“Ti porto a giocare al parco, ma non sudare”

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19/02/2016 Aurora Scudieri 1230

Avete mai “liberato” vostro figlio al parco, dopo una settimana di pioggia passata solo tra casa, scuola e centri commerciali? Nemmeno il tempo di arrivare che lui sarà già salito sullo scivolo, caduto dall’altalena, intrufolato tra gli alberi, impossessato di tutti i rametti. E il tutto correndo a grande velocità.

Si chiama gioia, libertà, gioco. Si chiama infanzia.

Non riesco a capire quelle madri o quelle nonne che portano il loro piccolo a giocare al parco ma, prima di lasciarlo andare, si raccomandano: “Non sudare!”. Oppure, mentre sta giocando gli ordinano “non giocare così”, “non correre”, “non saltare”, “non..non..non”.  E tu vedi l’espressione sperduta di questi bimbi che, tra mille divertimenti possibili, si guardano intorno e non sanno cosa fare. La domanda sorge spontanea: “Cosa l’hai portato a fare al parco se non può giocare?”

Cosa pensavano, che, una volta arrivati davanti ai giochini, i loro bambini avrebbero preso dallo zainetto un bel libro e si sarebbero messi, seduti alla panchina, a leggere un pochino?

Quando porto mio figlio al parco, regolarmente lui inizia a giocare nel terriccio con i rametti e le foglie. Diverse volte mi è capitato di trovare lì madri o nonne che rimproveravano i loro bambini perché, imitando il mio, mettevano le mani nel terreno: “Ci sono i vermi non toccare lì!”, e i piccoli a rispondere “Ma lui lo fa, perché io no?”.

L’espressione sul volto dell’adulto era del tipo: “Beh, lui si ammalerà e starà male per questo e tu no!”.

Io a quel punto li guardo e con tranquillità spiego: “Basta lavargli le manine dopo, ma bisogna lasciarli liberi di giocare”. Devo dire che le nonne italiane sono ossessionate con il terrore dei “colpi d’aria“, anche in agosto e con 30 gradi, se il loro nipotino suda certamente si prenderà un colpo d’aria e si ammalerà. Mentre le madri hanno il terrore della sporcizia. Quando la loro piccina, con la gonnellina bianca in pizzo, si metterà seduta per terra inizieranno a urlare e, tirandola su al volo, urleranno: “Noooo la gonna bianca!!!!”.

Il bello di essere bimbi è quello di non avere freni, e non dobbiamo essere di certo noi a metterglieli, soprattutto quando giocano. Per fortuna viviamo in un’epoca piena di comodità. Se si sporcano c’è la lavatrice che fa tutto per noi, e nostro figlio tornerà a casa nero nero, ma felice, ed è questo che conta.

L'AUTORE
In viaggio da sempre...per arrivare da te. Ogni volta che guardo mio figlio so quanto ho dovuto lottare, soffrire, perdere, per arrivare da lui. Ma ne è valsa la pena perché adesso la luce è ovunque. Racconto di noi, del percorso di Fecondazioni assistite per arrivare da lui, dei dubbi di una mamma ancora tanto inesperta, dei momenti belli e di quelli difficili che fanno parte del meraviglioso mondo della maternità. La difficoltà nel crescerlo, nel trovare un lavoro, nell'imparare ogni giorno ad essere una mamma migliore. Benvenuti nel nostro piccolo mondo "imperfetto".

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