Joseph John D’Alessandro (CFO), Antonio Sapone (Web developer e Social media manager), Marco Sanchini (COO), Giuseppe Preziosi, Aldo Iavarone, Rossella Particco, Annalisa Spalazzi, Carmine Zecca, Serena Miccolis, Robi Veltroni e l’Associazione Figli del Mondo.

L’INTERVISTA

Ethicjobs nasce come una piattaforma per certificare e dare visibilità alle aziende che hanno i migliori standard di qualità lavorativa. Tutto questo realizzato con un processo definito da voi bottom- up, cioè saranno i dipendenti delle singole imprese a valutare gli standard lavorativi della loro azienda in maniera autonoma e controllata con il benestare del titolare. Quali sono i punti di forza di Etichjobs ed in cosa consiste questa valutazione?

Etichjobs ha 4 punti di forza: prima di tutto l’idea, i finanziamenti ricevuti, le partnership strategiche che abbiamo intessuto e infine il team, la squadra di progetto è sempre più professionale e complementare.
Si è vero è una piattaforma e lo sarà, ma all’inizio il questionario sarà prevalentemente cartaceo. Ci occupiamo di un mercato che ci è molto vicino come quello di Rimini. Nasceranno sicuramente dei problemi quando si andranno a toccare i rapporti tra titolare e dipendente. Vogliamo toccare con mano finché possiamo avere vicino il nostro mercato. Perciò inizialmente i questionari non saranno somministrati sulla piattaforma ma per la maggior parte cartacei. Poi ovviamente se dovesse arrivare l’azienda di Firenze glielo forniamo sulla piattaforma.
Si, siamo una piattaforma che vuole andare a valutare la qualità lavorativa ed il clima che si respira all’interno di un’azienda. Andiamo a valutare, non ad esprimere un giudizio. Se una azienda è meritevole andremo poi anche a rilasciare dei certificati di eccellenza ma la parte importante è proprio la valutazione in se: non andiamo a puntare il dito verso colui che al momento non è etico (pensiamo che la maggior parte delle aziende in Italia in questo momento non lo siano) ma vogliamo andare a dare valore anche a chi pur sapendo che non lo è, si è fatto valutare e intraprende con noi un percorso di miglioramento. Questo sarà uno degli scopi di Etichjobs, quello di far partire dei percorsi condivisi: se un’azienda richiede la valutazione e risulta non essere etica noi forniamo comunque una reportistica accurata e dettagliata di quali sono gli ingranaggi che in quel momento scricchiolano con delle deadline operative per andare a migliorare quello che è carente.

Un sorta di aiuto alle aziende che non riescono a raggiungere questi standard di qualità del lavoro insomma?

Esatto, anche perché la valutazione è gratuita. Veniamo in azienda, somministriamo questi questionari fatti e studiati alla perfezione. L’associazione Figli del Mondo, che come ai visto è tra i nostri partner strategici si occupa da più di 10 anni della realizzazione di questionari specifici.

Come funziona il processo valutativo?

Dopo aver somministrato il questionario, i risultati vanno ad essere inseriti come input all’interno di algoritmi matematici, che altro non fanno che andare a smussare i picchi risultati troppo alti o troppo bassi e soprattutto a ponderare le diverse variabili in maniera diversa secondo il profilo lavorativo che stiamo analizzando, in modo da eliminare il più possibile la soggettività dal giudizio perché quell’ output che la formula darà, sarà numerico, sarà un voto da 0 a 100, o da 0 a 10 e sarà figlio di una formula che ha analizzato diversi aspetti e parametri.

Questo numero è dunque un semplice punto di partenza?

La nostra innovatività, i nostri di punti di forza sono due: Innanzitutto la certificazione non sarà top down, sarà Etichjobs Srl che prenderà gli input dagli stessi dipendenti quindi il processo sarà esattamente quello di bottom up. In secondo luogo la certificazione che noi rilasciamo verrà poi spesa sul mercato, in tutte tue campagne di marketing, perché questa è una cosa che funziona, non è una pubblicità autocelebrativa. Tutti questi risultati vengono poi rivolti al consumatore finale. Tutto questo inoltre va ad aumentare i flussi per quelle strutture che offrono la migliore qualità del lavoro dipendente. Così abbiamo quattro parti in gioco: Etichjobs, il titolare, i dipendenti ed il consumatore; se tutte queste parti economicamente e socialmente vincono abbiamo vinto anche noi. Questa è l’imprenditoria del futuro. Questo per me vuol dire fare l’imprenditore nel 2016 ed io questo voglio fare, valorizzare quelle aziende che effettivamente lo meritano ed aiutare quelle che non ci arrivano ancora a migliorare nel futuro.

