La Georgia vota per l’ultima volta alle presidenziali

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30/10/2018 Giulio Chinappi 727

Le ultime elezioni presidenziali della giovane repubblica caucasica della Georgia si concluderanno il 2 dicembre con il secondo turno, dopo il primo che ha avuto luogo domenica 28 ottobre.

Indipendente dal 1991, l’ex repubblica sovietica della Georgia organizza per la settima ed ultima volta le proprie elezioni presidenziali. In base ad un emendamento alla Costituzione passato lo scorso anno, infatti, il capo di Stato non verrà più eletto in maniera diretta, bensì da un collegio di elettori composto da trecento membri. Per questa ragione, il presidente eletto quest’anno resterà in carica per sei anni, e non per cinque come avvenuto in precedenza. Queste modifiche renderanno de facto il primo ministro l’uomo politico più importante del Paese, mentre verranno decurtati pesantemente i poteri presidenziali.

Il primo turno di queste elezioni presidenziali ha avuto luogo domenica 28 ottobre, facendo registrare un’affluenza alle urne assai bassa (46.74%, 1.6 milioni di elettori su 3.5 milioni di aventi diritto). Sulla scheda consegnata ai cittadini georgiani figuravano ben venticinque nomi, il numero più alto nella storia del Paese. Tra questi mancava però quello di Giorgi Margvelashvili, il presidente uscente, che, pur avendone il diritto, ha rinunciato ad un eventuale secondo mandato.

Come previsto dai sondaggi, e come facilmente prevedibile per via della grande frammentazione delle candidature, nessuno degli aspiranti presidenti ha raggiunto la fatidica soglia del 50%, e dunque sarà necessario un ballottaggio tra i due candidati più votati, previsto per il 2 dicembre, al fine di eleggere il nuovo capo di Stato.

A partire in vantaggio sarà la sessantaseienne Salome Zurabishvili, candidata come indipendente, ma con un passato da ministro degli Esteri sotto la presidenza del discusso Mikheil Saakashvili, oggi in esilio, e leader fattuale del partito La Via della Georgia (საქართველოს გზა, Sak’art’velos gza), forza fortemente liberista, come le politiche che hanno caratterizzato il Paese sin dalla sua indipendenza. Zurabishvili ha ottenuto il 38.64% dei consensi, e spera di diventare la prima donna georgiana eletta alla presidenza (in passato, Nino Burjanadze ha ricoperto l’incarico ad interim a due riprese). La candidatura di Salome Zurabishvili è stata inoltre appoggiata dal partito più importante del Paese, Sogno Georgiano – Georgia Democratica (ქართული ოცნება – დემოკრატიული საქართველო, Kartuli ocneba – Demok’rat’iuli Sakartvelo), la forza fondata dal miliardario ed ex primo ministro Bidzina Ivanishvili ed alla quale appartiene anche l’attuale premier Mamuka Bakhtadze.

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La sfida sarà comunque apertissima con Grigol Vashadze, che ha ottenuto solo quattordicimila consensi in meno della rivale, fermandosi al 37.74% delle preferenze. Il sessantenne ha a sua volta un passato da ministro di Saakashvili, sia alla Cultura che agli Esteri, funzione che ha ricoperto dal 2008 al 2012, risultando così uno dei più longevi ministri degli Esteri nella storia del Paese. Vashadze ha inoltre ricevuto l’investitura ufficiale come erede di Saakashvili, essendo candidato per il partito fondato nel 20012 dall’ex presidente, il Movimento Nazionale Unito (ერთიანი ნაციონალური მოძრაობა, Ertiani Natsionaluri Modzraoba, ENM), forza liberal-conservatrice e filo-occidentale, tanto da fare del possibile ingresso nell’Unione Europea uno dei punti cardine del proprio programma.

Filoeuropeista era anche la candidatura di Davit Bakradze, che con Zurabishvili e Vashadze condivide il fatto di essere stato a sua volta ministro degli Esteri di Saakashvili, seppur per soli cinque mesi nel 2008, mentre più lunga è stata la sua esperienza come presidente del Parlamento. Il suo partito, fondato nel 2017, si chiama – non a caso – Georgia Europea (ევროპული საქართველო, Evropuli Sakartvelo), ma la candidatura di Bakradze, considerato come il possibile terzo incomodo, ha raccolto solamente il 10.97% dei consensi.

Aneddotici i risultati degli altri candidati, con Shalva Natelashvili che ha ottenuto il 3.74% per il Partito Laburista Georgiano (საქართველოს ლეიბორისტული პარტია, Sakartvelos Leiboristuli Partia, SLP), unica forza organizzata di centro-sinistra in un Paese che dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica si è votato ad una delle forme di liberismo più sfrenato.

Per conoscere il nome del nuovo presidente georgiano bisognerà attendere dicembre, ma sia Zurabishvili che Vashadze promettono un sostanziale mantenimento dello status quo: iperliberismo in politica economica, posizioni filoeuropeiste, filostatunitensi ed antirusse in politica estera, con la mai celata ambizione di entrare nell’Unione Europea e nella NATO.

di GIULIO CHINAPPI


Immagine: da sinistra verso destra, i tre candidati principali alle presidenziali – Davit Bakradze, Grigol Vashadze e Salome Zurabishvili.

L'AUTORE
Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma, nell'indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l'Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, "Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam".

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