Genitori invadenti, rovina dei valori dello sport

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30/03/2018 Giacomo Principato 1726

Si possono trovare tra le tribune dei piccoli stadi, a ridosso dell’area riservata al pubblico o, ancor più spesso, direttamente a protestare con l’allenatore, reo di non aver schierato il proprio figlio. Genitori invadenti e senza scrupoli che intervengono a gamba tesa nelle attività sportiva dei figli. Una piaga senza tempo e logica.

OLTRE IL LIMITE: SCONTRI, MINACCE E PROTESTE

Al grido di “Mio figlio è meglio del tuo“, il presunto genitore modello – da non seguire – trascorre l’andamento dei vari match con nervosismo e rabbia. Sbotta, protesta, urla e minaccia. E se il proprio figlio non gioca, apriti cielo! Il genitore sbraita, lanciandogli contro l’allenatore ogni sorta di epiteto. Vittime della furia dei familiari sono anche arbitri e non solo. Non esistono alibi, nemmeno per gli stessi figli.

L’errore più grosso avviene quando le azioni sopracitate sfociano in vere e proprie risse, coinvolgendo chi ha lo stesso modo di concepire lo sport. Risultato di ciò può essere visionato nel video, testimoniante come tutto ciò sia sbagliato, anche nel solo pensiero.

Un incontro che coinbvolge ragazzi tra i 12 ed i 13 anni si trasforma in una rissa, il tutto sotto gli inermi occhi dei più piccoli. Scene da terzo mondo verrebbe da dire, eppure si tratta della vicina Spagna. Gli scontri  hanno portato alla denuncia di sette uomini e al ritiro da ogni competizione giovanile della squadra locale. Il fatto accadeva poco più di un anno fa, episodio dunque estremamente attuale che dimostra l’espansione di tali fenomeni.

PRESUNTI CAMPIONI DEL FUTURO

L’altra categoria di genitori invadenti è quella che concepisce i propri rampolli come campioni: guai grossi a chi nega il contrario. Ciò porta sul terreno di gioco gente che pensa a divertirsi e sugli spalti chi pensa di aver generato il nuovo Roberto Baggio, Michael Jordan o Federica Pellegrini. Bambini, nient’altro che bambini che cercano di praticare un hobby in maniera sana vengono indicizzati alla competizione sin dalla giovane età. Il tutto con effetti negativi, sopratutto quando i risultati non sono quelli sperati.

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I piccoli vivono le loro gare con la tensione alle stelle. Hanno su di loro una spada di Damocle e, di conseguenza, affrontano lo sport con un’ansia e un’ambizione disfunzionali, e non con entusiasmo, come dovrebbe essere. Intanto sugli spalti la situazione non va assolutamente meglio. Grida, consigli ed insulti dispensati a giudici, allenatori e figli diventano padroni indiscussi di ogni tipo di competizione, rendendo di fatto l’aria pesante.

Risultato? L’entusiasmo e lo sport fanno la loro definitiva scomparsa e,  quel che è peggio, nessuno si diverte.

Poche parole ma sufficienti a fare un sunto della situazione corrente. Nel video potete ascoltare quanto detto da Frank Martin, 52 anni, coach della squadra di basket della University of South Carolina. Dagli USA viene lanciato un appello allo sport e alle famiglie. Ora sta al resto del globo cogliere la palla al balzo.

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