“Solo sigari”, thriller tra Fb e le macerie dell’Aquila

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09/09/2015 Rosa Anna Buonomo

Lo scrittore pescarese Alessio RomanoCosa hanno in comune un ricercatore universitario, una spogliarellista, un impiegato, il presidente di una squadra di calcio e una parrucchiera?
Apparentemente nulla, ma a unirli è una stranissima richiesta di amicizia arrivata su Facebook da parte di un misterioso utente. E’ registrato come “Il Ragno” e ha soltanto cinque amici virtuali.

Tra di loro c’è Nick, giovane ricercatore sfuggito per miracolo alla terribile scossa di terremoto che il 6 aprile del 2009 devastò L’Aquila. Nick è l’ultima persona ad aver ricevuto l’invito del Ragno. Non conosce gli altri quattro contatti, ma scopre che tre di loro sono morti uno dopo l’altro. Ben presto Nick resta l’unico superstite e capisce di essere in pericolo. La sua unica speranza di sopravvivere è scoprire chi è Il Ragno e perché lo ha aggiunto tra i suoi contatti.
Un thriller da leggere tutto d’un fiato “Solo sigari quando è festa”, il nuovo lavoro dello scrittore pescarese Alessio Romano, edito da Bompiani.

Classe 1978, Romano ha studiato a Bologna e ha frequentato la Scuola Holden di Torino, diretta da Alessandro Baricco. Ha esordito con il romanzo “Paradise for all” (Fazi, 2005), considerato da molti critici come uno dei migliori debutti letterari degli ultimi anni.

YOUng lo ha intervistato.

Il tuo precedente thriller “Paradise for all” era ambientato nella scuola Holden 
di Torino, dove hai studiato. Ora torni alle origini, al tuo Abruzzo. 
Che ricordo hai del terremoto dell’Aquila e quanto ha influito nella stesura della
tua nuova storia?

La terribile notte del terremoto ero a Bologna e sono stato svegliato dalla telefonata di un amico. Ricordo lo sgomento davanti alla televisione e la decisione di tornare subito a Pescara. Il giorno dopo sono partito con un amico e sono rimasto a cercare di dare una mano in un campo di prima emergenza: è stata una delle esperienze più forti di tutta la mia vita. Ricordo anche la tristezza di scoprire che la casa natale di mia madre (dove spesso andavo in vacanza con amici) nel centro storico di Civitella Casanova era stata gravemente danneggiata e, a tutt’oggi, non è stata ancora ricostruita.

“Solo sigari quando è festa”. Perché questo titolo?

E’ la promessa che Ivo, il padre del protagonista, fa alla moglie. Smetterà di fumare, ma si concederà solo un sigaro nei giorni di festa. Volevo un titolo che fosse un inno alla vita, proprio perché il libro affronta, sia pure in alcune parti con toni umoristici e scanzonati, tematiche molto forti.

Com’è nato questo nuovo lavoro? Quali sono state le fasi di stesura?

Ho lavorato al libro almeno per cinque anni. Molte persone mi hanno aiutato, consigliato e letto (e sono tutte finite negli affollatissimi ringraziamenti del libro). Ho cercato di raggiungere una scrittura che fosse il più possibile precisa e scorrevole.

Come presenteresti il romanzo?

Usando la definizione che ne ha dato Francesco Durante: “Alessio Romano fa surf tra i generi, guardando a John Fante”.

Il libro ha un editore prestigioso: Bompiani. Com’è arrivata questa collaborazione?

Entrare in un catalogo così prestigioso come quello di Bompiani, che vanta autori del calibro di Eco, Veronesi o Moravia, è stata un’emozione incredibile. Sono grato a Elisabetta Sgarbi, che per ha creduto nel mio libro.

Perché questa scelta di ambientare il tuo nuovo lavoro nella piazza virtuale di 
Facebook? Cosa pensi dei social network e della loro influenza nella nostra vita?

Se da una parte sono un assiduo utilizzatore di Facebook, dall’altra mi inquietava il fatto che l’esposizione della nostra vita privata in una piazza pubblica fosse dovuta a un’esigenza di esibizionismo. Ho voluto raccontare questa inquietudine immaginando un serial killer che utilizza la rete per commettere i suoi crimini.

Un motivo per leggere il tuo romanzo?

Ho cercato di scrivere un libro che fosse scorrevole, ma non leggero, con una trama che appassiona ma che fa anche riflettere. Per qualcuno ce l’ho fatta: e questo mi rende felice.

Quali sono i tuoi punti di riferimento letterari?

Ce ne sono davvero tanti, ma per questo libro in particolare te ne cito almeno quattro: John Fante, Sandro Veronesi, Silvia Ballestra e Mordecai Richler.

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