Serially: un nuovo strumento per chi ama le serie tv

Aprile 17, 2016
Germano Milite
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Serially potrebbe definirsi come una startup innovativa (e so che molti di voi oramai odiano questa definizione) ed è interamente dedicata al mondo delle serie televisive (e so che molti di voi le amano). Attiva da circa un anno, è nata dall’idea di un imprenditore napoletano, Marco Meola, che ho voluto intervistare per permettergli di raccontare questa sua “visione”. Il mondo delle serie tv è in rapida quanto costante espansione e polarizza in maniera crescente l’attenzione (a volte ossessiva) di numerosi spettatori. Il progetto di Meola vuole essere uno strumento per appassionati più o meno sfegatati e a mio avviso ha un ottimo potenziale, soprattutto se si pensa ad una sua possibile internazionalizzazione ed alla possibilità di integrare e testare diversi modelli di business, una volta raggiunti certi numeri in termini di traffico ed in particolar modo di iscritti fidelizzati.

Ciao Marco. La prima domanda è semplice quanto necessaria: perché è nata Serially e perché un appassionato di serie tv dovrebbe iscriversi?

Ciao Germano e grazie per lo spazio che ci concedi. L’idea di Serially nasce da una costatazione e da un’esigenza diretta: negli ultimi anni sono nati decine di blog, siti o sezioni di portali espressamente dedicate alle serie tv, che ogni giorno pubblicano centinaia di news, anticipazioni, recensioni ecc. Solo in Italia abbiamo censito più di 80 fonti diverse, ognuna delle quali attenta ad alcune serie tv e non ad altre. Quest’anno per la prima volta nella storia solo in America si produrranno più di 400 serie tv…nel mondo sono più di 1500!! Come fare per avere tutta l’informazione sulle serie tv senza impazzire? La risposta è stata: creiamo un aggregatore di news dove gli appassionati possano trovare tutte le notizie pubblicate ogni giorno in un solo posto. Così nasce Serially: un vero e proprio magazine personale sulle serie tv. Per un appassionato o anche per chi vuole solo saperne di più (considera che ormai ci sono milioni di persone che guardano serie tv in Italia) è uno strumento comodo, utile e anche piacevole da usare, senza essere costretto a girare per decine e decine di siti diversi. Come fare per tenersi aggiornati e per scegliere cosa vedere? Per rendere il prodotto ancora più comodo, sul nostro sito gli appassionati possono crearsi un canale personalizzato per ricevere le news sulle serie preferite e possono crearsi dei magazine dove raccogliere tutto il materiale (video, foto, articoli ecc.) legato ad una determinata serie, ad un genere,ad un attore ecc.

Da dove parte Serially e dove vuole arrivare?

Io e lo straordinario team che mi accompagna in questa avventura (con me ci sono i 2 co-founder Rosario Savarese e Alfonso Riccardi e il team di sviluppo. In tutto siamo 8) abbiamo seguito le metodologie del  mondo startup per capire bene cosa volevano gli appassionati e come costruire il prodotto. Per mesi abbiamo intervistato questi appassionati e pubblicato questionari sui gruppi Facebook. La  risposta è stata clamorosa: abbiamo infatti ricevuto migliaia di reazioni che ci hanno fatto capire cosa volevano le persone. L’obiettivo è arricchire sempre più di contenuti la piattaforma e stiamo lavorando per l’app, che renderà l’esperienza d’uso ancora più comoda. Vogliamo diventare il sito di riferimento per tutti gli appassionati per scoprire le ultime novità e per incontrare altri “tv series addicted”.

Quanto tempo ci avete messo per sviluppare la piattaforma? Utilizzate qualche tecnologia in particolare?

