Innovazione fuffa: perché alle startup servono i fatti oltre all’entusiasmo

Gennaio 8, 2016
Germano Milite
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Innovazione fuffa: spesso la propaganda e le facili illusioni viaggiano a braccetto ed il rischio di vederle far danni insieme è alto soprattutto in una regione attiva e viva come la Campania.

Ieri ho letto questa intervista entusiastica sul blog Startup Italia. A quanto pare, la Campania è l’unica regione ad avere un assessore alle startup. E indovinate? E’ addirittura una donna. Beh, per aumentare l’effetto wow luogocomunista, io l’assessore lo avrei scelto anche con la pelle nera, musulmano, disabile ed omosessuale; magari under 35. Così avremmo iper-semplificato ancora di più il giudizio sul complicatissimo compito che dovrà essere portato avanti e saremmo stati un po’ tutti contenti ed entusiasti, a prescindere dal risultati.

Scherzi e provocazioni a parte, in Campania facciamo bene ad essere motivati ed ottimisti per il 2016. Siamo una regione viva, straripante di talenti veri e con più concrete occasioni di successo di quante si possa pensare. Diverse aziende innovative hanno già dimostrato di poter competere anche su mercati internazionali con ottimi risultati e questi, signori e signore, sono dati di fatto che sono strafelice di esporre. Del resto, fossi in frignone/gufo, non avrei fatto il percorso esistenziale e professionale che ho fatto, che conosce chi mi conosce e che non vi esporrò qui per non annoiarvi mortalmente. Vorrei però che questo sacrosanto, meraviglioso e benefico ottimismo non degenerasse nel solito ebetismo di matrice renziana, che da ricco e benestante urla “staisereno” a chi ha appena perso il lavoro o è precario da 15 anni e da obeso intima “non lamentarti” a chi muore di fame. Non voglio stare sereno poiché narcotizzato dalla propaganda fuffarola, ma voglio essere esaltato dalla realtà vista ed analizzata con consapevolezza e coraggio, in tutta la sua complessità. Voglio vedere le immani difficoltà che mi aspettano da free lance ed imprenditore “terrone”, senza dovermi aggrappare a nuovi ruoli che fino ad oggi hanno solo riproposto dinamiche (e frustrazioni) vecchie.

NESSUN BANDO ANCORA USCITO MA “BEN” 5000 EURO PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE

Per ora so che la Regione Campania doveva far uscire un bando (secondo le voci “sicuro al 100%”) entro fine 2015 e che di tale bando ancora non si sa nulla. E posso anche sorvolare sul dilettantismo quasi simpatico del mandare migliaia di mail in copia senza nascondere i destinatari, ma rimango poi perplesso quando leggo che “se una startup propone un servizio adatto ai mercati esteri, tramite l’EBN (European Business Network) troviamo l’incubatore più adatto e coerente per il suo sviluppo, dopodiché daremo un voucher di 5.000 euro alla startup per consentirle di acquistare consulenze specialistiche in loco, in un contesto monitorato”. 

Un voucher da da 5000 euro per le imprese che vogliono internazionalizzare? Cioè daranno tutti questi soldi tutti insieme? Ammazza: per poco non mi tocco per l’eccitazione e non vorrei rischiare di dimenticarmi di essere trattato da morto di fame solo perché non spaccio droga e non evado il fisco ma cerco di fare innovazione. Sinceramente? Quando leggo certe cose, sarò magari strano io, ma mi sento trattato come una scimmia tarda che si deve accontentare delle noccioline buttategli nella gabbia da ciccioni che si ingozzano con caviale ed aragosta. Mi cadono le braccia quando so degli amici di Intertwine, che stanno ancora attendendo (da sei mesi) il “certificato antimafia”, insieme ai fondi dello stesso bando non ancora uscito in Campania e vinto in Basilicata all’inizio dell’anno scorso. Insomma: penso a tutti quelli che attendono ancora notizie dalle altre innumerevoli iniziative che offrono fondi ridicoli e tempi burocratici biblici per ottenerli e mi viene l’orticaria ed il timore che certi epiloghi inconcludenti qui siano prevedibili come gli 1 a 0 dell’Inter.

