“L’umanità non è dell’uomo”

Marzo 11, 2020
Rosanna Gaddi
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Questa notte non passa mai.

Quanto dura il buio?

Non mi piace stare da sola.

Vivo con l’ansia attaccata addosso per tutta la durata del tempo e, a causa dell’ansia, sono agitata e intrattabile.

Al primo rumore scatto come una molla sulla difensiva e attacco, in anticipo, quasi in modo incomprensibile.

Me l’hanno detto da quando ero piccola: “Questa tua enorme sensibilità va educata, altrimenti può fare danni!”.

E’ dura la vita da “soldato”.

Mi piacerebbe vivere come i miei coinquilini. Loro si che prendono la vita come viene. Sono rilassati, passano la giornata sdraiati ai raggi del sole, senza far nulla. Poi, la sera, qualche coccola, due moine e vanno a dormire, beati, tutti insieme, senza preoccupazioni.

Io invece no.

Quando sorge il nuovo sole, ridivento me stessa. Smetto di comportarmi come un lupo solitario. Non vedo l’ora che tutti si sveglino per salutarli festosamente. Al mattino, in realtà, sono stanca poiché di notte non ho chiuso occhio per vigilare sul sonno degli altri, come una madre che è attenta ai propri figli.

La serenità di tutti dipende dalla mia capacità di controllo e di protezione.

Appena in casa c’è vita io ho voglia di abbracciare tutti, ma non tutti, purtroppo, affrontano un nuovo giorno con lo stesso mio entusiasmo, e io, davvero, non ne capisco la ragione.

Cosa c’è di più bello di un abbraccio o di un bacio alla persona che si ama?!

Non è forse meraviglioso impiegare due minuti del proprio tempo a chiedere come si sta, a osservare quali colori si decide di indossare quel giorno per colorare l’intero mondo con il proprio pensiero?!

Non è favoloso costruire il tempo col sorriso di chi ci sta accanto e portare quello stesso desiderio di felicità fuori dalla nostra casa, inondando gli occhi degli sconosciuti che si incontrano per strada?!

Non è degno di memoria un abbraccio veloce tra due amici che si danno il buongiorno?!

E allora perché tutti vanno dannatamente di fretta e non godono del calore del sole ogni mattina?!

Alcuni preferiscono il silenzio e la solitudine.

Ebbene, è sicuramente apprezzabile laddove ci sia ugualmente l’amore verso il prossimo e non sia una scelta figlia dell’egoismo.

Io, invece, sono contenta, ogni mattina, poiché posso beneficiare della vita e portare ovunque un po’ di gioia…certo, anche di caos, ma che importa?!

Ogni giorno spero di non trascorrere mai troppo tempo da sola, ma spesso rimango solo in compagnia dei miei pensieri.

Tutti sono impegnati in tante cose da fare e io vorrei dare loro una mano, ma sono impacciata e finisco sempre col fare danni.

Infine vanno via, presi dalle loro vite frenetiche e quasi non si curano di me e del mio bisogno d’amore.

Mi chiedo perché mai mi abbiano voluta se poi non mi sanno stare accanto!

Trascorro il tempo nell’attesa del suo ritorno, di una sua carezza, di un suo sguardo. Vago inquieta da un posto all’altro della casa, cercando la sua presenza, percependo il suo odore in ogni angolo, sopra ogni cosa.

Più che un’innamorata sembro una drogata, dipendente da lei, dal suo amore.

Quanto dura un giorno?

Io continuo ad aspettare, ma divento insofferente, quasi dolorante.

Il tempo, in solitudine, è insopportabile.

Quando sto con lei tutto mi sorride e sono così felice che è impossibile non accorgersene.

Mi sento libera.

Sarei capace di stare ore e ore a osservare il volo di una farfalla o a inseguirla. Mi perdo nel tramonto che si bagna in quell’infinita distesa di acqua che adoro. Mi spavento ai rumori sconosciuti del cielo e nulla mi calma se non la sua presenza, se non la sua mano su di me. Di notte, quando ho la fortuna di dormire con lei, mi sveglio per controllare che il suo respiro ci sia ancora.

Non potrei vivere senza di lei.

Ecco che il tempo del ritrovo torna e io non riesco a trattenere la mia gioia.

Sono stata brava.

