La disputa territoriale tra Guatemala e Belize verso una risoluzione?

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23/04/2018 Giulio Chinappi 1358

La disputa territoriale tra gli stati oggi chiamati Guatemala e Belize è molto antica, risalente fin dai tempi degli imperi coloniali, quando i due territori erano rispettivamente di dominazione spagnola e britannica. Ripercorriamone brevemente lo sviluppo storico, prima di giungere alle ultime novità dei nostri giorni.

LA COLONIZZAZIONE E LA DISPUTA TRA SPAGNA E REGNO UNITO

Nel 1494, la Spagna ed il Portogallo stipularono il Trattato di Tordesillas per la spartizione del “Nuovo Mondo” tra le due potenze iberiche. Gli altri stati europei, però, non potevano concordare con il duopolio ispano-portoghese, ed i britannici (al pari di olandesi e francesi) cominciarono a costruire i propri insediamenti sulla sponda atlantica del continente americano.

Solo nel 1670, con il Trattato di Madrid, la Spagna riconobbe il diritto degli inglesi di mantenere gli insediamenti già costruiti, senza tuttavia specificare quali fossero i confini dei territori di competenza della Corona britannica. Nel 1763, dopo una lunga disputa, i britannici accettarono di abbandonare il territorio dell’odierno Belize agli spagnoli, che però dovettero fare i conti con una popolazione locale, in gran parte di origine scozzese, che nel frattempo aveva organizzato una propria vita politica.

La situazione degenerò nel 1798 con la battaglia di St. George’s Caye, quando gli spagnoli furono definitivamente cacciati dal territorio corrispondente pressappoco all’odierno Belize. Nel 1862, la popolazione locale di origine britannica decise di entrare ufficialmente a far parte dell’Impero di Sua Maestà, ma nel frattempo gli altri Paesi centroamericani, precedentemente sotto il controllo spagnolo, avevano oramai raggiunto la piena indipendenza.

GLI SVILUPPI E LA DISPUTA TRA BELIZE E REGNO UNITO

I nuovi stati indipendenti, in particolare il Messico ed il Guatemala, affermarono ben presto di aver ereditato la sovranità sulla colonia britannica dalla Spagna, mentre Londra aveva provveduto ad assegnare all’area di propria competenza il nome di Honduras Britannico.

In questo periodo si ebbe una breve pausa nelle rivendicazioni territoriali grazie ad un trattato stipulato tra Regno Unito e Guatemala, il Trattato di Wyke-Aycinena del 1859, con il quale il Guatemala rinunciava alle sue pretese sull’Honduras Britannico, mentre il Regno Unito avrebbe dovuto costruire una strada che collegasse i due Paesi fino alla Costa Atlantica.

Nel 1930, tuttavia, il generale dell’esercito futuro presidente guatemalteco Jorge Ubico dichiarò il trattato decaduto, in quanto i britannici non avevano mai costruito quella famigerata strada. Nel 1945, inoltre, la nuova costituzione del Guatemala menzionava l’Honduras Britannico come ventitreesimo dipartimento del proprio territorio nazionale.

Nel febbraio 1948, la situazione sembrò precipitare, quando il Guatemala minacciò l’invasione armata, ed i britannici schierarono l’esercito alla frontiera. Il governo di Guatemala City, tuttavia, avrà a che fare con numerosi problemi interni, dimenticando in parte la disputa, almeno per qualche tempo. Dall’altro lato del confine, però, alcuni sostenitori guatemaltechi avevano dato vita al Belize Liberation Army, un gruppo che tentò alcune azioni dimostrative, come l’innalzamento di una bandiera guatemalteca in territorio britannico.

Come se non bastasse, nell’Honduras Britannico prendeva sempre più piede la corrente indipendentista, guidata dal primo ministro George Price. Sotto pressione, i britannici concedettero maggior autonomia al territorio nel 1964, varando una nuova costituzione. La tensione salì ancora nel 1975, con schermaglie di confine tra britannici e guatemaltechi, ma soprattutto il mondo latinoamericano iniziò a mobilitarsi per l’indipendenza del Belize, sostenuta da Omar Torrijos, leader di Panama, e dal governo sandinista in Nicaragua.

La svolta si ebbe nel 1980, quando le Nazioni Unite votarono compattamente contro le pretese del Guatemala ed a favore di una risoluzione per l’indipendenza del Belize dal Regno Unito, specificando che il nuovo stato doveva includere tutti i territori dell’Honduras Britannico. Il 21 settembre 1981, il Belize divenne ufficialmente uno stato indipendente, senza tuttavia aver risolto definitivamente la disputa con il Guatemala.

LA DISPUTA TRA GUATEMALA E BELIZE FINO AI GIORNI NOSTRI

Dieci anni dopo l’indipendenza del Belize, dopo un periodo di mediazione condotto dal Regno Unito, il Guatemala riconobbe ufficialmente il nuovo stato confinante. Temendo un’invasione guatemalteca, inoltre, i britannici mantennero forze armate in Belize fino al 2011.

Nel 1999, intanto, il Guatemala tornò alla carica con nuove pretese, seppur ridimensionate. Se, in passato, aveva preteso l’intera annessione del Belize al proprio territorio, in questo caso il governo guatemalteco affermava di aver ereditato dalla Spagna il controllo dell’area a sud del Río Sarstún, ovvero più della metà della superficie del Belize.

Nel 2008, il primo ministro del Belize, Dean Barrow, tentò di mediare con il Guatemala per una soluzione. Barrow propose lo svolgimento di un referendum in entrambi i Paesi per sottoporre la disputa alla Corte internazionale di giustizia de L’Aia. Le consultazioni referendarie avrebbero dovuto avere luogo simultaneamente il 6 ottobre 2013, ma furono sospese.

Nel maggio del 2015, i due Paesi hanno rinnovato l’accordo per lo svolgimento di un doppio referendum. Ad accelerare i tempi è stato Jimmy Morales, presidente del Guatemala dal 2016 ed esponente del partito della destra nazionalista Fronte di Convergenza Nazionale (Frente de Convergencia Nacional, FCN–Nación), nonché forte sostenitore delle pretese territoriali del suo Paese sul Belize.

Eccoci dunque ai giorni nostri: il 15 aprile scorso, i cittadini guatemaltechi sono stati chiamati alle urne per il referendum di cui sopra. L’affluenza è stata molto bassa (26.33%) dimostrando come gli elettori non sentano più la questione quanto il proprio governo, anche se tra i votanti il 95.87% si è espresso a favore della consultazione della Corte de L’Aia. Se, in passato, la propaganda governativa aveva infervorato le folle per la costruzione del Grande Guatemala (comprendente anche lo stato messicano del Chiapas), oggi i guatemaltechi sembrano più interessati alla risoluzione dei problemi interni, piuttosto che a portare avanti un conflitto di cui oramai in pochi ricordano le vere ragioni. Il Belize, invece, si è detto non ancora pronto allo svolgimento del referendum.

Il passare del tempo e la scarsa affezione dimostrata dai guatemaltechi nei confronti della questione sembrano dunque indirizzare verso un inevitabile mantenimento dello status quo. Probabilmente non accadrà sotto la presidenza di Morales, ma, quando a Guatemala City salirà un capo di stato più progressista, è plausibile – ed auspicabile – che l’ex colonia spagnola possa definitivamente rinunciare alle proprie pretese sul territorio del Belize, senza neppure attendere il parere della Corte de L’Aia (che ad ogni modo non si pronuncerebbe mai in favore dello smembramento di uno stato sovrano).

di GIULIO CHINAPPI

L'AUTORE
Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma, nell'indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l'Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, "Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam".

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