In questo modo Ethicjobs porta un flusso maggiore di profitto, di visibilità e di mercato alle aziende che hanno i parametri più alti. Per il consumatore che va a vedere poi il risultato finale, questa sorta di classifica di aziende etiche è una sorta di comparatore di imprese?

Esatto, a meno che non ci troviamo di fronte una persona particolarmente etica, che sceglie i suoi prodotti sempre in una determinata azienda, aldilà di quello che offrono in altre imprese, noi vogliamo fornire solo l’informazione che a parità di qualità e prezzo venga scelta l’azienda dove i dipendenti stanno meglio. Noi forniamo semplicemente questo dato cioè andiamo a diminuire il gap che in economia si chiama asimmetria informativa: ad oggi tutti i titolari hanno più informazioni rispetto ai consumatori che vanno ad acquistare il prodotto. Noi vogliamo andare a dare al consumatore uno strumento in più per valutare un’azienda o un’altra. Vogliamo andare a dirigere i flussi verso quelle persone che fanno business in maniera etica perché abbiamo intenzione di dimostrare che nel 2016 fare del business con dei profitti importanti e farlo in maniera etica è possibile, puoi farlo trattando bene i tuoi dipendenti.

Avete pensato ad eventuali problematiche? Per esempio è possibile che un imprenditore faccia pressione per ottenere una valutazione positiva dai propri dipendenti?

Certo, lì dovremo essere bravi ad andare a prevenire questa situazione ed eventualmente impattarla. La stiamo studiando Ed è una problematica che ci hanno fatto presente in molti. Certi al 100% purtroppo non si può mai essere, tranne forse ora che lo facciamo da Rimini, e che andiamo azienda per azienda, ma quando poi saremo su 10 città italiane diventa più complicato monitorare.

Team Etichjobs

Come avete risposto a coloro che hanno obbiettato per esempio che un lavoro con standard etici più alti presuppone un costo del prodotto finale più elevato rispetto alle aziende che sfruttano i dipendenti?

Tendenzialmente è una cosa che non stiamo facendo passare, non deve passare l’idea che più sei etico e più costi, però per sviluppi futuri abbiamo realizzato un questionario somministrato a 1000 persone. Sono venuti fuori dei risultati stupefacenti. Alla domanda: saresti disposto a spendere di più per un’azienda che tratta in maniere etica i dipendenti? L’88 % ha risposto di si, e il 40% ha risposto che sarebbe disposto a spendere tra il 10% e il 20% in più.

Una volta che viene somministrato il questionario si aprono due possibili scenari: il risultato dell’algoritmo può essere positivo o negativo. Come funziona esattamente?

In entrambi i casi contattiamo privatamente l’imprenditore. C’è la possibilità di prendere questa certificazione etica e di spenderla sul mercato. Nel caso in cui il risultato sia positivo, andremo a proporre questo certificato etico di eccellenza
Se invece dovesse essere negativo andremo a dirgli: guarda non sei risultato etico per ora, ma non c’è nessun problema, lo sappiamo è un mercato difficile. Però a quel punto li sapremo esattamente perché il risultato è negativo, sapremo perché i dipendenti non stanno bene e cosa vorrebbero e potremo dare al titolare delle linee operative fattibili.

Ethicjobs per una piccola azienda può inoltre essere una importante forma di digitalizzazione, poiché magari questa non è presente su internet. Ogni azienda può avere la sua pagina personale?

Assolutamente si. Ci sarà una pagina dedicata ad ogni azienda, che potrebbe diventare addirittura la loro pagina aziendale. A quel punto entra in gioco un meccanismo di abbonamento freemium, free fino ad un certo punto (nome, citta e settore), poi se si vogliono inserire altre informazioni come il logo, un video, un’immagine, diventa un abbonamento personalizzabile sotto qualunque punto di vista. Quindi Etichjobs può digitalizzare la piccola impresa e dare comunque un’ottima visibilità a quelle più grandi e può essere inoltre un grande strumento di pubblicità e di marketing.

Il Team di Etichjobs può contare già molti membri. Persone di età molto diverse e formazione personale e culturale molto diversa. Ci sono economisti, ingegneri, letterati, esperti di web e di Marketing. Come è stato possibile mettere insieme un team con competenze così diversificate?

