Non fatevi ingannare dalla scuola

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30/09/2015 Federica Maneli 1683

‘Bello/a’ è una delle prime parole che impariamo da bambini e che crescendo ci insegnano a scartare. La docente d’Italiano del mio liceo più volte ci disse di smettere di scriverlo nei testi o perlomeno di sostituirlo, perché troppo banale e bambinesco. Sarà, ma io quest’aggettivo lo trovo tutt’ora così profondo, schietto e perché no? Anche bambinesco.

Questo è uno dei tanti motivi per cui io e l’istituzione della scuola non siamo mai andate d’accordo: spesso confonde la semplicità con la superficialità o peggio ancora non lascia libertà di espressione.
Se mi dici ‘Disegna il concetto che hai della famiglia’ e ti faccio due ramoscelli secchi e un cane che caga sul marciapiede, tu da insegnante non permetterti di strapparlo o di dirmi che fa schifo, perché punto primo non te ne rifaccio un altro e punto secondo l’arte — in tutte le sue forme — è libertà e se non ti sta bene cambia mestiere. Che volevi? Gli omini che si tengono per mano? Questa è la TUA concezione di famiglia, non la mia.
Ma poi dai, francamente ci fate passare la voglia di mettere in moto il cervello, non vi lamentate se poi cresciamo e non diventiamo i grandi geni che vorreste! Per fortuna tanti ragazzi non si fanno plasmare a vostro piacimento per un voto più alto.
Cavolo, cambiate metodo! Agli esami di terza media per esempio ve ne venite sempre co’ sti soliti temini fatti e strafatti, tipo quello dell’inquinamento; e non solo, pretendete pure che i ragazzi scrivano quello che VOI credete sia giusto.
Alle superiori poi non ne parliamo..
Ma non era la matematica a non essere un’opinione? Mi sa che vi siete confusi.
Se mi parli del pensiero di Platone, Socrate e compagnia bella, permettimi pure di dire come la penso io, anche se perdi tempo e resti indietro col programma chissenefrega; noi non abbiamo idee meno interessanti di tutti gli antichi filosofi, quindi pardon, Socrate dice la sua, ma con tutto rispetto dopo averlo ascoltato io dico la mia.
“Non siamo” come qualcuno giustamente ha detto “un secchio da riempire, ma un fuoco da accendere”.
Ah, cara docente d’Italiano: Mi sono sempre accontentata del 6 ai compiti, diciamo che per me era un 9 capovolto, una cosa peró la devo dire: prendere tutti gli anni la sufficienza mi è stato indifferente, ma scrivere come ho voluto IO è stato bello bello bello bello!!!

L'AUTORE
Credo che saper scrivere non significhi usare necessariamente frasi articolate e termini complessi, ma saper toccare il cuore della gente, anche usando parole semplici. Non sono nessuno, non ho una cultura formidabile, e sinceramente non me ne frega niente. Io scrivo quello che mi passa per il cuore, e non permetto a nessuno di definire banali i miei sentimenti. Nessun sentimento lo è. Federica Maneli, 21anni, calabrese con il cuore napoletano. Il mio primo libro si intitola "Pensieri Scomposti"

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