L’ascolto oltre il sentire

Elisabetta Besutti

Giornalista e educatrice, laureata in Scienze dell'Educazione e della Formazione. La sua nota caratterizzante? Un'alta concentrazione di passioni: per la scrittura, la poesia, la psicologia, le scienze, le new technologies ed in generale per tutto ciò che è comunicazione e creatività. PROFILO FACEBOOK: Lisa Besutti

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Parlare è il modo di esprimere se stesso agli altri.
Ascoltare è il modo di accogliere gli altri in se stesso“.

(Wen Tzu)

Tutti parliamo, ma in quanti ascoltiamo?
Intendo ascoltare veramente, quell’atto partecipe e almeno moderatamente empatico che ci pone in rapporto simmetrico con l’altro. La capacità d’ascolto, momento di primaria importanza nel processo comunicativo, implica infatti un’attitudine che va oltre il semplice udire. Se udiamo solamente ciò che ci viene detto, noi lo percepiamo ma non prestiamo attenzione alla fonte né tantomeno alla motivazione.

Ascoltare è un processo psicologico attraverso il quale i suoni vengono convertiti in concetti e sentimenti. Ascoltando non solo raccogliamo informazioni dagli altri e dal mondo che ci circonda, ma sospendiamo il giudizio e proviamo un sincero interesse nei confronti delle parole dell’interlocutore. L’attenzione fa dell’ascolto un gesto attivo di interazione. Ascoltare richiede discrezione, pazienza, misura, attenzione. Saper ascoltare è dunque un’arte, a tutti gli effetti.

Ascoltandolo, comunichiamo all’altro disponibilità, comprensione, stima, intenzione di condividere qualcosa. Prestare ascolto si configura come presenza piena nella relazione, nella quale ci riserviamo uno spazio in cui accogliere ed essere accolti. Per quanto basato sull’udito, l’ascolto si serve anche dello sguardo e della postura, che devono essere in sintonia con il tipo di attenzione che si sta dando. Il silenzio può essere un ulteriore punto di forza di un ascolto attivo, aiutando l’altro a ragionare meglio e ad arrivare ad una soluzione senza sentirsi pressato.

L’ascolto attivo è finalizzato alla comprensione che a propria volta ha la finalità di favorire l’arricchimento dell’altro. Si nutre di interesse autentico, apertura all’imprevisto, conoscenza di se stessi, accettazione e superamento. Per poter realmente ascoltare e accettare l’altro, è indispensabile infatti accettare in primis noi stessi, individuando le nostre contraddizioni interiori e imparando a gestirle.

Già più di duemila anni fa il filosofo greco Zenone di Cizio disse che la ragione per cui abbiamo due orecchie ed una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno.
Essere in grado di mettere in atto un ascolto attivo significa saper fondere in un solo approccio percezione, ricezione e attenzione. Il tutto va unito alla capacità di comprendere una prospettiva diversa dalla propria, di considerare le caratteristiche dell’altro e i suoi attributi di ruolo. Per ottenere questo stato interpersonale ed intrapsichico, è importante tacere e adottare un’appropriata modalità di ascolto. L’ascolto attivo ci invita a mettere da parte, per il tempo che dedichiamo al nostro interlocutore, i bisogni personali, a gestire con intelligenza impulsi e temperamenti. Promuove il dialogo che esprime il nostro bisogno di “esserci” attraverso le dimensioni fisica, emotiva, razionale e spirituale. Crea le condizioni affinché le relazioni possano alimentarsi non solo nelle similitudini, ma anche nelle diversità.

La sociologa Marianella Sclavi, nel suo libro “Arte di ascoltare e mondi possibili” individua 7 regole dell’arte di ascoltare:

  1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
  2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
  3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
  4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
  5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
  6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
  7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

In conclusione, i buoni ascoltatori sentono più delle parole di chi parla. Ascoltare, farlo veramente, è ascoltare con il cuore, accogliere l’altro e fargli sentire che “va bene così com’è“.

[foto copertina: Henri De Miller, “Écoute” (L’ascolto), 1986]

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