Siamo partiti circa un anno fa e abbiamo costruito un primo prototipo che nel corso del 2015 abbiamo testato, partendo con una cinquantina di persone. Nei mesi successivi abbiamo aumentato il numero degli inviti. Questo test lungo e approfondito ci è servito per migliorare tante piccole e grandi cose sul prodotto (flusso delle informazioni, design, user experience ecc.) ma ci è servito soprattutto per parlare e confrontarci quasi quotidianamente con i nostri utenti. Per me questo è l’aspetto più bello e coinvolgente del progetto. Stiamo provando a costruire una community attorno a Serially e questi mesi ci hanno dimostrato che gli appassionati apprezzano tanto il nostro prodotto e sono disponibili a darci suggerimenti per migliorarlo. E’ stata la migliore dimostrazione possibile per capire che siamo sulla buona strada, ma allo stesso tempo ci ha dato la spinta a lavorare duramente per migliorare il nostro prodotto ogni giorno.

Dal punto di vista tecnico oltre ad un sistema di recupero delle news dinamico (crawler) ed una applicazione per Chrome (bookmarklet) stiamo lavorando ad un sistema che classifichi le notizie in funzione al contenuto (sistema semantico).

Avete dei competitor veri e propri o il vostro è un progetto che può definirsi unico nel suo genere?

Quando fai impresa ci sono sempre dei competitor, anche se non fanno necessariamente un prodotto simile al tuo. Nel nostro caso sicuramente le app di tv tracking sono uno strumento che i  “telefilm addicted” usano tantissimo (e io stesso le uso per tenere traccia di ciò che sto vedendo in questo periodo) e sono competitor nel senso che si muovono nello stesso ambito e “consumano tempo” degli appassionati. Ma il nostro prodotto offre news e informazioni che queste app non offrono. Anche gli aggregatori di news generalisti potrebbero essere considerati dei competitor, ma in questo caso la nostra forza è nella quantità di informazioni che riusciamo ad offrire su un settore specifico. Noi siamo un aggregatore di news verticale. Nessun aggregatore sul mercato è così specializzato sulle serie tv e copre così tante fonti come facciamo noi. La nostra offerta è completa.

Ma la nostra innovazione sta anche nel fatto che i nostri competitor se vogliono possono diventare anche partner, condividendo anche attraverso il nostro canale i loro contenuti, purché originali. Un esempio è il portale di Optima Magazine, con il quale abbiamo stretto una partnership.

Avete lanciato una tra le più classiche delle “religion war”: fumetti vs serie tv. Per ora chi vince? E secondo te perché?

Uno dei nostri obiettivi principali, oltre ad offrire informazioni, è di far divertire i nostri utenti. Abbiamo lanciato il  nostro primo contest: #TvseriesVsComics, Abbiamo scelto 10 serie tv e abbiamo creato le sfide con il fumetto a cui sono ispirate. E’ una discussione molto accesa tra i fans e ci è sembrato giusto provare a contare gli appartenenti delle due fazioni. Per ora le serie tv stanno vincendo alla grande, o in maniera schiacciante (Jessica Jones) o per pochi voti (The Walking Dead è la sfida più combattuta in questo momento). Ma ci sono anche delle sorprese, ad esempio su Supergirl o Powers i fumetti stanno vincendo in maniera clamorosa. La mia opinione è che le serie tv sono più popolari come prodotto culturale, più di massa. Diciamo “pop”. I fumetti continuano ad essere un prodotto più di nicchia, per quanto coinvolga milioni di persone. Comunque c’è ancora tempo per votare  e confidiamo di vedere la sfida accendersi sempre più nei prossimi giorni. 

serie tv

A proposito di serie tv, secondo a te a cosa è dovuto il loro clamoroso successo?

