Lo dice l’Istat: da anni calano gli immigrati in Italia

Un momento del corteo degli immigrati per le vie di Lampedusa, 20 luglio 2013. ANSA
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Stando dall’ultimo, approfondito e scrupoloso rapporto dell’Istat, è già dal 2007 che il nostro paese viene snobbato in maniera crescente dagli immigrati. Di conseguenza, già prima della cosiddetta crisi, della regressione, della disoccupazione crescente e delle guerre tra poveri e poverissimi cavalcate dai consueti nomi noti della politica nostrana, il bel paese non era considerato una meta appetibile per chi veniva da fuori.

Nessuna “invasione”, dunque, almeno stando ai dati e non alle bufale che circolano su Facebook e/o sulla pagina fan di Salvini e compari. Come detto, a parlare sono i numeri: dal 2007 al 2013, il calo degli arrivi è stato addirittura del 47%. C’è stata una piccola risalita nel 2010, che poi però si è tramutata in una nuova e poderosa discesa negli anni successivi, per non riprendersi più.

LE STIME SU CLANDESTINI ED IRREGOLARI

Certo, calcolare con precisione il numero di clandestini e quindi di immigrati non registrai ed irregolari sul nostro territorio, è compito abbastanza arduo. Su questo aspetto, non a caso, puntano proprio le campagne raccattavoti di Lega Nord e partiti di estrema destra. L’ISMU, in ogni caso, ha provveduto a stilare un rapporto il più rigoroso possibile sull’intricata quanto importante questione che, di sicuro, riguarda anche la nostra sicurezza interna.

Del resto non servirebbero neppure tante ricerche dettagliate ed affidabili per dimostrare ciò che, a rigor di logica, dovrebbe apparire chiaro: da sempre, infatti, l’immigrazione in entrata è un fenomeno che interessa i paesi prosperi e capaci di offrire una buona qualità della vita sia agli autoctoni che agli stranieri. L’Italia, purtroppo, è da tempo uno stato in decadenza, sia sociale che economica e, come tale, non certo desiderabile dagli stranieri.

Anche i rifugiati di guerra, che scappano da morte e povertà totale, nella maggioranza dei casi utilizzano il nostro paese come mero ponte verso altre mete. Ed anche l’immigrazione via mare, che ci riguarda da vicino, è un fenomeno molto più limitato rispetto a quello che interessa gli spostamenti via terra e che riguarda altri paesi come ad esempio la Germania.

LA DISCUSSIONE SULLE VERE CAUSE DELLA DECADENZA ITALIANA ED OCCIDENTALE

Insomma: in Italia, per buona pace di razzisti e disinformati, gli stranieri fanno di tutto per non venire e, quando arrivano, fanno di tutto per rimanere il meno possibile. Per qualcuno sembrerà strano dirlo ma, proprio stando alle ragioni fin qui esposte, sarebbe bello se la penisola divenisse una meta ambita da molti immigrati, per il semplice fatto che ciò rivelerebbe una sua rinascita generale e più opportunità di lavoro e vita dignitosa in primis per i suoi cittadini.  In altri termini, il calo vertiginoso di chi viene da “fuori”, è un dato allarmante e non una notizia meritevole di giubilo e festeggiamenti.

Come intuibile, comunque, a livello elettorale diffondere simili evidenze non è assolutamente conveniente. Così, invece di dibattere sulle reali cause dei crescenti problemi socio-economici patiti dagli italiani “purosangue” (che se si estingueranno nel giro di 2-3 generazioni è principalmente per propria colpa e per colpa di chi hanno votato per anni), ci si lascia ossessionare dalla guerra alla limitazione degli ingressi.

Nel nostro paese, semmai, esiste un (grave) problema di gestione e controllo dell’immigrazione. Un problema qualitativo e non quantitativo, causato in massima parte da regolamenti europei e nazionali che favoriscono l’emarginazione sociale e di conseguenza l’illegalità invece di contrastarla efficacemente. E su questi aspetti che occorrerebbe puntare il dito con insistenza, non certo su presunte invasioni.

L’unica cosa che ci ha invasi, è difatti la cialtroneria di chi pensa di poter rispondere con un’ottusa e miope autarchia ad una crisi endemica e sistemca del mondo occidentale ed alla oramai evidente (in)sostenibilità ambientale del nostro stile di vita. Non è erigendo muri e chiudendo frontiere che ci salveremo e, per capire questo, non serve certo essere “buonisti”, ma semplicemente avere un minimo di connessione con la realtà e con il mondo nel quale viviamo e dal quale abbiamo preso per troppo tempo più di quanto potevamo.

Germano Milite

Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital managment per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".

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