Forse mi porterà fuori per un po’ a respirare aria fresca e pulita, forse correremo libere, insieme, ridendo come due bambine.

Sono stata brava e ubbidiente.

Ho fatto esattamente quello che mi ha chiesto, rispondendo subito nel modo che lei ritiene opportuno.

Sono stata tutto il giorno in attesa del suo ritorno, fissando la porta, dapprima seduta, poi sdraiata.

Di tanto in tanto sono andata alla finestra, ho scostato la tenda, senza sciuparla, o perlomeno quella è stata la mia intenzione, e ho guardato attraverso i vetri la strada, sperando di scorgere la sua auto in arrivo.

A tratti mi sono addormentata, sul divano, sebbene non mi sia permesso perché pare, non ho ben capito in che modo, che io possa rovinarlo.

Sono stata brava perché ho aspettato il suo ritorno per il pranzo. Ho deciso di non mangiare da sola. E’ più bello condividere il cibo e guardarci negli occhi raccontandoci le nostre giornate.

Ho provato a sistemare le piante. Le ho spostate da una parte all’altra del giardino per riempirle di sole.

Sono stata molto paziente, ma ora dovrei proprio andare in bagno.

Eccola.

Apre la porta.

Tossisce, è pallida, senza forze.

Avrei voluto fare mille cose, ma senza di lei mi annoio e mi rattristo.

Mi dice che ha bisogno di riposare.

Il mondo sta cambiando e lei negli occhi ha sgomento.

Cosa darei per toglierle quei brutti pensieri dalla testa!

Si sente precaria, fragile, instabile, spaesata nel suo stesso paese.

Ha paura.

Ha toccato con mano l’eventualità della morte, l’egoismo che ha messo in discussione e ha complicato l’esistenza. Il pericolo è dato dal mistero di qualcosa di invisibile che forse cambierà la coesistenza umana, ma ci sono io con lei.

Non deve temere.

Io ci sarò sempre.

Lei è tutto per me, è il mio mondo.

Ha bisogno di me e io resterò accanto a lei fin quando vorrà.

Sono trascorse intere giornate e lei è rimasta in casa. Ha fermato il tempo e ha iniziato a guardare il mondo con altri occhi.

La mia dea del cibo è dolcissima e la sua fragilità si è trasformata in forza.

L’assordante silenzio imposto e la condizione di isolamento critico le hanno permesso di conoscere il suo vero volto, le hanno permesso di riconoscere i suoi simili.

E gli altri avranno raggiunto la sua stessa consapevolezza?

Ha trascorso il tempo a regalarmi carezze e, sebbene inizialmente sia stata triste, ha ritrovato il sorriso facendo piccoli lavori in casa che non le vedevo fare da quando ero cucciola.

Ha persino cambiato posto alle piante che io precedentemente avevo spostato con tanta fatica!

E’ come se avesse ritrovato il senso della sua persona e con esso il senso dell’umanità che era scomparso nei mille inutili impegni di cui tutti avevano oltremodo riempito la propria esistenza.

Alla fine alcuni di loro hanno ritrovato la strada per migliorare, altri sono implosi in loro stessi, comprendendo finalmente che il loro vero nemico è dentro di loro, è l’egoismo refrattario alla convivenza e alla collaborazione.

Noi abbiamo ritrovato il senso dello stare insieme e dei giochi all’aperto, in montagna.

Io ho ritrovato anche quell’osso che avevo nascosto in giardino!

Ma ora quando torna da lavoro?

Ho bisogno delle sue carezze.

Cosa darei per abbracciarla!

Sento il rumore della sua auto… eccola, è arrivata.

Sono stata brava, l’ho aspettata tutto il tempo.

Ogni volta che la vedo è come se fosse la prima volta e questa coda parte da sola a scodinzolare come se fosse una giostra impazzita.

Finalmente giocherò con la pallina!

Intanto gli esseri umani provano a rendere degna l’umanità che porta questo nome.

L'AUTORE
Laureata in Storia & Filosofia. Insegnante di Scuola dell’Infanzia. Scrive favole per bambini, racconti e romanzi. Sindacalista per vocazione, chitarrista per passione, cura rassegne di cortometraggi e collabora con critici e artisti. Ha pubblicato una raccolta di favole “Un Totem da Favola” e un romanzo intimista “Diario Terapeutico del Male”.
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