Montenegro: Milo Đukanović torna alla presidenza, continua il monopolio del DPS

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18/04/2018 Giulio Chinappi 1173

Tra i più giovani stati europei, il Montenegro ha ufficialmente ottenuto l’indipendenza solamente il 3 giugno 2006, dopo aver a lungo goduto di una certa autonomia prima all’interno della Jugoslavia e poi della Federazione di Serbia & Montenegro. La storia politica del Montenegro post-comunista è stata dominata interamente da una forza politica, il Partito Democratico dei Socialisti (Demokratska Partija Socijalista Crne Gore, DPS), in teoria erede legale della Lega dei Comunisti del Montenegro (Savez komunista Crne Gore, SK CG), ma da tempo orientato verso posizioni di progressismo socialdemocratico ed europeista.

I RISULTATI DELLE PRESIDENZIALI

Le elezioni presidenziali dello scorso 15 aprile non hanno fatto altro che confermare questo indirizzo. Con Filip Vujanović, presidente in carica dal 2003 ed unico capo di stato del Paese sin dall’indipendenza, impossibilitato a ricandidarsi per ragioni costituzionali, le redini della forza politica di governo sono state affidate all’esperto Milo Đukanović. Il cinquantaseienne, infatti, è già stato presidente del Montenegro non ancora indipendente dal 1998 al 2002, ed ha inoltre ricoperto il ruolo di primo ministro in ben sei occasioni in quattro periodi temporali (1991-1998, 2003-2006, 2008-2010 e 2012-2016), portandosi dietro anche diverse inchieste per corruzione et similia, ma rimasto sempre a galla grazie alla sua capacità camaleontica di cambiare bandiera sempre al momento opportuno (fu prima comunista, poi amico di Slobodan Milošević, prima della svolta verso Occidente). La sua candidatura ha naturalmente incassato il sostegno di tutti i partiti tradizionalmente alleati del DPS, come il Partito Liberale del Montenegro (Liberalna partija Crne Gore – LPCG) ed il Partito Socialdemocratico del Montenegro (Socijaldemokrate Crne Gore, SD), nonché dei principali partiti che difendono i diritti delle minoranze etniche albanese, croata e bosniaca.

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La tornata elettorale ha visto un’affluenza alle urne del 63.92%, praticamente invariata rispetto alle presidenziali di cinque anni fa. Đukanović ha ottenuto la maggioranza assoluta dei consensi con il 53.90%, rendendo inutile l’eventuale secondo turno di ballottaggio, previsto nel caso in cui nessuno dei candidati superi la fatidica soglia del 50%. Tra i suoi avversari, l’unico a rappresentare un pericolo reale è stato l’indipendente Mladen Bojanić, con il 33.40% delle preferenze, che ha violentemente attaccato Đukanović in campagna elettorale, dipingendolo come un rappresentate del vecchio establishment corrotto. Draginja Vuksanović, candidata del Partito Socialdemocratico del Montenegro (Socijaldemokratska partija Crne Gore, SDP) e prima donna a tentare la scalata presidenziale nella storia del Paese, si è fermata all’8.20%, mentre gli altri aspiranti presidenti hanno ottenuto percentuali trascurabili.

IL MONTENEGRO VERSO L’UNIONE EUROPEA

Secondo gli analisti, la schiacciante vittoria di Đukanović e del fronte europeista dovrebbe sancire il definitivo avvicinamento del Paese nei confronti dell’Unione Europea: “Interpreto questo risultato come la determinazione del Montenegro di proseguire sulla strada verso il raggiungimento degli standard europei e della piena adesione del Paese alla UE”, ha dichiarato lo stesso presidente eletto, che entrerà in carica a maggio. Il Montenegro, che sin dall’indipendenza ha de facto adottato l’uso dell’Euro come valuta riconosciuta all’interno dei propri confini, aveva già optato per una decisa virata verso occidente lo scorso anno, con l’ingresso nella NATO, avvenuto ufficialmente il 5 giugno 2017, ed allontanandosi contemporaneamente da Mosca, alleato storico.

Un indirizzo, quello europeista, confermato anche dall’ambasciatore italiano a Podgorica, Luca Zelioli, che così si è espresso sulle pagine del Sole 24 Ore: “Il Montenegro ha una aspirazione fondamentale: quella di entrare in un prossimo futuro nell’Unione Europea. Attualmente è il Paese candidato che si trova in pole position, per usare una terminologia da Formula Uno, nel negoziato con la UE rispetto ad altri Paesi balcanici, che comunque stanno cercando anche loro di aderire a questa prospettiva europea”. “Vorrei segnalare alle imprese italiane che ci sono opportunità importanti e le inviterei a esplorare queste opportunità”, ha detto ancora Zelioli, ricordando proprio l’adozione dell’euro da parte del Paese balcanico, vantaggio non trascurabile. “Come Italia, abbiamo gia’ una importante presenza economica. Le relazioni commerciali sono eccellenti e anzi il nostro surplus e’ quasi imbarazzante. Credo tuttavia che ci sia ancora molto spazio per intensificare questo rapporto”.

Nella fase geopolitica mondiale in cui ci troviamo, aggiungiamo noi, l’ingresso del Montenegro nell’Unione Europea potrebbe subire un’ulteriore accelerazione per assestare un colpo psicologico a Mosca, e continuare così quella che possiamo chiamare l'”occidentalizzazione” dell’ex blocco orientale, a colpi di ingressi nella NATO e nella stessa UE.

di GIULIO CHINAPPI

L'AUTORE
Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma, nell'indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l'Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, "Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam".

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