Le ragioni sono tante. Innanzitutto le persone vogliono seguire delle storie. Le serie tv ti danno la straordinaria occasione di seguire i personaggi nel corso del tempo, vedere la loro evoluzione e rimanere legato a loro per tanti anni. E’ quasi una simulazione della vita reale, ecco perché i fans si immedesimano così  tanto con i grandi personaggi delle serie tv. Poi sicuramente è sotto gli occhi di tutti che la qualità dei prodotti negli ultimi 25 anni è cresciuta in maniera incredibile. Non è un caso che grandi registi e grandi attori sempre più spesso lavorano nelle serie tv. Inoltre i temi trattati rendono le serie un prodotto culturale che fotografa lo spirito dei tempi e ci aiuta ad interpretare il mondo che ci circonda. Altra ragione è che esiste una serie tv per ogni gusto (comedy, crime, horror, fantasy, politica, musica, ecc.) e questo coinvolge un numero di persone sempre maggiore. Infine io ci metterei anche la questione economica: stare a casa a guardare gli episodi è più economico di andare a cinema o a teatro e in questi ultimi anni questo problema ha condizionato la scelta delle persone.

E Netflix? Potrebbe minacciare seriamente realtà come Sky (che per ora a mio avviso hanno ancora un’offerta migliore) o pensi che rimarrà un fenomeno, per quanto diffuso, non direttamente concorrenziale alla pay tv?

Stiamo parlando di due cose diverse. Sky e le pay tv in genere puntano molto sul calcio, sullo sport, sui grandi eventi in diretta (talent e reality) o anche sui factual. Non penso che per ora ci possa essere un ribaltamento del mercato. Netflix non ha questo tipo di prodotti. Se vogliamo invece concentrarci solo sul mercato delle serie tv, allora il discorso cambia. Il successo di Netflix ha messo in moto dei meccanismi nuovi. Provo ad indicarne tre. Innanzitutto Netflix da un paio di anni sta avendo sempre più problemi a ricevere i diritti di trasmissione di serie tv prodotte da altri, cosa che era stata la ragione del suo successo (infatti il catalogo americano si sta iniziando a ridurre in maniera preoccupante e anche quello italiano non è particolarmente ricco). Questo perché stanno nascendo molte piattaforme direttamente concorrenti di Netflix (l’operazione Vivendi – Mediaset va in quella direzione e a breve arriveranno in Italia anche Amazon e Hulu). Questo nuovo scenario competitivo porterà gli appassionati a dover scegliere e non per forza sceglieranno Netflix (o forse aumenteranno lo streaming e di nuovo il download illegale, a differenza di quanto si immaginava). Infine, come conseguenza diretta di questa situazione, Netflix si è  dovuta lanciare nella produzione diretta di contenuti, ma ora vedo un rischio molto serio: dopo i primi grandi telefilm prodotti (House of Cards, Orange is the new black, Narcos) l’esigenza vitale di aumentare il numero di serie tv nuove da presentare ogni mese (per l’anno prossimo hanno annunciato 70 serie tv nuove!!) rischia di far scendere sensibilmente la qualità media delle produzioni. E secondo me ci sono già le prime avvisaglie di questa tendenza.

Serie tv e pubblico italiano: hai notato caratteristiche peculiari e differenze rispetto all’estero? Ci sono serie che piacciono tipicamente a noi italiani ed altre che hanno più successo all’estero che qui?

Direi che ci sono vari aspetti della questione. Le grandi serie hanno successo in tutto il mondo. Games of Thrones o The Walking Dead sono fenomeni mondiali, seguiti da milioni e milioni di appassionati e gli italiani non sono da meno. Ci sono poi sicuramente delle serie che in Italia sono più amate. Ad esempio in Italia vanno molto bene le serie di crime o medical, mentre le comedy non sempre hanno il successo che hanno in America. Forse solo The Big Bang Theory e Modern Family negli ultimi anni in Italia sono andate bene. Io personalmente mi diverto molto a vedere Silicon Valley e Brooklyn Nine-nine, commedie come solo gli americani sanno fare.

Cosa rende, secondo te, una serie tv internazionale e quindi amata a livello globale e cosa manca alle serie italiane (a parte le poche eccezioni, come Gomorra) per piacere anche all’estero?