LE “MITICHE” CLASSIFICHE SULLE STARTUP INNOVATIVE

Prima di Natale è inoltre arrivata l’immancabile classifica sulle “nuove startup aperte”. A quanto pare circa 5000 nel 2015. Wow, che bello. Però poi non si dice che solo una percentuale risibile di tali startup crea sul serio indotto e lavoro, avendo senso di esistere a livello strettamente economico e finanziario. Il resto, come pure logico che sia, fallisce miseramente entro tre anni. Il buon Antonio Prigiobbo, che stimo ed ammiro per la passione viscerale e sincera per l’innovazione, su Twitter mi ha fatto notare che “6 startup innovative su 10 vivono dopo 1 anno rispetto a 4 start up su 10”. Sarà, ma questo dice solo che una startup innovativa ha bisogno di molte meno risorse per “sopravvivere” e che molte startup sono portate avanti da figli di famiglia e/o imprenditori che possono non guadagnare nulla dalla propria attività per i primi 3 anni. E persino noi, che abbiamo fondato una startup innovativa senza un soldo e senza “spalle coperte”, dal 2012 continuiamo a sopravvivere pur non avendo chiuso alcun round d’investimento, riuscendo a pagare (poco ed in maniera molto discontinua) solo i nostri collaboratori e mai noi fondatori. Colpa nostra che non siamo riusciti a proporre un modello di business abbastanza appetibile e credibile? Direi di sì, probabilmente per un buon 60% e senza voler scaricare le responsabilità sul “mondo cattivo” o voler passare per genio incompreso, ricoprendomi di ridicolo.

MANCA ANCORA LA CULTURA DEL RISCHIO, PRIMA ANCORA DEI FONDI

Ma come noi la stragrande maggioranza delle startup innovative non decolla o chiude prima di tutto perché in questo paese il concetto di “rischio d’impresa” è ancora molto distante dalla cultura aziendale diffusa, non esistono veri business angel e a noi poveri sfigati che ci giochiamo tutto per innovare vengono concessi solitamente spiccioli patetici o neppure quelli. Il 99% dei capitali disponibili, vengono semplicemente utilizzati per fare ciò che si è sempre fatto. Si investe solo se il rischio di perdere è bassissimo (anche nel cosiddetto “mondo Venture”) e chi conosce il settore ed è onesto non può che confermarlo. Insomma: qui possiamo trovare società di calcio pluri-indebitate disposte a puntare milioni di euro su un singolo calciatore 20enne di belle promesse che, in quanto giovanissimo e riempito di soldi, rappresenta un elevato rischio di flop clamoroso e può bruciarsi facilmente. Poi per dare 5000 euro ad un imprenditore 30 enne, con anni di esperienza aziendale pregressa, servono bandi, controbandi, anticipi di capitali e chi più ne ha più ne metta. La situazione è talmente ridicola che farebbe pure ridere, se non ci fosse da piangere. I giovani talenti dell’innovazione al massimo trovano gli annunci di lavoro di Augusto Coppola, che dai palchi sproloquia sul valore troppo basso che si concede a certi lavori nel mondo informatico e tecnologico a poi propone stage a 800 euro mensili (nella carissima Roma) a figure chiaramente senior spacciate per “junior”.

Volendo riprendere ancora una volta un mood calcistico, con quel “Cacc’ e sord” intonato dai tifosi partenopei al presidente De Laurentiis, direi che l’esortazione migliore da fare ad imprenditori facoltosi ed istituzioni per il mondo startup è: cacciat’ e sord, investite cifre degne su talenti giovani e meno giovani, non sfruttateli vendendo loro sogni di carta ma rischiando concretamente un po’ di quel tantissimo che avete. Il problema nostrano è l’avidità, prima di pressione fiscale e lentezza burocratica

E per concludere, se si dice che nel mondo esiste chi fa e chi critica, allora sono felice di rappresentare una categoria a parte: quella di chi facendo non pensa che sia poi vietato criticare (costruttivamente) ciò che non funziona per niente o che potrebbe funzionare molto meglio. Non dividiamo scioccamente il “mondo startup” in coloro che gufano ed in coloro che fanno, non semplifichiamo un discorso tanto complesso e delicato; dove meritocrazia, ottimismo, entusiasmo e concretezza si dovrebbero mescolare e non semplicemente mischiare nel calderone del qualunquismo buonista.

Per ora, sperando con tutto me stesso di essere smentito prima de 2022, a me pare che al “Miliardo per chi fa innovazione in Campania” possiamo metterci un miliardo, sì…ma di fuffa. Che questo editoriale serva a far capire all’assessore Fascione (sulla cui forza di volontà e buona fede non ho alcuna riserva) che non ci servono altri annunci ma fatti immediati. Che serva a motivare a fare di più e meglio, fin da subito. Non scrivo per “disfattismo” ma, al contrario, per impaziente volontà di fare e costruire qualcosa di buono e durevole non solo per me, ma per tante altre persone. 

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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