“Marlene e la luce bianca”

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13/04/2019 Rosanna Gaddi

Marlene era seduta sul guardrail del cavalcavia autostradale e guardava in giù, verso il burrone. Muoveva ritmicamente le gambe, alternandole e picchiando i talloni sul freddo metallo. Le sue snickers gialle si erano riempite di terra rossa e avevano assunto un altro colore. Di tanto in tanto alzava lo sguardo verso le grandi nuvole bianche che sembravano ghiacciate, ferme, immobili. Con estrema difficoltà riusciva a percepire il confine tra l’azzurro del cielo e quello del mare. L’odore della salsedine arrivava fin lassù e stimolava ricordi e immagini del passato, entrando prepotentemente fin dove mai nessuno era riuscito a spingersi.

Era affascinante Marlene. Aveva stile ed eleganza da vendere. Tutti l’amavano, uomini e donne, e la cercavano sempre, ma questa spasmodica ricerca dell’amore l’aveva stancata. Avrebbe voluto divertirsi senza pensare, senza ascoltare gli altri. Avrebbe voluto stare un po’ con se stessa, nel silenzio.

Le nuvole le ricordavano le stoffe di sua mamma che, da sarta capace, le trasformava rendendole abiti incantevoli. La madre le aveva svelato un segreto per verificare la purezza della seta che lei amava tanto. Bastava bruciarne un filo. Se fosse bruciato lentamente, emanando un odore di corno, allora sarebbe stata seta pura. La seta scivolosa della sua camicetta verde smeraldo rifletteva la luce del sole in modo ineguagliabile.

Chiuse gli occhi Marlene e ricordò.
Il rumore sordo del bicchiere che si schiantò sul pavimento, caduto dalle mani della madre, quando, rientrata in casa, la vide in camera da letto, abbracciata a Edith. Le urla, le offese, le imprecazioni dette in dialetto stretto. Le lacrime gonfiare i suoi occhi azzurri. Le botte, pesanti, cruenti, infinite del padre, mentre le tirava i capelli e la sbatteva fuori casa, gettandole dal balcone tutte le cose.

Quanti anni erano trascorsi?
Un fiero airone cenerino aveva spiccato il volo con un battito d’ali lento e profondo e il suo collo, fine e goffo, ripiegato a esse. Il becco, lungo e appuntito, aveva certamente trafitto centinaia di pesci. Marlene pensò che per l’airone fosse più semplice non dar conto a nessuno. Maschi e femmine sono pressoché uguali ed è impossibile distinguere il sesso dall’aspetto esteriore.

Se solo avessero ascoltato le sue paure, se solo si fossero fermati a guardarla negli occhi, lei avrebbe avuto la forza di vivere se stessa.
Ora nessuno più avrebbe potuto cucire abiti per lei, era tardi.
Non esiste né definizione né collocazione per l’amore e la prova a cui si era sottoposta le aveva, di certo, fatto ottenere l’immortalità.

Edith le pose una mano sulla spalla destra e le fece cenno di andare. Marlene si voltò, saltò giù dal guardrail piantando i piedi sull’asfalto e tornò in sella alla moto. Avrebbero fatto finalmente ritorno a casa.
Una luce bianca le seguì lungo la strada.

L'AUTORE
Laureata in Storia & Filosofia. Insegnante di Scuola dell’Infanzia. Scrive favole per bambini, racconti e romanzi. Sindacalista per vocazione, chitarrista per passione, cura rassegne di cortometraggi e collabora con critici e artisti. Ha pubblicato una raccolta di favole “Un Totem da Favola” e un romanzo intimista “Diario Terapeutico del Male”.

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