Non si sono ancora incontrati. Li ho messi insieme io. Ognuno ha la sua storia. Gloria, Marco, Rossella, Gio, Antonio sono il vecchio zoccolo duro.
Sono arrivato a Rimini per frequentare la magistrale senza conoscere nessuno. Tra l’altro ho cambiato completamente percorso di studi, prima facevo Lettere e Filosofia. Lì abbiamo fondato un’associazione culturale studentesca di promozione sociale chiamata Slash, della quale ero presidente. In due anni abbiamo realizzato moltissimi progetti e preso tantissimi contatti; contatti che poi abbiamo riversato su Etichjobs: comune, sindacati, professionisti di settore.
Quindi questo zoccolo duro del team viene proprio da lì. La maggior parte di loro era nel direttivo di Slash quindi abbiamo già lavorato insieme, abbiamo davvero fatto grandi cose in quegli anni. Siamo addirittura arrivati a finanziare ricerca. Abbiamo dato dei soldi per finanziare tesi di ricerca, non le nostre ovviamente anche se potevamo farlo, io stesso mi sono laureato a marzo dell’anno scorso. Abbiamo elargito 5000 euro di borse si studio a questo scopo.
Quindi la conoscenza con alcuni membri del team risale a prima di Etichjobs perché abbiamo fondato questa associazione insieme.
Abbiamo fatto moltissimi altre cose, siamo co-firmatari di progetti europei, siamo al comune, abbiamo fatto corsi specialistici ed interculturali per ragazzi come chitarra e  cinema. Abbiamo organizzato viaggi culturali, eventi per tutto quello che riguarda il mercato equo e solidale, sensibilizzazione dei ragazzi a filosofie di vita più meritevoli. Abbiamo cercato di dare ai ragazzi un hub nel quale potessero esprimersi al meglio e nel quale le varie menti si potessero incontrare e fare qualcosa di buono. Buona parte di Etichjobs nasce lì, dal qual contesto florido ed effervescente.

Il progetto è nato nell’ambiente che gravitava intorno all’associazione cultuale Slash ma come è nata l’idea in se?

L’idea nella fattispecie è nata nella mia testa come un piccolo tarlo, di cui non avevo parlato a nessuno, perché era molto più grezza di ora. Una sera ho pensato: qua in Italia la situazione lavorativa è pessima, la gente non sta bene, passiamo almeno il 30% della nostra vita lavorando, ma come è possibile? Perché io non so se una determinata aziende rende o meno felici i dipendenti? Non ci potrebbe essere una piattaforma che mi dice dove la gente sta meglio o peggio? E da lì piano piano con l’aiuto di tanti ragazzi, consulenti e molto tempo speso in ricerche di mercato siamo arrivati a ciò che Etichjobs è adesso, abbiamo raffinato un po’ l’idea.

La scelta Rimini come punto di partenza è stata dettata da un fattore geografico?

Non proprio e non solo. All’inizio con la mia consulente di impresa Lidia abbiamo analizzando il mercato abbiamo capito che Etichjobs poteva essere sviluppato in qualunque altro posto, anche in Finlandia. Poi però ci siamo resi conto che il mercato italiano era un mercato molto difficile ma nel quale questa idea poteva effettivamente funzionare e migliorare la situazione che noi percepiamo come pessima, in Finlandia nemmeno se ne accorgono. Questo più l’idea personale che sarebbe bellissimo cambiare le cose nel posto in cui vivi – è molto facile dire l’Italia fa schifo e andare via – ci ha fatto decidere di rimanere nel nostro paese. Inoltre abbiamo scelto Rimini perché noi dell’associazione Slash qui abbiamo un network costruito in questi 4 anni di attività che ci permette di arrivare ovunque.

Considerando le potenzialità del progetto avete considerato la possibilità di espandervi anche all’estero? Siete soddisfatti di come ha preso forma e si sta realizzando il vostro progetto?

Certo il progetto è di espandersi in altre città italiane ma di arrivare in tutto il mondo. Io sono felicissimo, io sto sognando. La cosa più difficile pensavamo fosse reperire i fondi per partire ma li abbiamo trovati in meno di 5 giorni. Abbiamo trovato i fondi e gli impreditori hanno aderito prima ancora che il progetto partisse.

L'AUTORE
Nata e vissuta a Roma, ho un ancestrale e inscindibile legame con le mie origini fiorentine. Classe 1991, sono laureata in Lettere Moderne e laureanda in Letteratura e lingua alla Sapienza. Sono (quasi) una giornalista e amo scrivere di  tutto quello che riguarda l’arte, la cultura, la letteratura ed il teatro.  Lavoro nel campo del Web Writing e del turismo da due anni. Bibliofila e compratrice compulsiva di libri di qualunque genere, meglio se antichi: d'altronde “I libri sono riserve di grano da ammassare per l’inverno dello spirito” e se lo dice la Yourcenar sarà vero.
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