Recensire l’insurrezione [ Parte I]

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04/09/2015 Stefano Dorigo 1090

Questa è la lettura critica di “A nos amis”, l’ultimo libro del gruppo francese che firma le sue opere col nome “Comitato Invisibile”: più che con un collettivo politico, un’area di pensiero che riflette, analizza – e talvolta pratica – il concetto di insurrezione. Un testo dell’antagonismo più duro, ma che in Francia è capace di finire tra i libri più venduti, al pari della loro opera precedente “L’insurrezione che viene”, uscita nel 2007 e che ha raccolto l’attenzione di politici e commentatori da tutto il mondo.
L’articolo riprende e analizza i capitoli più interessanti dell’opera, evidenziando gli aspetti di novità e rottura, ma non risparmiando di mettere in mostra anche le criticità e le debolezze di queste lucide analisi che stanno sempre più influenzando il dibattito in seno ai movimenti sociali globali. Cos’è oggi il potere? Quali sono le forme di resistenza? È ancora possibile oggi una Rivoluzione? Queste e molte altre le domande che suscita la lettura del libro: l’articolo, nei suoi limiti, prova a inserirsi nel solco di una discussione che si sente sempre più urgente.

RECENSIRE L’INSURREZIONE #1
Introduzione

immagine 2Autore: Comité Invisible.

Titolo: A nos amis.

Editore: La Fabrique, Paris, 2014.

Pagine: 250.

Prezzo: 10€.

Lingua: francese, in italiano disponibile su ainostriamici.noblogs.org.

Ne ha fatto di strada il variegato gruppo che firma i propri scritti con il nome “comité invisible”. Da “setta” post-situazionista dal sapore deluziano che si riuniva per i corridoi della (un tempo) sovversiva università di Paris 8, provando ad animare il dibattito No Global con la rivista Tiqqun, ad autori di punta i cui libri sono collocati tra i best-sellers della Fnac.

Tutto questo sembra essere in contraddizione con quanto professano, oppure no? Il capitalismo tende a sussumere ogni aspetto della vita: anche ciò che gli si oppone. In tempi di crisi e inquietudine sociale, poche cose vendono di più come i testi di critica al sistema economico vigente. Da questa strana sinergia di forze, la casa editrice indipendente La Fabrique ha dato alle stampe il nuovo libro del famigerato gruppo di Tarnac: dall’ottobre 2014 è disponibile nelle librerie francesi “Ai nostri amici”, il seguito del precedente “L’insurrezione che viene”, uscito sette anni prima.

I testi del Comitato Invisibile si sono sempre distinti per una certa aleatoria evanescenza nella loro esposizione, quasi a voler catturare e mettere in mostra quelle catene invisibili che ci attanagliano alle tristezze e alle miserie dei biopoteri post-moderni. “Ai nostri amici” invece appare come uno squarcio di sole e chiarezza in un mondo di spettri. Leggendo il testo, quello che più colpiscono sono il suo pragmatismo e il buon senso: caratteristiche su cui avremo modo di approfondire in seguito.

Quello che è veramente interessante, su cui non ci si è forse soffermati abbastanza, è il suo carattere collettivo. Sebbene si possa ritenere Julien Coupat come una delle figure di riferimento di quest’area d’azione politica e di pensiero, nei fatti si preferisce sfruttare la forza dell’anonimato, dando risalto alla potenza del collettivo.

Siamo davanti a una svolta rispetto ai contributi in seno al dibattito antagonista europeo. Non è un’analisi economica fatta da tale ricercatore, o la riflessione filosofica avanzata da noti pensatori: è un contributo politico proposto da una collettività, capace di andare in profondità rispetto a molte questioni delicate e che per lungo tempo sembravano essere rimaste senza risposta. Come vivere senza potere? Cos’è oggi una rivoluzione? È ancora proponibile una simile prospettiva? “Ai nostri amici” si inserisce con coraggio e ambizione in dibattito che da tempo ristagnava attorno a queste domande, provando ad avanzare delle risposte che talvolta non sono esenti da ingenuità.

Senza dubbio, la forza più interessante di questo testo è la sua profonda e radicale potenza collettiva, il cui anonimato riesce a coprire le voci anche di nomi autorevoli. Si marca la fine di un’epoca. Come si sono esauriti i rivoluzionari di professione, finisce il tempo dei pensatori di mestiere. È tempo di gesti che sono contemporaneamente individuali, ma in sinergia con gli altri: la ricerca della visibilità, sia personale che del proprio piccolo ghetto, non è ormai che una puerile forma di narcisismo.

 Scrivere è una vanità, se non lo si fa per l’amico.

Per l’amico che ancora non si conosce, anche.

Negli anni che vengono saremo

dappertutto il mondo prende fuoco

 

L'AUTORE
Dottorando in antropologia all'università Paris8, sotto la direzione di Alain Bertho (Les temps des emeutes, Bayard, 2009), nonché autore del romanzo A Riot Of My Own assieme a Pantaleo Elicio (www.ariotofmyown.net). Da sempre appassionato dei nuovi fenomeni sociali urbani e insorgenti, convinto assertore della partecipazione diretta e dell'approfondimento filosofico: per avere una visione a 360 della complessità degli eventi. Dopo aver passato i suoi vent'anni a fare il girovago su e giù tra Francia e Italia, attualmente vive a Parigi, lavorando nella ristorazione per finanziarsi gli studi. Saltuariamente il reporter.

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