Omaggio a Domenico Losurdo, filosofo marxista

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29/06/2018 Giulio Chinappi 1277

È arrivata ieri una triste notizia: la scomparsa, all’età di settantasette anni, di Domenico Losurdo, il più importante filosofo marxista italiano dopo Antonio Gramsci, apprezzatissimo anche all’estero, come dimostra il moltiplicarsi degli articoli di commiato apparsi anche su siti stranieri.

Nato a Sannicandro di Bari nel 1941, in piena seconda guerra mondiale, Losurdo ha mostrato sin da giovane il suo interesse per la filosofia tedesca, laureandosi, nel 1963, con una tesi su Johann Karl Friedrich Rosenkranz, presso Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”. Nella sua prolifica carriera, ha scritto opere su Immanuel Kant, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Friedrich Nietzsche e Martin Heidegger, ma il suo punto di riferimento è sempre stata l’area marxista, come dimostrano i numerosi scritti dedicati a Karl Marx, Friedrich Engels ed Antonio Gramsci, mantenendo sempre un’impostazione tutt’altro che dogmatica.

Tra i suoi tanti scritti, una delle posizioni assunte da Losurdo che ha suscitato maggior interesse riguarda il genocidio degli ebrei, la cosiddetta “shoà”, ad opera del nazismo. Secondo il filosofo pugliese, infatti, non bisogna cadere nell’errore di ritenere questo tragico evento come unico ed incomparabile, pur non sminuendone la portata. Al contrario, invece, Losurdo afferma – raccogliendo il pieno assenso dello scrivente – che il ritenere l’olocausto degli ebrei come unico porterebbe ad una dimenticanza e ad un ingiusto ridimensionamento di altri episodi altrettanto tragici, come il black holocaust o “maafa”, definibile come l’insieme delle atrocità commesse contro gli africani ed i neri in generale nel corso dei secoli, l’american holocaust, perpetrato contro le popolazioni native americane dai colonizzatori europei, ed il genocidio degli armeni ad opera dei turchi.

Fondamentale anche la posizione assunta da Losurdo nella differenziazione tra nazismo e comunismo, che hanno portato il filosofo a scontrarsi anche con la teoria del totalitarismo formulata da Hannah Arendt. Losurdo, in particolare, si concentra sulla “volontà sterminazionistica” tipica del lager nazista, dove il deportato era destinato alla morte nel momento stesso in cui varcava le porte del campo, a differenza del gulag che, pur essendo una pratica da condannare, aveva un fine rieducativo e prevedeva il reinserimento nella società. Losurdo si spinge anche oltre, facendo notare come i gulag non siano dissimili dai campi di concentramento realizzati dalle potenze occidentali nei loro imperi coloniali, ed in particolare accusa la Gran Bretagna del genocidio indiano e della durezza delle proprie colonie penali, giudicate peggiori di qualsiasi gulag.

Difensore critico del socialismo reale, Losurdo attua una differenza fondamentale tra l’autocritica sana ed una forma di “autofobia” della quale sarebbero vittime i comunisti odierni, spaventati dal peso della propria storia e spesso aderenti essi stessi alla versione dominante che condanna il socialismo reale come male assoluto. In uno dei suoi ultimi libri, dedicato a Stalin, Losurdo, pur mantenendo sempre un impianto critico, rivaluta la figura del leader sovietico, distinguendo tra ciò che avrebbe storicamente compiuto e la “leggenda nera” che gli è stata attribuita nel corso del tempo dai detrattori. L’autore, in particolare, si scaglia contro Nikita Chruščëv, che, nel corso del XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica del febbraio 1956, elencò un gran numero di falsità, alimentando dunque la “leggenda nera” su Stalin. Losurdo, pur non volendo riabilitare in toto Stalin, dimostra come le azioni politiche svolte dal leader sovietico siano state non dissimili da quelle di altri leader politici suoi contemporanei, compresi quelli “democratici”, come il premier britannico Winston Churchill ed il presidente statunitense Harry S. Truman. Infine, dimostra storicamente l’esistenza della cosiddetta “quinta colonna” pronta a tradire Stalin per allearsi con la Germania nazista, che spiegherebbe gran parte delle posizioni repressive assunte da Stalin nei confronti dell’opposizione interna.

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La demistificazione della “leggenda nera” su Stalin fa il pari con quella della storia del liberalismo, redigendone invece una “controstoria”. Giudicato come bene assoluto dalla narrazione dominante, il movimento liberale è invece l’oggetto di un’analisi storica assai critica da parte di Losurdo, che ne mostra crimini e contraddizioni, a partire dal colonialismo e dal darwinismo sociale. La sua critica colpisce soprattutto il filosofo inglese John Locke, tra i pilastri del pensiero liberale, “teorizzazione della schiavitù nelle colonie e la tratta e la tragedia dei neri”, ricordando che “sui corpi di non pochi schiavi neri veniva impresso il marchio RAC, le lettere iniziali della Royal African Company, di cui Locke era azionista“.

La scomparsa di questo attivissimo autore, colpito da un tumore al cervello, lascia dunque un vuoto profondo tanto nell’interpretazione del presente quanto nello studio del passato, visto che Losurdo conciliava perfettamente l’attività di filosofo con quello di storico. La sua eredità è, però, preziosissima ed imprescindibile. Proprio negli ultimi anni, Losurdo aveva calcato la mano sulla necessità di riscoprire la lotta di classe e sull’importanza della lotta antimperialista, spingendo verso l’uscita dalla NATO.


Il lavoro dei marxisti è sempre “difficile” ed essi si distinguono dai liberali proprio perché non dichiarano impossibile il difficile. Il liberale chiama impossibile un lavoro difficile per nascondere che vi rinuncia“.

(Vladimir Lenin)


Assai ingenua si rivela sul piano filosofico la celebrazione della spontaneità del mercato, come se la sua configurazione storicamente determinata non fosse il risultato dell’azione politica! Per secoli il mercato dell’Occidente liberale ha comportato la presenza della schiavitù-merce e la compravendita di servi bianchi a contratto. Persino la linea di confine, che separa merci da un lato e figura dell’acquirente/venditore dall’altro, è il risultato di interventi politici e addirittura militari, per secoli aborriti quali sinonimo di artificioso e violento costruttivismo“.

Giungiamo così a un risultato paradossale, almeno rispetto all’ideologia dominante. L’Occidente è al tempo stesso la cultura che con maggior rigore ed efficacia teorizza e pratica la limitazione del potere, e che con più successo e su scala più larga si è impegnata nello sviluppo della chattel slavery, l’istituto che implica il totale dispiegamento del potere del padrone sugli schiavi ridotti a merce e «natura». E tale paradosso si manifesta in modo particolarmente clamoroso proprio nei paesi di più consolidata tradizione liberale“.

(Domenico Losurdo, “Controstoria del liberalismo“)


BIBLIOGRAFIA

LOSURDO, Domenico (1999), Fuga dalla storia? Il movimento comunista tra autocritica e autofobia
LOSURDO, Domenico (1999), L’ebreo, il nero e l’indio nella storia dell’Occidente
LOSURDO, Domenico (2003), Dalla teoria della dittatura del proletariato al gulag?
LOSURDO, Domenico (2005), Controstoria del liberalismo
LOSURDO, Domenico (2008), Stalin. Storia e critica di una leggenda nera
LOSURDO, Domenico (2013), La lotta di classe. Una storia politica e filosofica

di GIULIO CHINAPPI

L'AUTORE
Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma, nell'indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l'Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, "Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam".

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