Questa è una domanda complicata. Certamente il livello delle storie, della scrittura e dell’intera catena produttiva americana sono di qualità nettamente migliore rispetto al resto del mondo, anche se negli ultimi anni dall’Inghilterra sono arrivati prodotti di altissimo livello (due su tutti Downtown Abbey e Luther). Le produzioni italiane sono lontane anni luce da quei livelli produttivi, purtroppo, perché credo manchino il coraggio e la voglia di rischiare. Anche i successi internazionali di serie come Gomorra o il Commissario Montalbano (che è la serie italiana più venduta e più vista all’estero) secondo me sono legate all’immagine dell’Italia che si ha in giro per il mondo. Criminalità e violenza nel primo caso, sole, mare, cucina e belle donne nel secondo. Sono prodotti che, in maniera diversa e pur avendo un livello qualitativo più alto della media italiana, rispondono a dei cliché da cui dovremmo cercare di liberarci. Purtroppo anche Netflix annunciando la serie Suburra su mafia capitale o Sky con il progetto di Sorrentino sul papa sembrano andare in quella  direzione.

Credi che il fenomeno durerà? C’è già chi denuncia l’inflazione delle produzioni ed un loro inevitabile declassamento qualitativo. Tu cosa ne pensi? Concordi?

Come ho detto prima parlando di Netflix il rischio di un ridimensionamento qualitativo ci può essere, ma non vuol dire che questo comporti il ridimensionamento complessivo del mercato, che anzi prevedo possa continuare a crescere con l’ingresso sul mercato di nuovi produttori (Apple e You Tube stanno preparando nuovi progetti in tal senso). Se ci possa essere una crisi del settore? Non penso proprio. Il pubblico è affamato di storie e ci sono ancora un’infinità di racconti da mettere in scena. E la concorrenza così accesa è uno stimolo per tutti i protagonisti per fare sempre meglio e coinvolgere sempre più il pubblico. Per me le serie tv godono di ottima salute e hanno davanti molti anni di sviluppo e di successi. Se non la pensassi così non avremmo creato Serially!

Ecco, appunto: torniamo un po’ a Serially. Avete un modello di business? Potete rivelarlo?

Noi stiamo ragionando su modelli di business molto promettenti e legati alle esigenze e ai bisogni del pubblico di appassionati, quello che si chiama modello B2C. Ma stiamo lavorando anche ad un modello B2B rivolto ai grandi stakeholder del settore (produttori, distributori, canali tv ecc,). Sarebbe inutile però ora indicare un modello piuttosto che un altro, semplicemente perché in questo momento siamo concentrati ad aumentare i nostri iscritti e a fare un prodotto sempre più comodo e utile per i fans. Il modello lo costruiremo insieme alla nostra community e sono sicuro che i nostri utenti saranno molto felici di scoprire ciò a cui stiamo lavorando.

Diamo un po’ di numeri: iscritti, visitatori, magazine creati, previsioni ecc

Innanzitutto un numero: circa 100.000 notizie raccolte in un anno, tutti contenuti originali provenienti da oltre 50 fonti, penso uno dei database più ampi esistente sulla tematica.

Dopo la fase di test che ho raccontato prima, da metà gennaio 2016 abbiamo iniziato a presentare il sito in giro per gruppi. Senza investire neanche un euro in comunicazione abbiamo avuto una crescita del 200% del numero di iscritti in circa 3 mesi. Inoltre la nostra newsletter settimanale sta riscuotendo un successo clamoroso, con tassi di apertura e di clic di circa l’8% superiori alle medie internazionali. Ora stiamo pianificando le attività per aumentare ancora più rapidamente il numero di iscritti e per aumentare l’offerta di informazioni con le fonti americane e con newsletter ancora più ricche e specializzate. Siamo in trattative con un gruppo di business angels interessati al nostro progetto e questo primo investimento ci consentirebbe di accelerare i tempi di sviluppo e avviare una prima campagna di comunicazione. Obiettivo è di offrire ai nostri utenti e ai nuovi che arriveranno uno strumento irrinunciabile per seguire il meraviglioso mondo delle serie tv.

 

 

 

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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