Lucania era gay

Agosto 12, 2015
Davide Cerisola
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La Basilicata vieta la ‘teoria gender’ nelle scuole. La proposta viene da Aurelio Pace ed è stata approvata dalle destre insieme a mezzo PD. Quindi dalle destre.

La votazione si è chiusa con 8 voti in favore della mozione e 6 voti espressi da persone sane di mente.

Ho avuto modo di leggere il testo approvato (se volete lo trovate qui). E’ talmente avveniristico che pensavo ci fosse il testo a fronte in sanscrito.

Figura 1. Il consiglio regionale della Basilicata.

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Figura 2.Una parte del testo della mozione

Nel testo si legge che La famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna rappresenta l’unica istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita”. Ehi, ehi, ehi, la ‘trasmissione della vita’non è legata a vincoli di amore eterno fatte scambiando pezzi di metallo di fronte ad un signore vestito strano, ma più laicamente è legata allo sperma (quindi sarà pure tutta appiccicaticcia). Magari è meglio spiegare questo agli studenti, altrimenti il consultorio di Potenza dovrà fare un bel po’ di straordinari.

Più avanti nel testo, in un inciso, si definisce la famiglia come “fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna”.  Questa volta hanno voluto strafare: non contenti di essere omofobi, hanno voluto discriminare anche tutti coloro che non sono (talvolta “più”) sposati.  E sono riusciti a discriminare due macrocategorie in meno di 10 parole, un vero record!

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Figura 3. Tre amici provano a vedere se la “trasmissione della vita” funziona anche fuori dal matrimonio.

Altra piccola stranezza. Ad un certo punto si puntualizza che “non si ha intenzione di sollevare polemiche politiche bensì di sollecitare l’aula al rispetto […] della vita umana”. Solo io trovo bizzarro che una mozione presentata da un politico contenga l’espressione “polemiche politiche”? Cosa vorrebbe significare questo? Forse i politici fanno troppa polemica? La polemica è inutile? Ma qual è il confine tra‘polemica politica’ e ‘critica sensata’? Boh, io ‘sta cosa che i testi sacri ‘bisogna interpretarli’inizio ad odiarla.

Ad un certo punto, si parla della fantomatica ‘teoria del gender’ che – tenetevi forte – (testualmente)“vuole imporre dall’alto, anche ai bambini, di non dire più ‘io sono maschio’ o ‘io sono femmina’, ma ‘io sono come mi sento’”.  Ma questo è in contrapposizione con la ‘teoria del cristiano’ che “vuole imporre dall’Altissimo, anche ai bambini, di non dire ‘io sono come mi sento’ ma ‘io sono maschio’ o ‘io sono femmina’”. Già che ci sono, butto lì una terza teoria che non vuole imporre nulla a nessuno ma dare la possibilità, anche ai bambini, di dire “io sono maschio”, “io sono femmina”, “io sono come mi sento”, “io sono un raviolo” o qualsiasi altra cosa venga loro in mente di dire. Perché tanto i bambini sono bambini e il modo in cui si approcceranno al sesso dovrebbero poterlo scegliere da soli da adulti.

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Figura 4. Un adulto che da bambino non aveva il diritto di dire “mi sento un raviolo”.

Proseguendo nella lettura ci attende una sorpresa: senza apparente ragione, viene introdotta, giudicata e liquidata Simone de Beauvoir. Si cita unicamente (e in maniera totalmente decontestualizzata) la frase: “Donne non si nasce, lo si diventa” e, per questo, la povera Simone viene bollata come ‘ideologa del ‘genere’”. Così, dal nulla. Chapeau.

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Figura 5. Il testo che adotteranno le scuole della Basilicata per spiegare il movimento femminista agli studenti.

Ad un certo punto si parla delle fiabe che, almeno secondo loro, “si vorrebbero imporre per legge”, ai bambini. Tra queste cita “Nei panni di Zaff” e secondo loro questa fiaba ‘promuove la transessualità’. Qui fatemi dire un paio di cose. 
Questa fiaba non ‘promuove’ la transessualità, solamente ha un protagonista che si sente – per certi aspetti – femmina e per questo viene deriso e ci sta male. Promuovere l’idea di non deridere le persone che consideriamo diverse, non mi pare tanto diverso dall’insegnamento “non fare agli altri ciò che non vorresti gli altri facessero a te”, dite che era un teorico del gender pure Lui?
Il protagonista di “Nei panni di Zaff” viene ‘vessato’ perché vuol fare ‘giochi da femmina’.  A tal proposito vorrei spendere qualche riga per portare la mia testimonianza diretta. Io, da piccolo, giocavo spesso a far da mangiare con mia madre. Stavo ore a fingere di cucinare ed era un’attività che adoravo. Ma secondo alcuni parenti quella non era una cosa molto adatta ad un bambino, così mi comprarono un FINTO fucile da caccia. Non ho idea di quanto l’abbiano pagato, ma sono sicuro che difficilmente avrebbero potuto spendere peggio i loro soldi in quanto non l’ho praticamente mai usato. Ho sempre preferito cucinare a fingere di cacciare, eppure, crescendo sono diventato etero. Molto etero. Tranne quando sono davanti ai gatti o parte “Enola Gay”.

Bene, direi che mi sono dilungato più di quanto era mia intenzione fare, quindi mi congedo lasciandovi al pezzo forte dell’articolo. Ovvero la figura 6!

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Figura 6. Foto di un gattino, così se non è piaciuto l’articolo almeno spero piacciano i gommini del gatto.

P.S. Volevo far presente che mentre questi signori si strappano i capelli perché in alcune scuole si insegna ai bambini la tolleranza verso i diversi, in altre scuole è ancora adottato un testo del 1972 che contiene il seguente esercizio.

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Figura 7. Vorrei potervi dire che me lo sono inventato, ma purtroppo non è così.

Ora forse è meglio se riguardate il gatto, almeno vi passa il nervoso.

Alla prossima.

 

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L'AUTORE
Davide Cerisola, in arte Kra, nasce a Savona nel 1982. Da quasi 6 anni si dedica alla satira. Inizialmente ha scritto per molti tra i più importanti collettivi satirici italiani (Spinoza.it, Prugna.net, Kotiomkin.it).
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